Kings Of Convenience @ Villa Ada [Roma, 24/Luglio/2013]

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Ognuno di noi, anche la persona più mite, ha un nemico. Damon Albarn, prima di diventarne il best friend, ha avuto per anni Noel Gallagher in questo ruolo, le casalinghe combattono la polvere, chi ha il sangue dolce come nemico ha gli insetti e le loro fastidiose punture, gli atleti e le starlette battagliano giorno dopo giorno con l’età e le donne più attente al look con l’umidità che gonfia i capelli. Il nemico dell’ascoltatore seriale di concerti, quello che mai vorreste trovarvi a dover affrontare nello svolgere la vostra attività prediletta, converrete con me, è invece l’emicrania. Arriviamo così, al laghetto di Villa Ada, con uno stato d’animo double face: da una parte la gioia di assistere ad un live lungamente atteso, dall’altra lo scoramento dovuto alla presenza di questo dispettoso nemico. La cornice di pubblico si rivela subito quella delle grandi occasioni: la passione per il duo unita all’affascinante location e ad una delle prime serate estive di quest’anno, climaticamente parlando, ha convinto a partecipare molte più persone di quelle che credevamo. Notiamo persino un paio di passeggini contenenti la progenie di qualche ottimo personaggio che, come piacerebbe fare a noi un giorno, riesce a conciliare la vita familiare con la passione spesso sconfinata per la musica. Al nostro arrivo di fronte al palco, troveremo il parterre riempito in ogni ordine di posto da fan che attendono l’inizio del live impegnati in un sit-in collettivo che ci ricorderà tanto una protesta silenziosa. Questa associazione mentale ci farà pensare che sì, la posa è davvero pacifica, quindi nessuno oserà lamentarsi se per raggiungere qualche amico nelle prime file centrali, circumnavigherhemo il suo corpo. Attenti a non urtarli, con la perizia che solo chi da piccolo si cimentava con lo shangai può avere, riusciamo ad ottenere una posizione di tutto rispetto, dalla quale attendiamo l’entrata in scena del duo norvegese. Non è previsto alcun opening act, ma quando il piatto forte è così succulento, a chi potrebbe interessare un possibile scialbo antipasto? A noi probabilmente, ma nessun altro sembra neppure accorgersene.

Quando finalmente verso le 22:30 Eirik Glambæk Bøe ed Erlend Øye si presenteranno sul palco, l’accoglienza che gli verrà tributata sarà quella riservata ai più grandi. I due, camicie chiare su pantaloni colorati, si fermeranno qualche secondo a godersi la vista dei loro fan in tripudio, allargando il proprio sorriso e lasciando trasparire dai propri occhi una grande soddisfazione. La partenza si avrà con i brani più intimi come ‘Girl From Back Then’ e ‘Cayman Islands’, cantati quasi sottovoce ed in grado di creare fin da subito la magia tipica che ci si aspetta da una serata con i Kings Of Convenience. La setlist risulterà divisa in due tronconi: il primo, a nostro avviso il migliore, vedrà il duo suonare in acustico con i classici intrecci tra chitarre e voci che esalteranno la loro intesa e l’affiatamento, dato da anni di concerti, ma anche, e questo si nota con tutta evidenza, da ripetute prove. La seconda parte invece, si aprirà con l’insediamento sul palco di tre musicisti italiani, tutti residenti nella città norvegese di Bergen, che apporteranno il suono di chitarra, basso e batteria. Questa fase sarà comunque caratterizzata da arrangiamenti molto piacevoli (vedi ‘Boat Behind’ e ‘Misread’) e darà modo al pubblico di scatenarsi, per la gioia di Erlend che ballerà comicamente a suo modo, talvolta come un moderno Mauro Repetto (‘I’d Rather Dance With You’) e si esalterà sul palco mostrando tutto il suo estro e la sua esuberanza. Eirik, invece, la metà più seriosa e razionale, sembrerà quasi imbarazzato dalla performance del sodale, ma non per questo smetterà di dispensare il suo sorriso bonario. Da citare assolutamente anche ‘Singing’ nella quale Erlend riuscirà con le sue corde vocali ad emulare alla perfezione la presenza di un sassofono. Tra il duo e l’Italia negli anni si è creato un rapporto molto particolare, tanto che Erlend si rivolgerà al pubblico, nel corso dell’intero concerto, esprimendosi in una personalissima interpretazione della lingua italiana che farà venire gli occhi a cuore ai presenti, sia per il suo impegno che per l’esilarante esito. Le connessioni con il nostro Paese non si fermeranno qui: verso la fine della prima parte del live (quella con solo il duo sul palco) ci rivelerà che sta vivendo a Siracusa e che i suoi amici di lì gli hanno fatto conoscere una canzone italiana che sarebbe felice di suonare, ovviamente insieme ad Eirik. Per alcuni secondi speriamo che sia ‘E La Luna Bussò’ di Loredana Bertè, già eseguita da Øye stesso in una memorabile interpretazione che ogni lettore che abbia un briciolo di amor proprio dovrebbe andare a cercare sul web, dopo essere arrivato in fondo a questo report.

Invece ci sorprendono con una fantastica versione di ‘Una Ragazza In Due’ de I Giganti, celeberrimo brano del 1965, purtroppo rovinato da un pubblico che canta tanto a squarciagola da non darci la possibilità di ascoltare per bene le voci del duo alle prese con l’italico idioma. La pecca di questo live, se proprio dobbiamo trovarne una, è appunto questa: l’entusiasmo degli spettatori e la foga di cantare a squarciagola ha talvolta rovinato l’atmosfera intima che specie verso l’inizio si era creata, grazie ad un silenzio quasi religioso, interrotto solo dai fragorosi applausi tra un brano e l’altro. Tanto amore verrà ricambiato con l’encore, prima del quale Erlend farà una sorta di censimento geografico dei presenti, dopo essere risalito sul palco mordicchiando una pesca. Verranno così eseguiti ‘Homesick’, per noi il loro brano più intenso e che ci stava creando un po’ di preoccupazione per la sua prolungata assenza dalla scaletta, e ‘Scars On Land’ che chiuderà ottimamente un live di quelli che ci porteremo dietro con i ricordi e le citazioni almeno per tutta l’estate. La serata finirà con i due musicisti, molto disponibili, intenti a fare un bagno di folla: per il più professionale Eirik ci sarà una lunga sessione di autografi, mentre Erlend lo troveremo a ballare con il suo pubblico per almeno quindici minuti, nella zona dove fino a poco prima gli stessi erano in tripudio guardandolo dal basso verso l’alto. E noi, gustandoci la scena, non potremmo che renderci conto di quanto la musica può fare: abbattere il nostro nemico di serata per esempio, risparmiandoci persino l’utilizzo dei medicinali.

Andrea Lucarini

6 COMMENTS

  1. Hai ragione, mi ha ingannato il fatto che la stessi ascoltando mentre scrivevo. Mi sono anche ricordato di aver parlato della sua assenza in scaletta a fine concerto. Comunque è uno spettacolo scrivere ad una platea così attenta!

  2. Ciao! bella recensione, anche se il batterista era inglese se non ricordo male! Vorrei farti una domanda.. per caso ti ricordi in quale canzone hanno fatto fare i coretti (papparappapà) al pubblico?
    Grazie

  3. Grazie a Sil dei complimenti ed a Gianluca per la precisazione! Infine ringrazio Silently di Conversazioni Metropolitane, la tua citazione mi ha riempito di orgoglio.

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