Kyuss Lives! @ Orion [Roma, 5/Giugno/2012]

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La possibilità di vedere dal vivo John Garcia e Brant Bjork a Roma non puoi lasciartela sfuggire se hai dentro il deserto e circa mille, prevalentemente cresciuti nei ’90, rispondono presente. Manca Josh Homme che di questa reunion non ha mai voluto far parte (attualmente in causa con Garcia per controversie sull’utilizzo del marchio Kyuss) e manca Nick Oliveri che lasciato tre mesi fa per divergenze con Garcia (anche se poi nel prossimo Mondo Generator ritroveremo assieme proprio Homme e Garcia, ndr). Al loro posto ci sono il chitarrista Bruno Fevery e il bassista Billy Cordell (già Yawning Man). I quattro salgono sul palco dell’Orion poco dopo le 23, tutti vestiti di nero, e tutti con barba o baffi o pizzetto, Brant Bjork ha una bandana legata sulla fronte per fermare i suoi lunghi ricci neri, John Garcia (più in carne di come lo ricordavamo negli anni ’90) si appoggia sull’asta del microfono e la sua voce esce appena dietro la chitarra e il basso a volume sparatissimo come tradizione stoner vuole. Anche la batteria è altissima e Bjork deve solo accarezzarla per far tremare tutti i pavimenti di Ciampino. Tutto è accordato toni e toni sotto e dopo pochi minuti l’impasto che si crea comincia presto a fare effetto sugli spettatori dondolanti, la temperatura è bella alta e si suda sopra e sotto il palco. La scaletta gira sui tre dischi famosi dei Kyuss quelli del periodo ’92 – ’95 per un’ora e mezza si alternano sfuriate e pezzi più psichedelici che proiettano fedelmente in quell’immaginario da cactus, deserto e sole cocente. Musica che mette sete: Garcia ricorre spesso a una tazza muccata con dentro liquidi ignoti, canta senza fare cose difficili, sottolinea l’andamento dei brani sempre con piccole mosse solo accennate (spesso fa il gesto della pistola). Ma sotto sotto quel sorriso beffardo si sta godendo la serata, l’impianto suona come si deve, il pubblico si diverte come si deve e per uno che è stato fermo una dozzina di anni serate cosi sono un ottimo risultato. Magari se ci fossero state meno magliette dei QOTSA – come a voler dire: “Hey, John il piccolo Josh ti da una pista lo sai?” – forse se la sarebbe goduta ancora di più. Certo, a tutti capita di pensare che se ci fosse stata la formazione originale sarebbe stato un altro paio di maniche, ma se non c’eravate sappiate che 20 anni dopo il mitico ‘Blues For The Red Sun’, quel sole rosso scalda ancora.

Giovanni Cerro

Setlist
Hurricane
One inch man
Gardenia
Asteroid
Supa scoopa and mighty scoop
Thumb
Green Machine
Freedom run
Whitewater
El rodeo
Molten Universe
Odyssey
Conan
Spaceship landing