Julie's Haircut @ Circolo degli Artisti [Roma, 2/Settembre/2011]

541

Il tutto torna musicale da cui è impossibile sfuggire se si ha l’intelligenza, il talento, la sensatezza e l’acume artistico come bagaglio culturale, come personale bagaglio di esperienze di una vita. I Julie’s Haircut hanno tutto questo e di più. Hanno la trasposizione dell’anima che si riflette magniloquente su di un palco, oltre ad aver avuto negli anni un’evoluzione/maturazione senza eguali. Dagli esordi su Gamma Pop assolutamente da dimenticare ad una strada divenuta sempre più devota agli Dei del cosmo (s)conosciuto. Due anni dopo li ritrovo su questo palco e la sensazione di un’ulteriore crescita è subito tangibile dal primo brano intro-strumentale (‘Julie’s Haircut play Jodorowsky & Rota’ è il loro recente singolo che ha in ‘The Tarot’ la testa d’ariete) che prelude ad uno dei pezzi da novanta contenuti nell’ultimo album ‘Our Secret Ceremony’ ovverosia ‘The Devil In Kate Moss’ (guarda video). Confessiamo che tutto ciò che riguarda la donna più “affascinante” del mondo ha in noi un effetto devastante ma qui c’è la reiterazione seminale che corre sul filo di un nome solo, quello dei Neu! Lo abbiamo ripetuto un milione e mezzo di volte e non ci stancheremo mai di farlo, di quanto sia impossibile non trovare tracce di questa fondamentale band tedesca praticamente ovunque dentro/nella/sulla/sopra/sotto/al fianco della nostra esistenza, farete bene dunque a documentarvi al più presto se la pigrizia e l’ignoranza hanno fatto di voi animali arrugginiti e senza voglia di conoscere e curiosare oltre il proverbiale avvizzito palmo di naso.

Il tutto torna musicale dicevamo che gli emiliani sanno come far brillare (nel senso di detonare) visto che arriva ‘Heart And Soul’ dei Joy Division che soprattutto nell’aula magna dei professori Michael Rother e Klaus Dinger impararono a costruire quelle atmosfere cupe e senza prese d’aria che ancora oggi attraggono e stordiscono. Una versione semi-straziata nella coda conclusiva e interpretata con fare e movenze “iancurtisiane” molto furbe ma con il risultato finale di notevole fascino. Gli omaggi ai maestri non è finito perchè la luce rimane fioca e penetrante quando arrivano le prime note di ‘On The Beach’, title track dell’epocale album consegnato alla storia da Neil Young, una sorta di “pausa” ad aprire e squarciare il cielo per la seconda parte di concerto che non avrà più soste apparenti. Krautwave possente, mentre alle spalle gli immancabili visual (poco efficaci a dire la verità) sostengono la voce e il verbo musicale di una band impeccabile. E’ l’acme di un’esibizione devastante, esempio di come si debba stare su di un palco ma evidentemente di come si debba suonare su di un palco se nella vita si è deciso (fortunatamente e giustamente) di realizzare della MUSICA. Mentre l’immancabile vociare virulento dei giovani convenuti (per caso e per amore) si fa sempre più disturbante e maleducato, i Julie’s Haircut completano l’opera di stordimento piazzando anche il loro brano splendore ovverosia ‘Satan Eats Seitan’ dal fantastico ‘After Dark, My Sweet’ datato anno domini 2006. Superbi. Anzi, cosmici.

Emanuele Tamagnini