Kardia @ Le Mura [Roma, 6/Gennaio/2012]

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Quando incrocio il mio prode compagno di concerti, il signor M., vengo colpito dalla più gelida delle folate di vento. Un vero e proprio schiaffo in faccia, quella ventata. Un trattamento così poco cortese e di favore che mi ha fatto desistere dal fumare l’ultima sigaretta prima del concerto e che, di conseguenza, mi ha spinto con fermezza ad entrare dentro Le Mura, a ristorarmi con un po’ di calore e con una birra. Il locale è  densamente affollato, e sinceramente non me lo aspettavo. Pensavo che il gelido vento proveniente dal nord tenesse bloccati in casa anche i più temerari, ed invece per prendere una birra c’ho messo una vita e la performance non me la sono goduta sotto il palco come sono solito fare.  Sul palco di Heroes (ricordiamolo, la rassegna promotrice della musica indipendente nostrana che da ottobre fino ad ora ha riscosso un successo quasi insperato) è il turno dei Kardia, band in piedi dal 2002 e che ho avuto modo di conoscere nel lontano ottobre del 2008, quando avevo 18 anni, al Circolo degli Artisti, quando suonarono in qualità di gruppo spalla dei Klimt 1918. Un punk dalle forti tinte dark e dalle prerogative pop che minaccioso aleggiava nell’aria del Circolo, questo mi sembrarono i Kardia (per quel che ricordi). Adesso, dopo quattro anni in cui la line up della band s’è ridotta a tre elementi, la band sembra aver familiarizzato più che in passato con le strumentazioni elettroniche e con i suoni sintetizzati, assumendo un carattere diabolicamente synth pop che quasi quasi durante il concerto viene da dire a mezza voce: “New Order”.

Io e l’amico M., con la nostra birra in mano e il nostro cuore a casa sotto un piumone, assistiamo allo show nella sua intera durata, un’ora circa. Io personalmente non riesco a star fermo a causa delle ritmiche così catchy che mi fanno sculettare come una donnicciola, ma mi sento in imbarazzo visto che le persone attorno a me restano immobili. Solo due sante ragazze, probabilmente ubriache, hanno seguito le mie orme sbandando da una parte all’altra della sala e tirando su le manine mimando il gesto delle corna. Sante ragazze, quanto mi hanno fatto ridere. Intanto sul palco i Kardia ci danno dentro, e lo stanno facendo talmente bene che per un attimo ho pensato fossero tali e quali su disco. Un buon lavoro da parte del fonico e una prova senza sbavature della band hanno permesso di assistere ad un bell’evento di qualità: fresco, divertente, eccentrico quanto basta per strappare qualche sorriso. L’unica pecca dei Kardia, se proprio vogliamo definirla una pecca, è che alcune canzoni quando attaccano possono sembrare delle sigle di anime giapponesi. Ma io non conto, perché ritengo ‘Cha-La Head-Cha-La’ una delle più belle canzoni del Novecento. E così alternano i lavori del nuovo disco (‘No’, uscirà a marzo di quest’anno) con pezzi di ‘Kaleidocristo’, mi sorprendono con il bellissimo nuovo singolo ‘Rondini’, e lasciano scorrere l’ora di concerto rapidamente, senza minimamente pesare o annoiare. Poi si fa la mezzanotte: se ne va via la befana, e con lei anche i Kardia. Esco fuori dal locale per fumare una meritata sigaretta, e mi spacco in due la schiena dal freddo. L’estate è lontana, un miraggio. Molto più vicino è il 20 gennaio, che coincide con la prossima data di Heroes che vedrà protagonisti i Nokeys. Della serie che abbisogna esserci, perché c’è un sacco di bella gente e, soprattutto, c’è un sacco di bella musica. E da quando la bella gente e la bella musica non attraggono altra bella gente e altra bella musica?

Stefano Ribeca