La Tempesta Gemella (Day 1) @ Piazzale del Verano [Roma, 23/Giugno/2012]

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Tra gli innumerevoli eventi che offre l’estate romana, mai così ricca come quest’anno, c’è anche il confortevole festival allestito a piazzale del Verano in quel di San Lorenzo, ovvero SuperSanto’S. La celebre etichetta indipendente “La Tempesta” di Enrico Molteni dei Tre Allegri Ragazzi Morti ha organizzato, assieme a DNA Concerti e Ausgang, una doppietta di personali con tutti gli artisti che gravitano attorno a questa realtà. L’etichetta infatti, per chi non lo sapesse, è da anni è un punto di riferimento per la scena musicale indipendente italiana grazie al suo modo vincente di districarsi tra l’essere indipendente (distribuita da Universal) ed avere tra le sue fila artisti che in Italia vendono (Luci della Centrale Elettrica e Teatro degli Orrori per dirne alcuni): una sorta di collettivo di artisti “garantiti”. Per una serie di motivazioni scelgo di presenziare la prima serata che in scaletta prevede Iori’s Eyes, Mellow Mood, Uochi Toki, Pan Del Diavolo, Zen Circus e Tre Allegri Ragazzi Morti.

La ferrea “regola di Cenerentola” sui decibel a Piazzale del Verano impone la partenza del festival alle 18 circa, una regola che si era fatta notare anche l’anno scorso quando, durante i concerti di LNRipley e One Dimensional Man i fonici spegnevano letteralmente i microfoni superata la mezzanotte: i classici “ordini dall’alto” suppongo. Ad ogni modo, niente Iori’s Eyes per me: loro sono 3 giovanissimi da Milano, il genere a cui vengono associati è definito art-pop, shoegaze. Da quel che mi ricordo di un loro live di qualche anno fa posso dire che mi colpirono molto: suoni e voci sussurrati quasi a voler evocare atmosfere fantasy, loro stessi sembrano spuntare fuori proprio da un romanzo fantasy, una voce che ricorda Jonsi dei Sigur Ros: un peccato non averli rivisti.

Al mio arrivo infatti ci sono i Mellow Mood sul palco. Qualche giorno prima un mio amico video maker a Bologna li aveva intervistati e mi aveva fatto vedere il lavoro: mi sembravano il classico gruppo reggae “bum bum babylon suquestemani” con tanto di dread e parlata italo-giamaicana e più o meno devo ammettere di averci preso, ma sul palco spingono veramente e soprattutto condiscono i ritmi più reggae modaiolo con del rocksteady molto fico. Sono, se non erro, l’ultimo acquisto della Tempesta che sembra voler seguire proprio la direzione intrapresa dai TARM riguardo il loro sound che da punk pop si è fatto sempre più in levare. La loro esibizione convince molti, anche me, che con la prima birra in mano e il caldo che inizia ad indebolirsi si gode i ritmi solari. Sotto al palco il pubblico è pieno di giovanissimi con le maschere da ragazzo morto che pare vogliano accaparrarsi i primi posti per il gran finale già dalle 19. Attorno vedo un sacco di merchandising, la web radio Fandango e i bar. Mi rendo conto solo ora che lo spazio non è molto grande, rispetto agli altri anni sembra più racchiuso e claustrofobico, il palco di media grandezza, ma alla fine tutto si rivela adeguato ad un festival  di questo tipo.

Dopo tocca agli Uochi Toki, e qui arriva il bello. Loro sono stati a mio parere il momento più alto della serata. Cattivi, cinici, saccenti, nerd, antipatici, rumorosi, ironici, fastidiosi e con le parole incantano. Se la prendono con tante situazioni, inventano storielle per criticare modi di fare, ma si avverte la completa assenza di un essere costruiti, di avere secondi fini, dicono verità senza luoghi comuni né filtri e lo fanno con una metrica strana, dispara, non è il classico modo hip hop: non sempre fanno rime baciate, spesso spezzano le parole forzando la simmetria, l’armonia, i 4/4, con un risultato stuzzicante. La loro scaletta prevede pezzi che già conoscevo e altri (esplosivi) che non conoscevo affatto e che mi hanno fatto venire la voglia di andarmeli a cercare: e questo è un bene… o no?

Pausa pizza e birra. Sugli schermi corrono gli spagnoli e i francesi mentre si fa notte, ma torno ai Pan Del Diavolo. Gruppo che ho amato grazie al loro disco ‘Sono all’Osso’, solo chitarra, grancassa e forse qualche tamburello, tempi rockabilly, folk. Erano solamente in due, anzi formalmente i Pan del Diavolo sono Alessandro Alosi e Gianluca Bartolo, ma ora si esibiscono con una formazione allargata che rende il loro sound dal vivo più completo, possente, ma a mio parere, meno originale. Ad ogni modo anche loro sul palco scalpitano a dovere facendo dello stile pop italiano anni ’60 la loro forza (dai a vederli sembrano un po’ i Little Tony, i Bobby Solo e i Celentano di un tempo!). Molti pezzi in crescendo e una scaletta ricca di brani tratti dal loro ultimo album ‘Piombo, Polvere e Carbone’. Il discorso sul suono completo e compatto dal vivo, ma meno originale si capovolge con gli scatenatissimi toscanacci Zen Circus. Il modus punk fa si che con una chitarra, un basso, una batteria e la voce, non conta tanto il sound vuoto quanto lo show rivolto al pubblico, e loro sul palco in effetti sembrano un po’ dei giocolieri, o dei funamboli. Tanti pezzi da ‘Andate Tutti Affanculo’, cori da stadio su brani come ‘Egoista’ o ‘Gente di Merda’, brano con cui hanno aperto la loro esibizione. Chiudono invece con ‘Nati per Subire’ dopo un’oretta circa tra la delusione di molti, ma loro sottolineano “oeh ‘uardate ‘he vi lasciamo con un bel gruppo deh! Son i Tre Allegri Ragazzi Morti miha hazzi…” e così giungiamo all’ultima esibizione di questa giornata.

Ormai il piazzale è stracolmo e quando entrano Toffolo, Molteni, Masseroni e Adrea Maglia (stavolta in versione estiva mascherato da pettirosso) mi sembra di rivedere le stesse scene di ogni concerto. In fondo i TARM sono una sicurezza, secondo me non sono neanche da giudicare, ci si deve semplicemente rilassare: in fondo cosa si può criticare ad un gruppo che ha creato un piccolo immaginario, storie, fumetti, tutto per gli adolescenti e i post adolescenti, facendo punk pop, rock’n’roll e, adesso, un po’ di reggae? Non fecero una cosa del genere anche i Ramones (certo la portata è diversa)? Comunque il loro show è come sempre, con i classici brani scoppiettanti mischiati ai pezzi reggae del loro ultimo lavoro, con tanto di pausa/vaffanculo “la vita è cattiva ma non l’ho inventata io, lo show de Tre Allegri Ragazzi Morti finisce qui” e fine concerto con il canto alpino marciando sul posto e con i le teste alzate indicando la luna “la donna mia è la Luna ed altro io non ho”, che effettivamente c’è, sopra al palco, nel cielo sopra San Lorenzo. Cos’altro chiedere?

Marco Casciani