Kasabian @ Postepay Sound Rock in Roma [Roma, 21/Luglio/2017]

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Quando vengono annunciate le date di band che seguiamo da anni di solito si screma. Magari non si va perchè li abbiamo visti troppe volte, l’ultimo disco non era entusiasmante, un’altra band che conosciamo di meno suona la stessa sera, o mettiamo davanti impegni personali. Quando si assiste agli show degli stessi artisti per tre o più volte intervengono queste motivazioni nel decidere se tornare sotto palco o restarsene sotto l’ombra di una palma. Motivazioni che però su di noi non attecchiscono quando si tratta dei Kasabian. La band di Meighan e Pizzorno è energia pura e il rapporto con loro va al di là del valore della loro produzione, negli ultimi anni quanto di più lontano ci sia dai nostri gusti, a parte qualche raro e frizzante paragrafo all’interno dei loro album recenti. Arriviamo all’ippodromo delle Capannelle per la nostra terza e penultima sortita stagionale. L’adesione alla band di Leicester, con uno stretto legame ed un’immensa fan base italiana, si rinnova anno dopo anno, acriticamente. Chi ha voglia di divertirsi e trovare un clima partecipato, una bell’atmosfera, pogo, salti, abbracci con sconosciuti e fratellanza sa che qui non mancherà niente di tutto questo. Ci sono molti inglesi, provenienti da varie parti della nazione della regina, e molte presenze, difficili da quantificare, ma siamo di fronte a un live con un’ottima cornice di pubblico. Sono da poco passate alle 22 quando i Kasabian invadono il palco, anticipati da ‘Nessun Dorma’. Al termine la band entra in scena, accompagnata da un cuore rosso, unico elemento scenografico, e con un Tom Leighan come al solito su di giri, già a partire dal look che è una via di mezzo tra quello di un chirurgo e un macellaio, entrambi sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, con dei grandi occhiali da sole neri nonostante sia buio già da un po’. Anche il chitarrista e autore Sergio Pizzorno è vestito di bianco ed è il referente italiano dei Kasabian, nonché una delle ragioni della popolarità della band nella nostra nazione, viste le sue note origini genovesi, da lui cavalcate con grande entusiasmo. Si parte subito con un pezzo tratto dal nuovo disco ‘For Crying Out Loud’, titolo che ha ricevuto su varie testate traduzioni in italiano da mani nei capelli, ma altro non è che un’espressione idiomatica britannica usata per imprecare, alternativa alla più triviale For God’s Sake. Il pezzo di apertura è ‘Ill Ray (The King)’, seguita dal classico ‘Underdog’ e da ‘Eez-Eh’, il brano che ha segnato la svolta electro pop della band. Più che un tour a supporto del nuovo album la scaletta sembra quella di un best of, con tutti i singoli più apprezzati messi uno dopo l’altro in bocca alla folla affamata, ma anche assetata, a giudicare dal quantitativo di birre che si vedono alzare al cielo. Più che fan sarebbe corretto chiamarli supporter, visto che il modo di vivere questo live ricorda quello di una partita di calcio sugli spalti. I Kasabian si sono sempre associati a questo sport, strizzando l’occhio ai tifosi che hanno ovviamente risposto presente in gran numero e che alzano cori da gradinate anche nel regno romano dell’ippica. ‘Days Are Forgotten’ (introdotto dal refrain di ‘Volare’ suonato con la tromba), ‘Club Foot’, ‘Re-Wired’, per far sfogare chi è carico a molla con salti e canti, le più compassate ‘Man of Simple Pleasures’ e la bellissima ‘La Fée Verte’ per toccare le corde dei romantici e allo stesso tempo dare modo di recuperare fiato a chi vive il live in maniera più energica. Dopo quindici brani, l’ultimo dei quali una delle prime hit ‘L.S.F.’, la band esce per poi rientrare per un encore ben congegnato: nota di merito per una bella ‘Goodbye Kiss’ in versione acustica, ‘Comeback Kid’, brano più riuscito dell’ultimo disco, prima delle devastanti ‘Vlad The Impaler’ e ‘Fire’, in cui i presenti alzano polveroni come forse riuscirebbero solo i cavalli quando corrono, qualche metro più in là. Come avete notato non si è parlato di musica in senso stretto, ma di emozioni, folla, sudore e divertimento. I Kasabian sono questi, non l’hanno mai negato, anche perchè certe cose le sanno fare meglio di chiunque altro.

Andrea Lucarini

Foto Federico Ceccarelli

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