Krakatoa Fest IIII @ TPO [Bologna 3-5-6/Ottobre/2019]

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Lo scorso anno chiudevo la recensione scrivendo: “l’anno prossimo faccio l’abbonamento così non mi fregano” e invece son rimasto di nuovo fregato. Ho preso in prevendita i biglietti di giovedì e sabato perchè pensavo di non andare domenica. Poi ho deciso di fare tutti e tre i giorni. Quindi il prossimo anno… ah no, dicono sia The Final Edition. Doverosa premessa: non ho visto nessun gruppo del Mirror Stage perchè erano in concomitanza con altri concerti. Alcune volte ci ho provato ma, esattamente come lo scorso anno, non riuscivo mai ad entrare. Troppo, troppo piccolo. Mi spiace. Così come mi spiace per tanti gruppi che non sono riuscito a vedere ma ho 41 anni, una famiglia, una vita e vedere TUTTO il festival era impossibile (sabato si finiva alle 2.40, domenica si iniziava alle 13.30!). Così come non prendetevela se ho messo qualche insufficienza. Il mio è solo un parere personale.

3 ottobre

Si inizia giovedì perchè il giorno dopo è San Petronio a Bologna e quindi si sta a casa. In teoria. Perchè se lavori a Molinella come me domani vai dritto a lavorare. Però è la serata più ambita e quindi ci volevo essere per forza. Stasera i gruppi sono solo cinque quindi non c’è la classica divisione in tre palchi ma solo due e il palco piccolo è un tappeto iraniano steso per terra nella sala grande su cui suoneranno tre dei cinque gruppi (Slow Order, Dead Hunt e Starfuckers). Greta ha gettato la sua ombra persino sul TPO e quindi si dà 1eu di cauzione che ti viene restituito quando riporti il bicchiere. Bene così. Trump, tu crepa.

Slow Order. Da Bologna. Power trio roboante e corroborante. Macinano watt e li impastano con rullate. Tiro secco, acido e muscoloso. A me, e non solo a me, son piaciuti nonostante qualche chiacchiera di troppo. Il loro heavy stoner sa sicuramente di già sentito migliaia di volte ma dal vivo sono stati assolutamente gradevoli. Escono tra gli applausi meritati. Voto 7. E’ cosa buona del buon recensore nelle settimane prima del festival ascoltare compulsivamente tutti i gruppi del festival che non si conoscono (nel mio caso quasi tutti) per poter poi essere più competente. Ed è quello che ho fatto, giuro, ma ovviamente non ricordavo un cazzo quasi di nessuno. Ma i Dead Hunt mi incuriosivano molto perchè il loro disco aveva addirittura vagliato il record di due ascolti completi su Spotify. Non c’è dubbio che il quartetto di Portland sia composto da dei metallari duri a morire. Il logo del disco che vendono è uguale a quello del compianto (beh, ora non esageriamo) Quorthon dei Bathory. Hanno i jeans neri, le magliette degli Iron Maiden, dei Dearh Angel, i baffi a manubrio e giubbotti puzzolenti. Il fetore di stantio e cadavere di sorci si sentiva nitido al banchetto. Embeh? Nonostante ciò la loro performance è stata di massimo rispetto. Che vi piaccia o no il genere (thrash / death metal anni ’80 misto tra ‘Kill ‘em all’, ‘Show No Mercy’ e il diavolo che se li porta) i Dead Hunt sono dei fuoriclasse. Giuro. Le cavalcate speed brutal thrash miste a hc/punk fanno ingolosire tutto il TPO con prestazione scelleratamente folle del batterista. Oltre alla velocità hanno nelle cattiveria e nella varietà dei riff il loro punto forte, mai banali o ripetitivi. Per me davvero top e quindi voto 8 con le corna al cielo.

Sui Zu che altro dovrei dire che non abbiamo già scritto tante volte? Volevo infatti quasi non scrivere nulla. In tanti ne hanno parlato. Anche io mi sono sperticato in lodi lo scorso anno sempre qui al Krakatoa dove suonarono da headliner di sabato davanti a più di mille persone. Oggi c’è meno della metà del pubblico perchè pur essendo festivo è comunque giovedì sera e perchè magari non tutti a Bologna lavorano. Volevo soprassedere dicevo, ma non posso. Per rispetto di quello che hanno fatto nella loro carriera e di come hanno suonato paurosamente anche stasera bisogna scriverne ancora. Gli ZU sono una delle migliori band europee/mondiali. Lo sapevate vero? E io ve lo ridico di nuovo. Ero accanto al banchetto dei The Ex e le loro facce dicevano tutto. Il chitarrista dopo un po’ si sposta dal banchetto e va al centro per gustarsi meglio la performance. L’espressione rivolta ai suoi compagni si traduce in… “e ora cosa cazzo suoniamo a fare dopo questi qua?”. La bellissima addetta al merchandise a un certo punto alza le braccia al cielo attonita. Come me. Voto 10. Impressionanti.

Gli Starfuckers non sono davvero mai stati il mio forte lo ammetto. Ascoltati sempre male e distrattamente mi accingo però con curiosità al loro live. Sincero sincero: una noia mortale. Non basta la storia, non bastano i bei testi. Dopo due brani quasi quasi preferisco interessarmi ai dischi in vinile crust core polacco. Il loro concerto mi infastidisce durante quasi tutti i 45 minuti concessi. Quasi perchè il finale con gli ultimi brani diventa leggermente interessante. Ma sono gli unici 10 minuti che salvo. Voto 4.5.

The Ex. L’ultima volta che li vidi avevano da poco pubblicato “Catch My Shoe” con Roy Paci. Un concerto memorabile di cui ancora ricordo tutto. Son passati sette anni. In questo periodo hanno pubblicato un paio di dischi tra cui il nuovo “27 Passports” che segue un po’ la scia di “Catch My Shoe” ma senza fiati. (Bellissima la versione in vinile con un booklet di 36 pagine). Gli olandesi sfavillanti confermano una mia teoria: il basso non serve a una beata minchia e quindi suonano con tre chitarre e batteria. Inizio subito ipnotico e ossessivo con la nuova ‘This Car is My Guest’. Lo stile compositivo è studiato. Un riff, ripetuto ossessivamente da una, due, tre chitarre così come i ritmi della batteria sempre uguali a condurre il rituale sciamanico. Il loro è il vero punk d’avanguardia, intransigente ma libero, pieno eppure spoglio, coesistono anime diverse e forse il collante è la loro etica che li vede dopo 40 anni ancora lì a girare il mondo suonando con chiunque e ovunque. Ah, il chitarrista di sinistra non ha ancora cambiato modo di muoversi. Avanti e indietro, avanti e indietro in diagonale. La loro performance, ingigantita dal nuovo classicone che è ‘The Heart Conductor’, micidiale dal vivo, è perfetta, non c’è nulla da dire. Forse risentono di chi ha suonato prima (ZU) che ha lasciato un baratro ma è un discorso inutile, lo so. Grandi The Ex, vi voglio troppo bene; ‘Soon All Cities’, sempre dal nuovo disco, va a chiudere l’ennesima prova maiuscola di una band che non credo si fermerà mai. Ridono e sorridono alla mia ingenuità di firmarmi tutto l’armamentario che mi sono portato dietro, tra vinili, CD e 45 giri. Ma io me ne frego dell’etica punk, per me sono delle rockstar e quindi gli chiedo di firmarmi tutto. Voto 9.

5 Ottobre

Il primo gruppo che vedo sono i The Cosmic Dead patrioti scozzesi autori di un cosmic psych acid fuzz muthafuccka. Il loro è un viaggio siderale in cerca del fuzz perfetto. Scavano e frullano le mie interiora con uno space rock d’assalto. Montagne di riff acidi e voluminosi si affastellano possenti. Due soli i brani concessi. O forse era solo un grande impasto senza pausa. Schiumano sugli strumenti e danno l’anima. Peccato però, gli ultimi 10 minuti sono stati solo urli al demonio. Avessero usato quel tempo per suonare sarebbero stati memorabili. Il cantante sul finale era così infoiato che se avesse trovato un cappio ci si sarebbe impiccato. Voto 8.

I WOWS sono un sestetto di Verona. Ammetto che il loro space doom a volte è pesante come una carbonara fritta nella benzina agricola ma alcuni squarci interessanti ci sono, specie quando si mettono a spolpare gli strumenti. Voto 6.5.

Ritorno nell’Upper Stage quando stanno iniziando i Dufresne. La bio su Facebook ti accoglie con un bel Fuck You. E quindi evito di leggermi cosa c’è scritto. Il nome non mi era nuovo però. Beh sentiamo come suonano. Post hc? Scream emo core? Ce la mettono tutta ma non mi convincono pienamente. In effetti oltre agli urli del cantante e alcuni riff secchi non ricordo altro. Voto 6.

Insufficiente per me la prova dei Baratro. Resta poco e nulla del loro furore. Una voce quasi black metal su ritmi moderni e sincopati. Voto 5.

Cosa c’entra Musica per Bambini al Krakatoa? Nulla ovviamente. Era la prima volta che lo vedevo nonostante avessi in passato ascoltato qualcosa ed era una delle cose che più aspettavo di vedere questa sera. Sicuramente il suo show dissacrante merita di essere visto. Canta/parla/sproloquia da una tenda dove si vede solo il suo viso mentre passano bellissime immagini che si adattano perfettamente ai suoi monologhi. Metà racconta storie e metà canta filastrocche non sense sopra basi elettroniche. La sala è pienissima e la sua performance diventa quasi cabaret. Divertente geniale, moderno, dadaista, pereubuista. Ma senza voto.

A questo punto della serata si capisce che l’edizione è un gran successo di pubblico. Infatti metà della gente che è fuori a mangiare, bere, chiacchierare, anche volendo, non ci starebbe dentro. Almeno un migliaio le presenze stasera. Primo vero sussulto della serata dopo i Cosmic Dead è con il gruppo bolognese LLEROY trio pazzesco di punk hc suonato con chitarroni metal. Helmet, Therapy e Fugazi con tiro hardcore. La loro è forse una delle migliori esibizioni della serata. Virulenti. Tengono inchiodati tutti al main stage. Il tipo dei Cosmic Dead si erge dal suo banchetto e applaude entusiasta ad ogni botta prodotta dal trio. Virulenti, eruttano riff dopo riff sempre più pesanti. Alzo le mani in segno di resa. Vincitori della serata. Quasi. Voto 9.

Faccio fuga per mezz’ora per birretta e patatine, quindi devo aver perso Dj Lugi e Dj Trix, rientro per i Bulldozer ultrastorico gruppo metal italiano i cui primi vagiti risalgono ai primi anni ’80. Non si sente un cazzo. Peggiori suoni della serata. Voce nulla. Ma il fonico? Boh. Ah sì, impegnato a fumarsi la sua sigaretta. Il cantante si esibisce da un pulpito ecclesiastico ma i primi due brani sono afoni. Dopo un po’ aggiustano la voce ma scassano un bel po’. A me il metal piace, il thrash anche di più ma davvero non c’è nulla che mi faccia spellare le mani. Se ripenso ai Dead Hunt di ieri sera non c’è paragone. Ok veloci, ok tosti, ma finisce lì. Ma poi hai 60 anni, ti vesti ancora da vampiro? Voto 6.5.

Sbadigliando rientro nell’Upper Stage dove ci sono pronti i veneziani Hobos che sono stati notevoli e decisamente meglio dei Bulldozer. Mezz’ora di sconquassi e mitragliate. Metal punk thrash death come vi pare insomma, ma sicuri di se stessi e brutalissimi. Tra i pochi gruppi a scatenare mosh, stage diving e pogo. Extra brutal e sanguinari. Grandissima prestazione presa con il giusto spirito dal cantante che non si prende troppo sul serio. Voto 7.5 (ah il cellulare smarrito lo hanno trovato gli Hobos per chi lo stesse ancora cercando).

Inizio a crollare e prevedo che neanche stavolta vedrò il gruppo che più volevo vedere e cioè gli Storm[o] che sono schedulati alle 2 del mattino. Esattamente come lo scorso anno. Disgraziati. Faccio ancora in tempo però a gustarmi i Doom che per fortuna non c’entrano niente con il monicker che si portano dietro. Il loro è crustcorepunkhcgrindnoise inglese di annata visto che compaiono sulle scene sul finire degli anni ’80 ed erano presenti nella prima compilation della Peaceville Recs. Concerto pazzesco. Che vi siete persi se non c’eravate. Mitragliate alle ginocchia, sangue a fiotti, teste scannate e violenza massima. A parte i Melt Banana poche volte ricordo di aver visto una roba simile. Di un altro pianeta. Si prendano le più grandi ovazioni. Onnipotenti. Voto 9. Mi muovo ormai a 4 zampe e striscio a vedere i Bologna Violenta. Mah. One man band composta da un chitarrista (Nicola Manzan) che suona sopra basi registrate mentre scorrono alle sue spalle immagini e notizie sui delitti della Uno Bianca. Nulla da ricordare. Voto 5. Basta ho sonno, non mi reggo in piedi, fumate tutti e mi avete appestato, senza contare che gli occhi mi bruciano. A domani.

6 Ottobre

Arrivo a metà del set dei Jaguard e mi piacciono. Sarà per come suona il batterista, in piedi e con le bacchette che si usano per il gong, o per i riff di chitarra taglienti ma mi piacciono parecchio. Ultimo dondolante pezzo davvero fascinoso. Peccato glielo abbiano tagliato. Voto 7.5 sulla fiducia perchè ho visto solo 15 minuti. The Haunting Green sono un duo sperimentale di musica estrema tra doom e metal composto da donna (batteria) e uomo (chitarra). Pestano tanto sugli strumenti. Come tutti qui al Krakatoa in effetti. Alternano momenti più “ariosi” a sfuriate brutal. Queste ultime le preferisco decisamente. Ricordano a tratti i primi Anathema. Non epocali ma sinceri. Voto 6.5. Son contento di essere venuto oggi anche perchè suonavano gli Ananda Mida, scuderia Go Down con Max ex-OJM alla batteria. Si confermano una delle band più interessanti in Italia. Il loro rock ’70 è cristallino, vero, cangiante. Complimenti anche al cantante dotato di una splendida voce e al resto della band che suona i brani del loro sorprendente disco di debutto senza sbavature in un crescendo di watt e armonie. Bellissimi si prendono tanti applausi. Voto 8.5.

Unico DJ set che riesco a vedere è quello di DJ Balli che mi ha entusiasmato. Divide il set in due parti. All’inizio una serie di campionamenti assurdi con i suoni degli animali della fattoria che mi hanno fatto ridere parecchio e poi una seconda parte più intima e più seria. A me è piaciuto davvero ma sono la persona meno esperta per giudicare l’universo DJ. Comunque voto 7. Gli Action Dead Mouse sono di Bologna e sfornano una prestazione stellare. Power trio post hc noise che sa tenere in mano gli strumenti. Scoperchiano la testa un po’ a tutti. Ogni tanto si intravede persino della melodia nelle loro poliedriche composizioni che piacciono tanto a tutti. E non solo perchè giocano in casa. Peccato le troppe pause tra un brano e l’altro che hanno penalizzato l’impatto. Voto 7.

Si tira un po’ il fiato con i Tiresia con il duo milanese/ravennate che alleggerisce un po’ la maratona rumorosa con una ambient post-rock dotato di chitarra e PC. Sinceramente? Mi sono addormentato. Troppo cerebrali. 5. E così dopo neanche 20 minuti di relax sonoro sentivo di nuovo il bisogno di farmi male e I Cani dei Portici hanno fatto giusto al caso mio. Il duo, chitarra più batteria, presenta 30 minuti di noise estremo suonato in maniera folle, come i Meteor o Melt Banana non disdegnando pero anche momenti più “riflessivi” ma sempre pesanti come un elicottero che ti cade in testa. Sono senza parole durante il loro set. Assieme ai Doom la loro è stata l’esibizione più estrema, la vera essenza di un festival come questo. La coordinazione tra i due membri è mostruosa e a fine set si ha la sensazione che tutti gli altri gruppi suoneranno come dei moscerini. E non è neanche una sensazione. Starei due ore a farmi spianare le orecchie da loro ma come per ogni gruppo hanno solo 30 minuti. Nessuna altra band di quelle che ho visto, Zu e The Ex inclusi, ha avuto applausi più lunghi. Fenomeni e vincitori assoluti del festival per me. Voto 10.

Chiudo con eleganza e con dolcezza. Un gruppo a me caro perchè mi ricorda i miei 20 anni e le feste di Nerds Attack! Tutt’altro genere, anzi forse l’unica band rnr/garage del festival: sono i Cut, anche loro di Bologna. Lo show di Ferruccio e compagni è consolidato e sicuro. Rock and roll sfrenato, fisico e trascinante. Mezz’ora perfetta anche la loro. Già recensiti tante volte su questo sito, poco da aggiungere se non che sono sempre una garanzia. Voto 8. Io termino qui, ci sarebbero stati altri gruppi ma oltre alla mia stanchezza c’è anche Inter-Juve che incombe. Mi spiace per chi non ho ascoltato, scusate davvero. Un grazie di cuore al TPO, al Freakout e ai ragazzi della Go Down per i regalini. Un grazie vero però, non di circostanza, perchè mettere su una roba del genere deve essere incredibile. Lo so che è l’ultima edizione ma io spero si cambi idea. E’ il mio festival preferito e ce l’ho a 200 metri da casa. O perlomeno diteci perchè è l’ultima edizione.

“Non lo chiudete, un festival così non c’è da nessuna parte in Europa”. Jacopo Battaglia, ZU

Dante Natale

Foto dell'atutore