La Chatte: delirio lirico tra lo sbandato e il lascivo, ma tutt’altro che volgare

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Quando ci si trasferisce in non importa quale paese francofono e si ha una conoscenza piuttosto scolastica e formale della lingua francese, è normale che non si sia al corrente dell’estrema ambiguità di alcuni termini, tra cui la parola “chatte”. Alla base singolare femminile di “gatto”, “chatte” in realtà si riferisce più comunemente e volgarmente a ciò che in italiano potremmo rendere con il termine “figa”, inteso proprio come organo genitale femminile, piuttosto che nella sua gentile accezione di “bella ragazza”. Capito questo, è molto facile non imbattersi più in situazioni imbarazzanti e apprezzare con gioia le simpatiche “blagues” (ovvero battute e giochi di parole) dei nostri amici francesi. Ma in realtà questa “illuminazione” linguistica se applicata in ambito musicale, può oggi portare molto più lontano, fino alla scoperta di uno sgangherato trio artistico parigino che ha scelto proprio di farsi chiamare La Chatte. Sfruttando astutamente l’ambivalenza del termine, La Chatte sono riusciti infatti a condensare adeguatamente in un unico vocabolo la loro doppia inclinazione: da una parte dolce e romantica proprio come quella di una gatta in calore, ma al tempo stesso lasciva e cinica come solo l’altro tipo di gatta può ben lasciare immaginare (e a buon intenditor, poche parole).

Nato nel 2003, dall’incontro furtuito di una stilista in crisi Vava Dudu, un artista plastico in cerca di lavoro Stéphane Argillet e il chitarrista Nikolu, La Chatte si riproduce in live nei vari locali souterrains parigini da più di 10 anni e udite udite: nessuna perfomance (musica e testi delle canzoni annesse) è mai uguale alla precedente. La Chatte è uno di quei gruppi infatti, che dal vivo, improvvisazione a parte, regala deliranti spettacoli teatrali da cui difficilmente si può prescendire se si vuole ben apprezzare la loro musica: vero e proprio delirio lirico a metà strada tra il post-punk, il pop-sintetico e la cold-wave vecchia maniera alla Kas Product e The Cure, che rapisce e intriga all’ascolto fino alla fine. Ma non disperi e perda le speranze chi per Parigi non ha certo tempo e occasione di girovagare, perchè è proprio di ultima pubblicazione (lo scorso 5 marzo, per l’etichetta Tsunami Addicction) il primo album del trio dal titolo-ossimoro ‘Crash Ocean’: “un richiamo al colore blu del cuore, uno tsunami di sentimenti laceranti, una mancanza di respiro nell’infinita nostalgia che si può provare solo di fronte all’annuncio della morte di un amore”. Queste le parole di Vava Dudu per spiegare la scelta del  titolo dell’album e dopo una descrizione così, risulta difficile, se non impossibile accostare La Chatte al ben che minimo elemento di volgarità.  Per chi volesse provare un assaggio, prima di andare a reperire l’intero album, 2 best tracks tra tutte : ‘Xnanx’ (guarda) e ‘Peche’ (guarda).

Daniela Masella

danielamasella@gmail.com

twitter: mascia84

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