Kataklysm @ Init [Roma, 18/Maggio/2011]

472

Ci sono parecchie band in cartellone stasera, una immensa scorpacciata di trash, death, speed, hate, brutal e chissà cos’altro metal! Aprono la serata i Pestifer, band proveniente dal lungimirante Belgio, che sappiamo bene, sforna sempre formazioni abbastanza tecniche. In effetti i cambi di tempo sono molti e spesso si fa fatica a stargli dietro. Riff di chitarra che si rincorrono senza mai raggiungersi, il tutto coadiuvato dalla solita batteria ossessa e da una voce abbastanza growl da rendere subito l’idea sul genere. Seguono i Dead Shape Figure, formazione finlandese di ottimo impatto trash, e per molti, l’accostamento ai primi Slayer, è un processo mentale automatico, suggerito probabilmente anche dal look del loro chitarrista, stessa statuta, pettinatura e chitarra del più celebre King. Il cantante è quello che si può meglio raccontare come “un animale da palco”, corre, salta e sbraita lasciando il palco per raggiungere il pubblico e farlo suo, continuando a cantare dal bel mezzo della platea. Ottima sessione ritmica, meno cambi di tempo (per fortuna) ed un impatto più diretto che coinvolge e travolge quanto basta.

La second liner della serata, sono i Karnak, il loro sound si può agganciare molto bene alla serata, un misto di brutal death e speed estremo, con voce gutturale a riempire le orecchie di chi ascolta sottopalco. In effetti, se c’era una serata in cui dovevo evitare di dimenticare i tappi per le orecchie, era proprio questa, in più, i fonici esterni, forse non conoscendo bene le caratteristiche del locale, non hanno proprio dato il meglio, sopratutto con questa band, la chitarra solista, risulta più un ronzio costante di sottofondo, quasi scomparendo nella massa di suono che investe il pubblico, non un lavoro “perfetto” come siamo abituati a sentire all’Init Club, complice anche un rapido line-check eseguito sul posto. Con tutte quelle band in cartellone, avrebbero dovuto iniziare un improbabile soundcheck già nel pomeriggio, anche se la tecnica del loro batterista sembra bilanciare positivamente la situazione, complimenti davvero. Qualche minuto di pausa al termine dell’esibizione dei Karnak, in cui i tecnici tuttofare del tour, che toccherà parecchie date in mezza europa, si danno da fare per montare un curioso fondale che andrà a coprire in modo insolito, le casse e le testate, qualcuno preferirà sicuramente quei disegni che ritroviamo sulle copertine dei loro dischi, anche se io, personalmente, continuo a preferire casse e testate alla vecchia maniera, magari è un mio limite, ma ci sono particolarmente affezionato, è come segnarsi la targa di una Stingray che ha appena investito un pedone di fronte ai tuoi occhi!

Qualche secondo di attesa ancora, quindi è il momento dei Kataklysm. Personalmente non li avevo mai visti dal vivo e devo dire di essere rimasto colpito dalla loro precisione. Suonano forte, come se i volumi fossero stati aumentati apposta per loro, magari una sfida verso l’impianto dell’Init che sembra reggere alla grande, del resto non sono i primi trashers che solcano quel palco. Stavolta mi defilo sulle panche laterali, ricordando bene quanto accaduto qualche settimana prima durante il live dei Voivod, ed in effetti, bastano pochi pezzi prima che la scatenatissima bolgia, prenda forma proprio sotto i miei occhi. Dalla mia posizione riesco a fare qualche scatto decente, cercando di immortalare la scena per renderla fruibile anche a chi non è riuscito ad esserci. Il loro sound, come gia detto, è incredibilmente potente e preciso, i movimenti sul palco uno spettacolo, Dagenais e Barbe, rispettivamente chitarra e basso, si scambiano spesso di posto passando alle spalle di Maurizio Iacono, il vocalist tutto Italiano di questa band canadese. Iacono ha una perfetta presenza scenica, inoltre sa da parecchio da fare per interagire col pubblico, stringe la mano alle prime file e si dice “onorato” di suonare per noi, ed anche se il pubblico non è così numeroso da riempire l’intera sala, è abbastanza rumoroso da far trasparire il proprio calore. Il “festival” si chiude in bellezza con il pubblico mai abbastanza esausto che coninuerebbe il pogo fino a chissà che ora, poi tutti a fare il pieno di magliette, spille e cd, mentre i membri di più o meno tutte le band che hanno suonato stasera, si rendono abbastanza disponibili a brindisi e strette di mano più o meno poderose.

Il Concerto in Sintesi:
Band: 7 tutte e quattro le band hanno suonato in modo estremamente energico ed avvolgente, per quanto il genere fosse praticamente quasi sempre lo stesso, non hanno affatto annoiato.
Suono: 5 come gia detto nel report, i tecnici esterni, probabilmente non potevano fare di meglio, ma un cartellone simile avrebbe dovuto pretendere un soundcheck più accurato.
Pubblico: 8 il piccolo-grande pubblico metallico dell’Init, inarrestabili e non numerosi.
Location: 7 la solita piacevole accoglienza, una costante anche durante eventi di questa portata.

Stefano D’Offizi

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here