La Otracina @ Sinister Noise Club [Roma, 11/Novembre/2007]

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Stasera dovevo rimanere a casa. Dopo 7 giorni lavorativi su 7 e una domenica in cui per 10 ore sono stato in piedi, l’unica cosa che non volevo fare era uscire. Ma un amico mi ha convinto, “vieni a vedere i La Otracina, ti piaceranno”. Ho pensato che, sì dai tanto domani non lavoro, e quindi sono andato. E lo ringrazio enormemente per avermici trasportato. Loco dell’esibizione del trio italo-americano di Brooklyn è il Sinister Noise Club che dedica una serata all’improvvisazione space/jazz/noise, cioè l’amalgama sonora proposto dalla formazione statunitense che incide per la Holy Mountain Records. Singolare è il modo in cui la band incide. Le lunghe jam d’improvvisazione del gruppo finiscono praticamente quasi tutte su cd-r tanto che in soli 4 anni i nostri hanno messo sul mercato, in pochissime copie, ben 13 dischi, molti dei quali doppi. Solo che le copie distribuite sono sempre pochissime, di solito 30/40, alcune volte 13 o 19 (!) e solo una volta ne hanno stampate 107. Cosicchè l’unico modo per procuararsi i loro dischi è andare ai concerti. Alle 23.30 scocca l’ora della loro esibizione cosmica e sarà delirio.

La musica è composta praticamente da lughissime parti drone, con molta improvvisazione e un miscuglio di noise, post rock, psichedelia, prog alla Gong, King Crimson, Can, Ozric Tentacles, e tutto quello che vi viene in mente. Una montagna sonora accatastata che si sfalda pezzo a pezzo a seconda delle esigenze della band. Guidati dal batterista più freak in circolazione, Adam Kriney, responsabile della label Color Sound Records e collaboratore con altri mille gruppi, dal chitarrista Ninni Morgia (già con White Tornado/Quivers/The Right Moves e altri 500) tirano avanti per più di un’ora suonando le loro lunghissime composizioni. Ma, nonostante brani diluiti anche 15 minuti come il terz’ultimo, non riescono assolutamente ad annoiare, grazie a moltissime parti veloci e pesanti; Adam fa godere ad ogni rullata e Morgia costruisce muri protettivi shoegaze in continuazione; i brani crescono di intensità come solo farebbero i GY!BE in un continuo andirivieni di suoni, tra crescendo e diminuendo, un magma sudato e nebuloso che approda a lidi noise sconosciuti, passando per abissali parti stoner, alternato a tutto lo scibile possibile. Fantastici. Ad ogni finale lo sparuto pubblico del club applaude e urla incitamenti alla band. Ammaliandoci con tanta nebbia sonica i La Otracina concludono il concerto dopo un’ora. Ma invochiamo un bis. Il batterista chiede che tipo di brano vorremo ascoltare. Ne chiedo una “Fast, Loud And Short”; Adam mi accontenta e parte con un brano con batteria a mitraglia e le sue urla nonsense scagliate nel microfono. Altri 5 minuti di fuoco. Acquisto uno dei loro dischi a 8 miseri euro. Che è doppio. E che sono quasi 150 minuti di musica. E come me faranno quasi tutti gli altri. Superbi. Musica per gente che impazzisce lentamente nei caffè direbbe Howard Devoto. Ecco sì, è proprio la definizione perfetta per la musica de i La Otracina.

Dante Natale

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