Kings Of Convenience @ Piazza Castello [Ferrara, 24/Luglio/2010]

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Lonely planet. Andarsi a vedere i Kings of Convenience a Ferrara in un sabato di fine luglio è decisamente rigenerante. Ferrara è un posto che se un romano e un ferrarese dovessero incontrarsi durante una cena e parlare del proprio incedere nella normale vita, potrebbero rischiare di scambiarsi per due alieni. Non riuscendo a capire nessuno dei due da che parte assurda del mondo l’altro sarebbe in realtà capitato. Un romano e uno di Ferrara. Come far parlare uno di Marte con uno di Giove. Di che parlano, di temperatura? L’unica faccenda in comune, l’unico punto di contatto che i due alieni extra planetari potrebbero avere potrebbe essere il sole. Ma comunque sempre interrogandolo da due prospettive diverse. E forse l’unica chiave seria per un discorso a lungo termine che si frapponga tra le meningi di un ferrarese e quelle di un romano potrebbe essere una, sola e mitologica. La zanzara. Ma anche qui sempre sopportata da due atteggiamenti differenti. A Roma le zanzare so’ feroci, tigri della Malesia, guerrigliere, fameliche e guardate con sopracciglio alzato. A Ferrara probabilmente le zanzare saranno invece considerate poco sotto rispetto alle lucciole. Inserite in un complesso, pratico, solidale, internazionalista, sofismo da buon governo di sinistra, tollerante, leggero, vitale. Come per i pizzini. Gli indigeni frittelli di pasta di pane usati appunto come pane per ospitare companatico. Fritti si, ma mica tanto. Fanno male si, ma fanno parte del gioco. E poi che ci vuole a smaltire un pizzino e un pizzico di zanzara romagnola. Una bella pedalata per andare a far colazione e tutto passa. Ecco in tuttaFerrara le strisce blu sono in totale meno di quelle censibili in due isolati di qualsiasi zona mediocentrica romana. Il resto è di un bianco senza disco orario che ti fa venire voglia di andare a parcheggiare all’ombra degli estensi e fare il pendolare col treno per andare a lavorare all’Eur. Tanto tra tre ore di Freccia Rossa e una e mezza di raccordo più mezza di accessori vari che differenza c’è. Almeno in treno leggi, dormi e chiacchieri pure se ne vale la pena.

Quello del Bed & Breakfast al quale ho ingenuamente chiesto se fosse il caso di parcheggiare in una parallela di Corso Della Giovecca, la loro Via Nazionale per calibrare il discorso, m’ha guardato con sufficienza al sentire la domanda, probabilmente considerandomi un gitano con a carico mille roulotte. “Ma zzzerto, basta che no zè un passo carrabiiiiile”. E io ho gutturalmente pensato: “Anvedi o, da paura!”. Ma giustamente, a che servono le strisce blu! A sprecare la tinta. E perchè sprecare la tinta se tutti vanno in bici, al bar, all’edicola, al comune e alla posta. Se il centro è una bomboniera ciclabile. E non è che si voglia fare apologia del centro storico. Anche arrivando in questo miraggio romagnolo, dalla periferia, portato al giunzaglio dal navigatore, le ruote più numerose che incontri sono sempre due. Incroci con bici, ponti con bici, nonni nonne bambini e bipedi adulti con bici. Ferrara: bici, pianura spianata a livella, calma da paese, aria funzionale, e targhe che commemoranosenza giri di parole la Resistenza. Poi magari d’inverno con la nebbia sarà un’altra cosa, ma tanto l’inverno è inverno ovunque. E comunque stiamo parlando di un concerto estivo. Questi Kings of Convenience, che suonano in un live comodo e che garantiva almeno due metri quadrati vivibili sotto palco ad ogni coppia lungimirante presente, ad ogni famigliola e in proporzione ad ogni comitiva imprescindibilmente felice e rilassata, stavano a Ferrara come una botte di vino gratis sta ad uno stuolo di pizzini al Parma serio sempre gratis. Questi due almeno all’apparenza (poi chissà, magari son due tipi assurdi) simpatici musicisti nordici dalla voce al liuto, che accordati con la Piazza Castello che li abbracciava e la Cattedrale che li aspettava dietro l’angolo, si sparano in due il meglio di ‘Riot on an Empty Street’ e di ‘Declaration of Dependence’ assecondando completamente la sete della gente sono stati come farsi il bagno a Sperlonga dentro una mozzarella gigante. (Nel Mar Rosso non ci so’ mai andato ). E se poi alla fine, accompagnati da un’essenziale band di basso, violino e batteria, se ne escono con una sobria ed educata cassa in levare e ti fanno pure la cover armonica di ‘Waiting in Vain’ di Bob Marley, senti proprio il desiderio di girarti, avanzare alla tua angelica e amata compagna una proposta di matrimonio, andare dal sicuramente amico e affabile sindaco del posto dargli una pacca sulla spalla e dirgli: “Eccomi qua! Cercavate un addetto stampa no?!”.

Corrado De Paolis