Kirlian Camera @ Alpheus [Roma, 11/Ottobre/2007]

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Uno sparutissimo pubblico per la data romana del tour dei Kirlian Camera. Tanto che Elena Fossi esordisce al primo applauso dicendo: “sembra di stare ad una festa tra amici!” Una bellissima festa, senza dubbio. Anche se le scarse presenze hanno sicuramente reso l’atmosfera un po’ surreale. L’esibizione dei Kirlian Camera è impeccabile, proprio come mi aspettavo. Entrata del gruppo in passamontagna, Bergamini soltanto rimarrà tutto il concerto indossandolo. Proiezioni in bianco e nero di immagini oniriche, sci-fi e maestose, fumo per le fumose atmosfere della loro musica. La conturbante Elena, ha un carisma straordinario ed interpreta sia nuovi brani da “Coroner’s Sun”, sia pezzi ormai da antologia come “Eclipse” o “K-Pax”, “News” o “Absentee”, con una voce veramente spettacolare. Peccato che i volumi non fossero perfettamente calibrati e la sua interpretazione non venisse affatto valorizzata da un giusto risalto sugli altri strumenti. Accompagnano Bergamini il manipolatore di synth, Mauro Montacchini e la violinista asiatica Lydia Dumfeh, che rilegge in una nuova luce pezzi memorabili, attraverso il suo strumento e dona un tocco di incredibile grazia alla performance. La scaletta è principalmente basata su pezzi in cui la voce femminile è predominante, e tutta costituita da pezzi molto ritmati, non concedendo pause più rarefatte o stranianti, che pure sono numerose nella produzione della band parmense e che a mio avviso avrebbero reso ancor più coinvolgente lo spettacolo. Ciò che mi colpisce, alla prima esperienza con i Kirlian live, è che i suoni ritmici utilizzati per il live sono parecchio diversi da quelli che possono essere ascoltati sui vecchi dischi: ovviamente suonano molto più moderni, proprio in virtù, suppongo, di un utilizzo di sintetizzatori di produzione più recente. L’atmosfera però è quella che mi aspettavo: decadente, gelida e sensuale assieme, marziale con la immancabile “Erinnerung”, malinconica con “Blue Room”. Il concerto è durato circa un ora a mezza, eppure mi è sembrato estramamente breve, segno inequivocabile della perfezione dell’esibizione e della capacità di coinvolgimento che questo gruppo ha dimostrato, malgrado la poco frequantata sala dell’Alpheus. Infatti la maestosità di questa musica si addice, proprio per le atmosfere che evoca, a folle oceaniche, non a quattro amici, seppur fedeli. O, a limite, alla solitudine più completa, magari in uno scenario post atomico.

Simona Ferrucci

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