La Rappresentante di Lista @ Monk [Roma, 22/Febbraio/2019]

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La Rappresentante di Lista è uno dei progetti più recenti emerso dalla fertile scena palermitana. Nato in ambienti teatrali nel 2011 dall’incontro tra Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina, ben presto si fa notare per una sapiente commistione tra folk e musica leggera, pop e cantautorato, grazie alle mostruose doti vocali di Veronica e agli arrangiamenti mai banali del polistrumentista Dario. Una band versatile capace di imporsi ad Arezzo Wave nel 2013, ma anche di candidarsi al Premio Tenco e ottenere ottimi riscontri a Musicultura. Guidati dall’esperienza e dalla dedizione di Roberto Cammarata, realizzano prima l’EP autoprodotto “Invisibilmente” e dopo due album con Garrincha Dischi, “(Per la) Via di Casa” nel 2014 e “Bu Bu Sad” nel 2015. Questo li porta a suonare in tutta Italia e ad allargare sia i consensi, che i propri confini musicali. Di questo “Bu Bu Sad Live” del 2017 è ottima testimonianza. Pian piano diventano un sestetto con l’ingresso di: Enrico Lupi alla tastiera, synth, tromba e cori, Marta Cannuscio percussioni e cori, Erika Lucchesi chitarra, sassofono e cori, Roberto Calabrese alla batteria. L’album del 2018 “Go Go Diva” rappresenta una sterzata importante alla loro carriera. Approdano a Woodworm Label e vengono coprodotti da Fabio Gargiulo, che dona quell’apertura ancora più popular, capace di conquistare una rapida ascesa in territori mainstream, pur non godendo di un airplay radiofonico particolare. La tematica del corpo su cui si basa la concettualità dell’album e la necessità: “di mettersi a nudo, di farlo insieme, di osare, di desiderarsi e offrirsi, di avere coraggio, di fare delle scelte e viversi le responsabilità” gli donano forte consenso e credibilità nella comunità LGBT. Il tour che ne sta seguendo è spesso sold out, così come la data romana. Non sono esattamente la mia tazza di tè, ma vale comunque la pena assaporare.

Alle 23:00 la band sale sul palco accolta con entusiasmo da un pubblico eterogeneo, ma con una discreta maggioranza di giovani e introdotto da un coro registrato, che sembra provenire direttamente dalle voci bulgare. Il palco è buio e poche note di piano introducono “Gloria”. La band suona asciutta e compatta e le seguenti “Ti Amo” e “Alibi” offrono un tiro gradevole e grande partecipazione in sala. Bisogna riconoscere che hanno una fanbase di tutto rispetto, di quelle con le prime file che accorrono all’apertura della venue per guadagnarsi il posto di fronte alla transenna. “Guarda” è una ballata di spessore cantata all’unisono con il pubblico, sorte che toccherà a molti dei brani presenti in scaletta. La scenografia consiste in un telo riflettente posto a sfondo e base del palco, su cui agiscono 12 led posti a schiera in semicerchio e le teste mobili di scena. Il risultato che ottiene Gabriele Spadini è convincente, anche se a volte le luci di scena tendono un po’ a scomparire. Il suono è affidato alla sapienza di Andrea Marmorini e nel complesso è buono, nonostante qualche sbavatura a metà tra la sala e l’artificiosità di alcuni arrangiamenti. “Giovane Femmina” è un gran pezzo con la sua melodia melanconica e cantilenante. Veronica saluta, ringrazia e accoglie tutta l’energia vitale che il pubblico le dona. Uno scambio continuo tra palco e sala, dove tutti sono contemporaneamente spettatori e attori. L’imprinting teatrale è netto, sia nel modo di presentare che nelle movenze sceniche. La presenza è forte e comunicativa. “Guardateci Tutti” raccoglie un’ovazione spontanea, ma è “Questo Corpo” che alza l’asticella e regala un momento performativo notevole. “Maledetta Tenerezza” fa ballare con leggerezza. Dario presenta la band e introduce “Siamo Ospiti”, che sottolinea quanto il prodotto abbia poco di indie e possa proiettarsi verso un appeal di massa. “Poveri Noi” si apre con degli intrecci vocali molto efficaci, mentre il pubblico canta e aiuta con il clapping a colorare l’intimità del brano. Bel solo di tromba nel finale che si struttura a canone profondo, creando un effetto caldo e avvolgente. “Panico” è una ballata che si basa sulla vocalità contagiosa di Veronica, che al termine presenta i collaboratori e lancia l’assalto di “The Bomba”, sottolineato da una ritmica potente e dalle luci quasi stroboscopiche. Escono per una pausa brevissima, quindi Dario risale da solo per una versione a cappella per pubblico e voce solista di “La Rappresentante di Lista”, che esalta la partecipazione dei presenti. La band lo raggiunge ed esegue una versione intima di “Un’Isola”, che si accende in un gran finale. La successiva “Woow” è una gran versione per dinamica, interpretazione e intensità. Non c’è niente di male a farsi trascinare nel groove e ad abbandonarsi ad armonie e melodie immediate. Ringraziano di nuovo e concludono al meglio con “Mina Vagante”, che nella coda si apre a una deriva sperimentale eighties vicina a alcune atmosfere di Gabriel. Un’ora e mezzo di show, che mostra sicuri margini di crescita e li proietta in futuri lidi sanremesi.

Cristiano Cervoni

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