Kid Congo Powers & The Pink Monkey Birds @ Freakout [Bologna, 5/Aprile/2013]

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Brian Tristan è Kid Congo Powers. Brian Tristan è un ex-membro di band come Cramps, Gun Club e Nick Cave & The Bad Seeds. Ma ha suonato anche con gli Angels Of Light, il gruppo di Michale Gira, di cui vi straconsiglio ‘Sing Other People’, disco dimenticato da chiunque ma di una classe cristallina. Scusate la divagazione. Dicevo di Brian Tristan che con la sua band è arrivato al quinto disco. Musica dura, virile, muscolosa, maschia, garage blues, hard rock, psichedelica. Quello che mi ci vuole per ritornare al Freakout, la cui programmaazione continua a essere sempre più succosa. Ad averci ancora 20 anni e zero pensieri sarei qui ogni sera. A tenermi sveglio (anche domattina, pur essendo sabato, la sveglia suonerà la sua chiamata alle armi rigorosamente alle 6) ci sono i Classmates, gruppo pop punk di Bologna. Dapprima un po’ fiacchi e con canzoni che non mi convincono poi man mano che il set va avanti decisamente più a loro agio sul palco, più convinti di sè e, quel che unicamente conta, una mezz’oretta di pop garage punk stilosa e squadrata. Gli ardori giovanili sono dalla loro parte.

Brian assomiglia paurosamente a Cab Calloway (quello che cantava ‘Minnie The Moocher’ in “Blues Brothers”): praticamente il suo sosia, tranne per i centimentri. Sul palco iniziano a mezzanotte, Brian sembra uno sciamano con il suo parlare lento e i suoi occhi fermi, il ghigno e il gesticolare delle mani. Ed è così anche la musica: trascinante in una sorta di rituale voodoo. Una marcia che abbraccia tutte le band più dimenticate del rock and roll: lo spettro amletico di Screamin’ Jay Hawkins, Link Wray, The Dirtbombs, The Gories e un misto di horror garage, anche se un po’ annacquato. Il concerto è sudaticcio e maschio all’inverosimile, la band sembra continuare a tramandare la lezione del blues più ibrido e infettato. Ecco, per avere un’idea di un’esibizione di Powers e di Pink Monkey Birds, immaginate allora i Death Of Samantha che suonano con la violenza di Jon Spencer. Un mozzicone di sigaro che brucia. Lentamente, ma brucia. Hanno spaccato il culo… in sintesi. Un rock and roll lascivo, quasi sensuale ma senza mai perdere un briciolo di virulenza bubbonica. Una serata in mezzo agli ultimi reduci dell’ondata punk degli anni ’80. Quella di Brian Tristan. Massimo rispetto.

Dante Natale