Klaxons + Christine & The Queens + Mind Enterprises @ Villa Medici [Roma, 8/Giugno/2013]

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Con i Klaxons si chiude la quarta edizione del Villa Aperta, interessante festival organizzato dai cugini francesi e che sa guardare al mondo musicale contemporaneo da prospettive diverse. Un concept diverso per ogni serata, dalla “chanson” di Laetitia Sadier e Claire Diterzi all’electro di Erol Alkan, Arnaud Rebotini e degli storici Krisma, passando per la “musica dal mondo” di Concrete Knives, Terakaft e The Master Musicians of Joujouka. L’ultimo appuntamento, a cui noi abbiamo presenziato, ha visto protagonista Because Music, etichetta francese che nel proprio roster vanta, tra gli altri, le band della serata: gli alfieri del nu rave Klaxons, la francese Christine & The Queens e Mind Enterprises, progetto solista del torinese Andrea Tirone (ora di stanza a Londra, già visto all’opera con gli ottimi DID). Il tutto in una location suggestiva: Villa Medici, meraviglioso complesso architettonico situato sul Pincio, a pochissimi passi da Trinità dei Monti, sede dell’Accademia di Francia dal lontano 1803. Un vero e proprio balcone sulla Città Eterna, da cui si scorge un panorama mozzafiato (ideale per momenti d’amore idilliaco della serie “guarda, un giorno tutto questo sarà tuo”). Un luogo che ben si sposa con un evento simile e che meriterebbe di essere sfruttato maggiormente in tal senso (al di là dell’uso cinematografico dei giardini di cui “La grande bellezza” è uno degli ultimi, ottimi, esempi).

Giunti in loco, capiamo subito il motivo delle diverse lamentele che si erano raccolte sui social network nei giorni precedenti. In primis, non è possibile uscire e rientrare, e per quanto bello sia sentirsi prigionieri di un posto meraviglioso come Villa Medici, sicuramente dotarsi di timbro o braccialetto non avrebbe richiesto poi chissà quale gran fatica per l’organizzazione. In aggiunta, ci sono solo due postazioni bar: inevitabile il formarsi di file lunghissime, a cui si sarebbe potuto ovviare aggiungendo qualche altro punto ristoro. Ciò detto, veniamo alla musica. Riusciamo ad intercettare soltanto gli ultimi dieci minuti di esibizione di Mind Enterprises. Il progetto di Andrea Tirone, accompagnato live da un percussionista, promette decisamente bene. Voci soft su base electro melodica eppur ritmata, per una proposta che ricalca il modello di Animal Collective e Caribou, senza suonare troppo derivativa. Non un caso, quindi, che si sia accasato con Because Music, label molto attenta alle sonorità elettroniche di oggi (Metronomy, Kap Bambino e Justice, per citare i nomi più altisonanti del roster). Sicuramente la resa live è da migliorare, per quanto l’artista piemontese certamente non sia stato aiutato da un settaggio dei suoni poco attento che, quindi, non gli ha reso pienamente giustizia. Aspettiamo con curiosità il suo EP di debutto (‘My Girl’, in uscita il 15 luglio prossimo). Dopo un breve cambio palco in cui ci godiamo le meraviglie della Villa, giunge il momento di Christine & The Queens, nome dietro al quale si nasconde in realtà la sola Heloïse Letissier. Nella mezz’ora a sua disposizione, la francese propone i brani del nuovo EP ‘Nuit 17 à 52’. Lo stile è un electro-pop ben prodotto ma già sentito e, onestamente, del tutto innocuo. Apprezzabile, invece, l’alternarsi di francese e inglese nelle liriche. Per quanto simpatica e vocalmente capace, sarebbe stato preferibile che l’artista fosse stata accompagnata da musicisti e non dalle sole basi e dai ballerini (in ologramma o in carne e ossa), quantomeno per rendere l’esibizione musicale più credibile e viva. Nel complesso un progetto ancora in fase oltremodo embrionale. Riuscirà la crisalide a diventar farfalla?

Infine, dopo un’attesa un po’ più lunga di quanto ci si sarebbe aspettato, riempita dall’attesa in fila al bar, salgono sul palco i Klaxons. ‘Myths of the near future’, debutto della band, ricevette un hype sensazionale illo tempore, indubbiamente a ragione. Un ottimo album, ben scritto e dai pezzi memorabili, generatore della cosiddetta scena “nu-rave”, termine nato più per gioco che per altro, di cui ricordiamo i Shitdisco, gli Hadouken! e i Late of the Pier. Un fenomeno effimero, pompato eccessivamente dai media inglesi, del quale restano le canzoni di quell’ottimo esordio. Brani che ovviamente vengono accolti con ovazione dal nutrito pubblico presente: ‘Golden Skans’, ‘Gravity’s Rainbow’, ‘Magick’, la conclusiva ‘It’s Not Over Yet’. Non mancano gli estratti del secondo ‘Surfing the void’, lavoro un po’ più interlocutorio per quanto decisamente sopra la media rispetto alla maledetta categoria dei “secondi dischi costretti a bissare il successo del sorprendente album d’esordio”. Nonostante i volumi iniziali fossero gestiti un po’ ad minchiam, con l’attesissima ‘Atlantis to interzone’ smorzata nell’impatto, la band inanella un’ottima scaletta, realizzando una prova convincente e, soprattutto, coinvolgente. Spazio anche a brani nuovi in attesa di pubblicazione, che ad un primissimo ascolto sembrano di fattura migliore rispetto a quelli del pur buono ‘Surfing the void’. Contrariamente ad aspettative invero basse, i Klaxons sono ancora vivi e hanno qualcosa da dire, proponendo un concerto godibile nella sua ora e un quarto di durata. Uno show di sostanza, per nulla incline a quell’immaginario di neon psichedelici et similia che il carrozzone nu rave sembrava portarsi con sé. Non sono la band della vita, ma sarebbe ingiusto considerarli soltanto un gruppo dall’esordio fortunato e nulla più. Dopo questa conferma live, aspettiamo al varco quella su disco. Resta il rimpianto di non aver incrociato Keira Knightley, convolata a giuste nozze col tastierista/cantante James Righton pochissimo tempo fa. Va’ a vedere dov’era. Al prossimo anno, Villa Aperta. Sperando in un’organizzazione più consona.

Livio Ghilardi

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