Klimt 1918 + Qali + Cat Claws + Confield + San La Muerte @ Blackout [Roma, 22/Aprile/2010]

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La 2pier Entartainement propone un idea affascinante, una rassegna per dare visibilità a nuovi talenti indipendenti della scena new wave/post punk romana. 30 minuti per gruppo, 10 minuti di cambio palco tra un gruppo e l’altro. Il concerto inizialmente previsto al Piper Club viene spostato al Blackout e nel locale di Via Casilina troviamo uno degli impianti migliori di tutti i club romani, sia per la fonia che per le luci e i video, la resa è ottima per tutte e 5 le band in cartello. Si inizia tardi, poco dopo le 22.30 per finire vicino alle 2 del mattino con i Klimt 1918 a fare un particolare encomio ai 40 testardi che resteranno fino alla fine della rassegna.

Il livello delle band è interessante, i San La Muerte suonano un indie-rock che è andato molto di moda negli ultimi anni, i loro suoni hanno il sapore della parte più divertente del post punk di fine ’70. I Confield sono un quintetto oscuro, con un buon frontman che si agita e cerca con le sue corde baritonali di evocare il fantasma del povero Ian Curtis, alcuni riff possono ricondursi alle atmosfere dei primi Cure, il risultato è d’impatto (tra tutti e 5 i gruppi saranno quelli con il seguito più numeroso, 100 – 120 persone) ma forse poco originale.

I Cat Claws, sono un quartetto, due donne batterie e chitarra ritmica/voce e due uomini basso e chitarra solista, la voce ripetitiva e atonale ricorda da lontano qualcosa di Siouxsie, alcuni momenti della chitarra qualcosa di molto obliquo alla Gang Of Four, hanno il merito di fare brani molto diversi tra loro che spaziano tra riferimenti punk e post punk fino all’indie usa anni ’80 stile Pixies. Suonano davanti a una sala svuotata rispetto al colpo d’occhio del gruppo precedente, ma ci danno dentro senza lasciarsi influenzare da questo.

Mezzanotte è già scoccata da un quarto d’ora quando salgono i teatralissimi Qali, molto attenti all’aspetto coerente con il loro suono supertetro, la tastierista e la cantante in stravaganti abiti goth, i tre maschietti del gruppo totalmente in nero, il timbro del barbuto chitarrista con la diavoletto è il tratto distintivo del gruppo, sarà l’unico dei 5 gruppi a non cambiare mai un effetto per tutto il set (dopo un po’ le orecchie si annoiano), e le canzoni a mente fredda tenderanno ad assomigliarsi. Due note di merito vanno soprattutto al batterista capace con la stessa batteria dei tre gruppi precedenti di dare più profondità ai colpi, specie sul rullante. E alle due voci, quella del bassista bassissima e definita come il miglior Peter Murphy, e quella della cantante grande soprattutto nelle parti urlate disperatamente. Il risultato è coinvolgente anche è qualcosa che ricorda i Sisters Of Mercy e non da sensazione d’originalità e di ricerca particolare.

L’una e cinque e si affacciano i Klimt1918, rispetto agli altri quattro gruppi vantano un esperienza ultradecennale, e la differenza si nota, specialmente nella ricerca dei suoni (addirittura il batterista che cambia i charleston di diverse grandezze  tra un brano e l’altro), nei set delle chitarre, e nelle melodie vocali. I temerari che hanno sfidato le 2 due del mattino per goderseli sono fan che conoscono a memoria le loro canzoni, e l’atmosfera è gioviale, le 9 canzoni del set scorrono veloci fino alle finale ‘They Were Wed By The Sea’, Marco Soellner è un bravo autore di canzoni poco da dire. La sua band è un punto fermo dell’indie romano. Le altre quattro di questa sera possono, migliorando alcuni aspetti, diventarlo nel giro di poco. Tirando le somme una serata divertente, stando ai 10 euro dell’ingresso per i 5 gruppi direi che il prezzo è onesto. Chi ama cercarsi la musica e non farsela piovere addosso certamente apprezzerà opportunità come questa, e anche gruppi sotterranei dovrebbero sperare in ripetizioni di eventi simili che danno l’occasione di esibirsi in locali più importanti di quelli in cui di solito vengono programmate le loro date.

Giovanni Cerro