Lady Sovereign @ Circolo degli Artisti [Roma, 12/Novembre/2009]

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Quando dj Annalyze accende il suo Apple sul palco del Circolo degli Artisti sono le 23, e io mi sto domandando da un’ora se non avrei fatto meglio a restarmene a casa a guardare “Shrek 3”. Non si può dire che la serata sia stata un successo fino a quel momento: in apertura alla nuova stella del grime britannico, Lady Sovereign, si sono esibiti i romani Corveleno, molto carichi e coinvolgenti ma penalizzati da un sound check a dir poco approssimativo, e il Piotta in una nuova versione rock, con tanto di band, decisamente in fase di rodaggio, benchè apprezzabile in alcuni momenti.

A questo punto però la musica cambia, in ogni senso. La dj (e compagna, secondo voci di corridoio…) di Lady Sov mette bene in chiaro la differenza di percezione che si può avere di una cultura come l’hip-hop se si vive in una metropoli all’avanguardia come Londra o in una delle capitali più arretrate d’Europa. Il pubblico che ormai gremisce l’intera sala del Circolo viene investito da una poderosa scarica di electro underground, strana quanto potente e attrattiva per orecchie e piedi. La folla inizia a scuotersi, mentre Annalyze prepara il terreno all’ingresso della star della serata. Lady Sovereign si presenta sul palco da sola, un metro e cinquanta di teppistella da suburb di North London che saltella per tutto il palco arringando la folla con un accento cockney davvero duro da intendere. Il look è già un manifesto d’intenti: cappellino New Era e sneakers in puro hip-hop style, sunglasses verdi fosforescenti e felpa Adidas viola shocking da electro addict, capelli rosso artificiale e jeans stretti da punk. La musica che esce dal portatile di Annalyze non è da meno: un vero e proprio frullato di influenze metropolitane di ogni tipo, in cui si spappolano a vicenda hip-hop, dub, electro, techno, punk, ragga e diverse altre sonorità di cui nemmeno so il nome. Metteteci anche che Annalyze scratcha meglio di tanti colleghi puristi del turntablism, e immaginate pure il movimento che si scatena sul dancefloor.

Quanto a Sovereign, si rivela una MC davvero sorprendente, sotto tutti i punti di vista: un flow intricato e sempre tagliente sul groove, una voce ruvida, capace di un’aggressività non comune per una rapper del gentil sesso, e soprattutto un carisma debordante, capace di tenere l’attenzione di ognuno fissa sullo show e di riempire il palco colla sola propria presenza. E’ uno show abbastanza breve, ma per circa un’ora Sov riesce a farci sentire in un club underground londinese, dove orecchie e corpo della calca sono investite da una micidiale miscela di sonorità elettroniche, ritmiche furiose, vibrazioni ultrabasse e improperi rappati a pieni polmoni: lo chiamano grime, è la rielaborazione dell’hip-hop fra le mani di disturbati ragazzaci di periferia britannica. Su disco mi è sempre risultato un po’ ostico all’ascolto, ma qui, sparato a tutto volume dall’ottimo impianto del Circolo, circondato da una fitta folla che si scuote e urla, colle luci, il fumo, gli spintoni e tutto quello che ci vuole per fare un bel live, vedo le cose sotto una luce completamente diversa. Questo è lo stato delle cose in fatto di cultura metropolitana europea, gente, è la totale confusione di idee e stili che è il vero marchio d’inizio millennio, è tecnologia musicale d’avanguardia applicata ad una sana, vecchia anarchia giovanile, in altre parole è davvero una figata. Big up Sov!

Emanuele Flandoli