Kraftwerk @ Gran Teatro [Roma, 17/Maggio/2004]

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I Kraftwerk di nuovo a Roma dopo ventidue anni di attesa. Un evento da ricordare, non tanto per la parsimonia con la quale i geniali padri della musica elettronica fanno visita al nostro paese, quanto per la qualità assoluta dello spettacolo che ci hanno offerto. Una performance impeccabile. Sonorità a noi care si rimescolano in nuovi arrangiamenti, ma cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia. La metafora matematica non è casuale, ovviamente ed è strettamente pertinente quando si parla di quantizzazione, di estetica minimalista, di astrazione sonora e visuale,l’algido vocabolario a cui i Kraftwerk attingono da anni. Lo spettacolo, seppur nella sua spiazzante semplicità ,necessita di essere analizzato in modo complesso, toccando i temi propri della modernità, dal rapporto fra industria ed arte che passa attraverso i principi di standardizzazione del design e della pubblicità, al messaggio che si serve dell’astrazione geometrica come mezzo di potente comunicazione; la fascinazione futurista per il macchinico si accompagna all’astrazione radicale delle avanguardie russe, per ritrovarsi poi a scorrere come un fiume per le strade della Francia a bordo di una bicicletta. Il corpo come perfetto ingranaggio, l’ingranaggio come corpo perfetto, i manichini (o mannequins?) di surrealista memoria: uomo, natura, tecnica, come ripete incessantemente il testo slogan di expo 2000. Semplicemente perfetto, verrebbe da dire. La perfezione è bellezza, astrazione di concetti e loro riorganizzazione secondo leggi che non sono le leggi di natura ma le leggi della logica. Niente di più bello della macchina , quindi, come massima espressione della logica umana e massima lontananza dal caso. La ricerca della bellezza, concetto neoclassico, spinse gli artisti alla codificazione in forme prestabilite, delle sembianze del corpo e delle leggi di composizione. Questo per far sì che la bellezza potesse essere eternamente riprodotta. Ora le immagini e i suoni sono riprodotti in serie dalla macchina, ridotti alla koinè del codice binario e danno luogo ad infinite loro combinazioni, guidate da un caso stavolta creato dall’uomo: randomness, il nuovo concetto di composizione. Ralph e Florian non sono semplicemente pop star, ma artisti contemporanei di altissima levatura. E come tali li abbiamo osservati, senza clamori da stadio, seduti compostamente nella poltrona del Gran Teatro. La pubblicità si serve della bellezza per attuare le sue psicodinamiche: la macchina è quanto di più sexy si possa immaginare. Solo in questo senso i Kraftwerk sono pop.

Simona Ferrucci

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