Le Chat Noir @ Sinister Noise Club [Roma, 27/Settembre/2007]

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Potenza, superba potenza del Myspace. Non ci stancheremo mai di dirlo. Un innocuo giorno della settimana da riempire, uno sguardo ai concerti del giorno, un occhio che cade su un nome, Le Chat Noir, (un quesito inquietante: chi cazzo sono?), il dito che digita veloce il sito musicale, l’ascolto di due brani e… ok andata, stasera Le Chat Noir! E’ il primo concerto stagionale al Sinister Noise Club, locale dove non si fuma, si sente bene, non è asfissiante e sopratutto non circolano emo.

Ad aprire la serata i Vondelpark, giovane band romana, autrice di un indie rock niente affatto male, dai ritmi sincopati e dalle armonie nevrotiche. Buoni molti brani, gli spunti non sono mai banali, i pezzi ombreggiano tra surf e noise. Ancora grezzi se vogliamo ma da tenere in caldo per il futuro. Discutibilissimi invece gli atteggiamenti bambineschi sul palco. Il commento dei Laser Tag lo lasciamo al caro Aguirre chè io devo bere la birra.

“Mentre Rockero fa una pausa al bar, per concedersi una bollente birra allo zenzero, è il turno dei Laser Tag di esibirsi sul palco del club romano. Quattro a dividersi tra chitarra, basso, batteria e organo elettronico, per un inizio non dei migliori, caratterizzato da vari problemi tecnici. Stavo per raggiungere il buon Dante, quando i nostri aggiustano il tiro e danno fuoco alle polveri. Al basso e ai campionamenti il compito di tessere le trame ritmiche, mentre la batteria viene perlopiù utilizzata in guisa melodica, andando a dialogare con lo sferragliare della chitarra e le acide note del farfisa. Tre le voci (due maschili ed una femminile) ad intrecciarsi e alternarsi. Di garage rimane l’ossatura delle canzoni, mentre come sonorità stiamo più dalle parti della New York new/no wave. Chiude l’esibizione un algido pezzo di pura materia post punk, cantato in italiano dalla tastierista secchetta. Rimangono da smussare alcuni irritanti siparietti, ormai irritante consuetudine di molte band giovani di Roma, ma si tratta di facezia. Bravi, bravi, e, in attesa di una loro prossima pubblicazione, andatevi a scaricare i brani dal loro myspace”. [Carlo “Aguirre” Fontecedro]

Riscendo giù perchè ora è il turno dei Le Chat Noir, giovanissima band inglese che a novembre festeggerà un anno di vita ma che ha all’attivo già due album, 500 copie vendute e molti concerti in mezza Europa. Il duo è composto da una lei (Eileen Spruce), alla batteria e alla devastazione, e un lui (Teddy Hesper), voce e chitarra. Ok, sono in due, maschio e femmina, fanno garage, lui è vestito con una camiciola da cowboy, i colori predominanti nel loro artwork sono rosso bianco e nero. Che vi viene in mente qualche gruppo più famoso? Beh si, in linea teorica l’accostamento è micidiale ma Le Chat Noir fanno polpette dei White Stripes (e con questa potete anche dire addio al fido collaboratore Dante, ndr). Eileen, monta il drum kit, lancia dolci sorrisi verso il pubblico (solo poco più di 20/30 persone purtroppo), poi prende in mano le bacchette, le fa battere velocemente una contro l’altra e parte sparato un pezzo garage punk suonato come se i Motorhead decidessero di darsi al “genere”. Ecco la sintesi: Sonics più Motorhead più Peter Pan Speedrock. La vera protagonista della serata è lei, la batterista, una furia. Il suo modo di suonare rasenta la violenza assoluta nel martellare rullante e splash fino a sfinirsi. Teddy l’asseconda suonando riff di chitarra velocissimi, mentre fa gocciolare le tonsille sul microfono, si butta tra il pubblico in preda al delirio, specialmente sotto il terremoto di un brano come “No One Left To Blame”, rasoiata punk garage da urlo. Tra i brani riconosciuti anche la splendida “The Scarlet Mistress”, un po’ distante dal loro suono grezzo ma avvolta in una melodia più malinconica. Tralasciano i pochi brani più “lenti” del disco e si votano a una mortificante distruzione fisica. Il concerto finisce con un doppio bis con la drummer che urla rantolando le ultime frasi al microfono mentre scarnifica la batteria. Eileen termina in un mare di sudore e puzza, Teddy sdraiato sul palco senza più fiato. Uno dei concerti più tirati dell’anno. Ma perchè eravamo cosi pochi? Possibile che la gente esca solo il sabato sera per farsi notare bighellonare in certi locali guidati dalla discoteca? Una band umilissima nei modi, nelle parole, nei gesti, nella musica e che merita tanto e tanto ancora. Altri musicisti preferiscono farsi notare sul palco, o sotto, nuotando nell’aria. Loro, Le Chat Noir, si fanno notare suonando.

Dante Natale

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