Killing Joke @ Orion [Roma, 22/Aprile/2012]

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Jaz Coleman con la mimetica, che marcia sul posto, segue la musica dei suoi Killing Joke con gesti robotici, il suo sguardo spiritato, la sua faccia illuminata dal basso, i suoi capelli tinti di un nero corvino troppo scuro per i suoi 52 anni: sono uno spettacolo che difficilmente i tanti spettatori dell’orion in questa domenica spettrale (anche per altri motivi), dimenticheranno. Prima dei Killing Joke due band di supporto: i Cyring Spell (che mi perdo per gli spettrali motivi sportivi di cui sopra) e gli Icarus Line quartetto punk di L.A. (California), che suona sempre sul limite del feedback capitanati dall’iggypoppesco Joe Cardamone, che davvero per mosse/vestiario/atteggiamento ci si aspetta da un momento all’altro che inviti la gente a salire sul palco, 40 minuti belli tirati, che convincono alla fine il sottoscritto e la sala che pian piano va riempiendosi.

Poco dopo le 23 arrivano i Killing Joke, in formazione originale: Jaz Coleman, Geordie Walker, Martin Glover, Paul Ferguson. Non c’è più il povero Paul Raven (l’idea della reunion venne fuori al suo funerale). La nuova entrata invece è un giovane tastierista col ciuffo rosso, che si presenta con una maglietta con su scritto a chiare lettere “I’m awesome because i still buy music”, però sarebbe bene che si concentrasse meno sullo shopping musicale e più sulle prime note da fare visto che all’inizio è lui a suonare l’intro di ‘Love like blood’, i vecchi Killing Joke si guardano, ridono, capiscono l’errore e aprono il concerto con il celebre pezzo in questione al posto di ‘Requiem’ inizialmente prevista in apertura, che viene recuperata subito dopo. L’impatto dei due brani succitati accende subito l’entusiasmo degli oltre mille presenti, anche se qualche problema di ascolto c’è, nella sala i volumi saranno poi sistemati meglio in corso d’opera, e presumo anche sul palco gli ascolti siano problematici, visto che il batterista Matt Ferguson fa un paio di grossolani errori nei primissimi minuti, mentre poi, come un treno prosegue senza problemi per quasi 2 ore.

Chi si preoccupava del dosaggio di pezzi nuovi e pezzi vecchi può sentirsi sollevato visto che per la prima mezzora del nuovo brutto disco ‘MMXII’ non c’è traccia, quando infatti vengono eseguiti di seguito i primi tre pezzi dell’ultima uscita, le reazioni si intiepidiscono. Servono pezzi forti come ‘Change’ per scuotere la serata, da li in poi molti recuperi di canzoni dai loro tanti album, le scelte cadono su pezzi che sono tutti veloci e dritti, i suoni migliori, e il volume più alto, i colpi sulla batteria hanno finalmente il tipico eco anni ’80, e gli strumenti hanno raggiunto il giusto grado di saturazione che rende tutto l’impasto una palla d’energia scura, impressione confermata dai primi poghi tra le tre generazioni presenti in platea. Walker sembra un Totti invecchiato, ha un cappello che sembra una cuffia da doccia e una Gibson Es-175 suonata senza strafare. Glover è l’altro alfiere statico, pochi capelli e un distortissimo basso Rickenbacker. Il mattatore però resta Jaz Coleman: gli occhi più blublublublublublublubluverdidiPaulNewman sono magnetici, da matto vero sfodera grida di dolore, il sorriso e le smorfie sinistre di film dell’orrore, rendendosi l’Alice Cooper del post punk senza bisogno di trucchi e di inganni. Quando arriva la veloce e ruvida ‘Psyche’ il lento crescendo durato già un’ora e mezza è arrivato all’apice. Tanti i cori e gli applausi, quando ci si ferma a riprendere fiato prima della chisura. In tanti si aspettano ancora parecchie tra le loro canzoni preferite nell’articolato repertorio, vegono accontentati quelli che volevano ‘Wardance’ e ‘Pandemonium’. Tantissime grandi cose restano fuori, ma il concerto è stato comunque molto carico, mai noioso, i vecchietti ancora spingono, e non hanno perso l’energia che li animava oltre 30 anni fa. Alcune band storiche devono essere omaggiate dalla presenza degli amanti della musica quando passano nella tua città, gli si tributa rispetto, si va a vedere fuoritempomassimo molta gente in pensione cercando di immaginare quello che combinavano ai tempi d’oro; e poi ci sono alcune belle eccezioni che fregandosene dell’anagrafe restano rock dentro. Tra questi ultimi in prima fila mettiamo senza dubbio i Killing Joke.

Giovanni Cerro

Set list
Love like blood
Requiem
European Superstate
Sun goes down
Rapture
Fema Camp
Pole Shift
Chop Chop
Change
Bloodsport
Primobile
Asteroid
Great Cull
Corporate Elect
The Wait
Psyche
Encore
Wardance
Pandemonium