Julie’s Haircut + Uochi Toki @ Monk [Roma, 31/Marzo/2017]

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Sei mesi dopo il buon esordio del Rome Psych Fest, al Monk è tempo di primavera e di nuovo di buone vibrazioni acide, ancora nel segno dei Julie’s Haircut già protagonisti di un intenso set allora. Ad aprire la serata ci pensano gli Uochi Toki, in una singolare performance dove il concetto di psichedelia viene completamente annichilito e sconvolto: lontani dal loro singolare rap, Rico e Napo sperimentano tra violente basi e una narrazione declamata a voce effettata. Nascosti da un telo, lasciano in primo piano la componente visiva con un alternarsi di immagini modificate live con disegni e testi: statuine che rappresentano divinità prendono il volo su ritmiche spezzate lancinanti, proposta inusitata quanto coraggiosa.

Per Luca Giovanardi e soci, invece, è l’occasione per proporre al pubblico romano i brani del nuovo album ‘Invocation and Ritual Dance of My Demon Twin’, il loro primo pubblicato per Rocket Recordings, la label britannica che ha ridefinito i confini del concetto di psichedelia degli ultimi anni, tra gli altri anche con i nostri Lay Llamas e Mamuthones. “The Fire Sermon” accende subito la miccia, aggiornando i CAN con rasoiate di chitarra mentre “Zukunft” mischia kraut e space rock a tastiere dreamy e al sax ipnotico di Laura Agnusdei, pure protagonista anche nella più rarefatta e quasi jazzata “Orpheus Rising”. La resa dal vivo è perfetta, dal sound secco e perfettamente calibrato, opera del loro fonico Azzurra Fragale. Sul versante più psych folk, ammalia “Cycles” mentre il crescendo raffinato e avvolgente di “Tarazed” è sempre un bel sentire. La band stupisce come al solito per l’apparente naturalezza con cui i sei sul palco si alternano a posizioni, strumenti e voci e sfodera gli assi migliori quando decide di far esplodere il rituale a pieni volumi, dalla deflagrazione di “Deluge” al recupero diretto della più lontana “Death Machine” fino alla chiusura, dopo due bis e già in piena notte, con le esplosioni chitarristiche di “The Devil In Kate Moss”, “anche se avremmo tranquillamente potuto suonare ancora come i Grateful Dead”, come suggerisce lo stesso Giovanardi. Quanto fatto vedere stasera non fa che confermare i Julie’s Haircut tra le migliori band italiane, per la ricerca trasversale, il suono distintivo ma sempre in evoluzione e per l’impatto della proposta dal vivo, ipnotica e affascinante.

Pierdomenico Apruzzese

Foto dell’autore

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