Karl Bartos @ Auditorium [Roma, 10/Novembre/2007]

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Non potevamo aspettarci niente di diverso da Karl Bartos, un “vecchio” Kraftwerk, un gotha, pioniere della musica elettronica, ospite del Meet In Town presso il Parco della Musica a Roma. Impeccabile, direi scientifico, una presenza gelida e imperturbabile, un’icona che mette soggezione. Karl Bartos ha portato all’Auditorium “Ex Robot’s Dance Cinema” un A/V set che parla di cinema, dei media e dei suoi strumenti. In veste di Vj ha legato frammenti di film anni ’70 e grafiche minimali alle sue nuove produzioni e ai classiconi della musica elettronica nonchè brani che portano la sua firma.

Dopo aver assistito a questa performance possiamo di certo affermare che si è trattato di un’esperienza da cui non si dovrebbe prescindere, la consapevolezza propedeutica per tutti coloro che si cibano di stimoli elettronici, che fagocitano beat oltre i 120 bpm. Come Amsterdam, la Biennale di Venezia, Londra e il Colosseo, almeno una volta nella vita questi dinosauri electro andrebbero “visitati” per imparare qualcosa da loro, una botta di ossigeno dopo l’anidride carbonica che sprigionano certe serate pseudo-sperimentali in cui la cacofonia viene confusa per intellettualismo. Dove a volte assistiamo a rumore con pretese di sperimentazione minimale o becera house clubbarola spacciata per ricerca. Stranamente questo signore in giacca e cravatta e il biondone suo amico, senza scomporsi mai, hanno soddisfatto le nostre aspettative. Immaginavamo/speravamo di ascoltare Kraftwerk, e Kraftwerk abbiamo ascoltato, sapevamo che li avremmo trovati incravattati e frontali come un’affresco medievale, rigidi come un agente immobiliare, sempre uguali a se stessi e per questo simili a delle macchine. A Karl Bartos e agli altri Kraftwerk che come lui (per fortuna!) a volte ritornano, la passione per le macchine è rimasta dentro. Primi rappresentanti di quel legame fantastico uomo-musica-macchina, durante il quale l’uomo-musicista impreziosisce i circuiti elettrici elevando l’anima fredda di un computer a strumento emozionante senza perdere mai di vista armonia, ritmo e precisione. Rigidi come robot, vogliono essere percepiti come macchine, per questo con voci filtrate da Vocoder chiedono attenzione perchè loro sono il messaggio: “look at me I’m the message in sound graduation…”. Certo vedendolo e ascoltandolo si potrebbe pensare che il Karl Bartos del 2007 sia rimasto trent’anni indietro, forse è stato appena scongelato (… e gli altri dove li hanno lasciati?!). Resta il fatto che a loro possiamo concedere un tuffo o meglio un’immersione totale nel passato per due buoni motivi: per il fatto di essere comunque e sempre attuali, oggi come ieri, considerato il dilagante ritorno al pop anni ’80, ovvero ad un tipo di musica che ci concede una piacevole e disimpegnata comprensione. Ma soprattutto perchè chi era all’Auditorium non può dimenticare di aver ballato una delle migliori selection techno-pop degli ultimi tempi firmata proprio Karl Bartos.

Raffaella Bordini

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