Julia Kent & Barbara De Dominicis @ Bestiario Festival [Roma, 24/Settembre/2008]

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Arriva a Roma all’interno di “Bestiario Festival”, giovane festival di teatro ed arte sperimentale, la musicista canadese Julia Kent (già viola per Anthony and the Johnsons) in compagnia di Barbara De Dominicis, sensibile songwriter italiana il cui disco “Anti-gone” rappresenta uno degli album più riusciti e meno allineati del panorama indipendente italiano. Il duo presenta per la prima volta il progetto “Interferenze”, una suite per cello, voce ed elettronica divisa in più parti, tra avanguardia, visual art e sperimentazione. La Kent è artista poliedrica, capace di ammaliare con le proprie composizioni malinconiche, cupe, piene di dolore. Prima di vederla all’opera dal vivo temevo di trovarmi di fronte un fenomeno costruito ad arte su blogs e magazine, capace di costruire la propria fama artistica alle spalle di personaggi ben più noti (Antony, Rufus Wainwright, Burnt Sugar, The Angels Of Light, Devendra Banhart, Mi and L’ au, Leona Naess, Angela McCluskey, Donovan). No, Julia Kent è ispirata e preparata come non mai, e la sua partecipazione allo straordinario “I Am A Bird Now” di Antony and the Johnsons lo dimostra. “Intermittenze” è tutto fuorchè un live costruito per impressionare con immediatezza gli spettatori (non per nulla decollerà nella sua seconda parte) basato principalmente sulle seducenti partiture del violoncello di Julia, con i vocalizzi e le parti elettroniche della Dominicis, artista napoletana dal background colto, che rimangono sempre sullo sfondo. Nessun virtuosismo esasperato e dimostrazioni di tecnica fine a se stessa, Julia preferisce parlare attraverso lo spleen emotivo che le melodie leggere e mutevoli ma cariche di pathos riescono ad infondere, lasciando che la voce della Dominicis si adatti a queste. Memore della lezione del Briano Eno di “Music For Airports”, “intermittenze” è una performance che conduce lo spettatore in un delicato viaggio attraverso il mondo, semplice nella sua costruzione ma che per essere fruita necessita di alta concentrazione ed uno stato d`animo libero e predisposto a questo. Lo stretto ambiente dell’ex mattatoio (stracolmo per l’occasione di gente) come scatola da colmare di suono, un nuovo genere di colonna sonora predisposta per riempire spazi non immagini. Così (ri)concepita e (ri)contestualizzata, la musica diviene nient’altro che parte di un ambiente e ne assorbe l’atmosfera, gli umori, ed i rumori, un qualcosa che nel rapporto simbiotico con lo spazio trova la sua principale ragion d’essere. Un live nella sua concezione semplice e semplicemente affascinante per questo. Menzione per “fortezza” di MK, formazione artistica indipendente che si occupa di ricerca corporea ed indagine sonora. “La fortezza” nello spazio foyer dell’ex mattatoio è concepita come luogo invaso dal suono, con all’interno corpi e danze sfrenate. I temi della fuga, l’interazione, la ricerca della visibilità, che si colgono tra le righe.

Gaetano Lo Magro

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