Josh T. Pearson + Umberto Palazzo @ Circolo degli Artisti [Roma, 15/Novembre/2011]

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“A night like this”, per dirla con un brano dei Cure, questo è il giudizio su quanto andato in scena al Circolo Degli Artisti stasera 15 novembre. Un doppio set cantautorale, scarno e intimo. Andiamo con ordine. Arrivo che Umberto Palazzo è già sul palco: non conosco a menadito la sua produzione ma ho sempre provato una sorta di “simpatia da outsider” nei suoi confronti, mista a gran curiosità. Ogni sua sortita romana con Il Santo Niente (o l’ultima con l’alter ego “ispanico” El Santo Nada) ero stato costretto a saltarla per vari motivi. Ora, finalmente, ho potuto assistere a un suo concerto. Sul palco solo lui con chitarra elettrica, accompagnato da una vocalist, Sandra Ippoliti che canta in alcuni brani del recente primo disco solista di Umberto, ‘Canzoni della notte e della controra’, peraltro ottimamente recensito su queste stesse pagine. Le basi di molti brani sono registrate ma la differenza la fa la voce di Umberto, quasi in bilico tra cantato e recitato, e atmosfere sognanti che danno vita a un set avvolgente e che riscalda ben più del bicchierino di Ballantine che stavo bevendo. Applausi meritati e chiusura con l’immancabile ‘Luna Viola’ del Santo Niente richiesta a gran voce.

E’ il turno del “protagonista” della serata, il texano barbuto figlio di predicatore Josh T. Pearson. Sono curiosissimo di rivederlo sul palco così come accolsi con entusiasmo la notizia della pubblicazione del suo primo album, qualche mese fa, appena nominato disco dell’anno dalla Rough Trade. Io Pearson l’ho scoperto due anni fa in quel di Minehead, UK, dove per me fu la più bella sorpresa e il set più intenso di quell’edizione dell’All Tomorrow’s Parties Festival. Fu un concerto devastante, lisergico, con il solo ausilio di una chitarra elettrica e l’accompagnamento di un batterista, Pearson sembrava una via di mezzo tra un santone e un bovaro. Col compare di avventura Massimo ci scervellammo per reperire in rete qualcosa su di lui, tutto ciò che c’era era l’unico lp della sua ex band, i Lift To Experience. Col senno di poi, probabilmente, quel concerto era più figlio della sua esperienza precedente benché, come mi dirà dopo l’esibizione di stasera, nessuno dei brani suonati allora sia stato ancora pubblicato – ci spero tantissimo. Ma il suo esordio ‘The last of the country gentlemen’ è cosa diversa come diverso è il set di stasera. Ho letto in giro molti pareri positivi ma anche commenti di ascoltatori che hanno trovato il disco noioso o soporifero (credo che il Giudice Talebano sia uno di questi…). Ci può stare. Ma il modo in cui il personaggio in questione si propone dal vivo in questa veste, solo la sua voce singhiozzante e chitarra acustica, trascende la mera esibizione: ha un magnetismo particolare, una capacità di far presa sul pubblico, di catturarlo con le sue nenie di amore e dolore. Il suo finger picking si basa spesso sugli stessi accordi ma, così come la sua voce è ora forte ora sussurrata, così le corde sono pizzicate vorticosamente o più lentamente. Inizia con la delicata ‘Sweetheart I Ain’t Your Christ’, la mia preferita, in mezzo cinque lunghi brani tra cui ‘Country Dumb’ e alcune pause in cui dimostra d’esser pure simpatico, con alcune battutine (“Che differenza c’è fra una grande pizza e un musicista? Una grande pizza può sfamare una famiglia.” “Come si chiama un musicista che si è lasciato con la ragazza? Homeless.”) e con dei “Ciao bella, ti amo” rivolti probabilmente a qualsiasi donna presente. Sala del Circolo piena a metà però, ecco, stasera forse è la prima volta che non si sente volare una mosca, che non si ode quel chiacchiericcio fastidioso purtroppo spesso protagonista di tanti concerti (e report su Nerds Attack!), l’unico rumore a turbare solo un paio di volte la performance è quello del ghiaccio versato in qualche bicchiere al bancone dall’altra parte della sala. Mi giro e vedo solo persone attente, coinvolte, trascinate dall’ugola di Josh. Può tutto questo esser considerato ancora noioso? Forse. Magari c’è bisogno di un particolare mood per presenziare ai suoi concerti, come lo stesso Pearson ha dichiarato in un’intervista “‘I can’t really get excited about the growing turnout at my shows because if people are gravitating towards me and my music it means they’ve probably got some serious heartbreak in their own lives (…) it’s disappointing to see there’s so much sadness in the world today.” Che scherzasse o meno, forse per assistere a un concerto di questa portata ne vale anche la pena. Io, di certo, avevo un gran bel sorriso al termine di questa serata di musica. Scambiandoci due parole dopo, Josh è pure una persona tranquilla e disponibile, mi chiede se c’è un posto vicino dove andar a far due passi e a bere qualcosa. E fu così che ce ne andammo in giro per il Pigneto. Ma questa è un’altra storia.

Piero Apruzzese

3 COMMENTS

  1. Veramente una bella serata, grazie a voi di Nerds Attack per avermi praticamente regalato l’ingresso con il contest così da essermi potuto permettere di comprare lo splendido album in versione doppio lp. E grazie naturalmente a Josh per la gentilezza nel dopo concerto e per la splendida esibizione. Altro che noia, ce ne vorrebbero molte da queste parti di persone e di serate così.

  2. Rileggendo il mio testo, forse avrei evitato quel … “Forse.”, non vorrei si fosse frainteso il senso del mio report, è stata una gran serata, intendevo solo dire che ho visto troppi pareri ingenerosi su Pearson, potrebbero pure starci, per carità, ma io la penso in maniera decisamente diversa.

  3. No il senso del report secondo me infondo era chiaro e il mio commento era solo dovuto al fatto che, come dici tu, effettivamente in molti potrebbero considerare un artista e una serata così “noiosi”, quando a mio parere la semplicità e il minimalismo di certe esibizioni conferiscono soltanto un valore in più alla musica e all’artista in questione, creando una sensazione di intimità che ti porta a contatto con emozioni che in altre situazioni piene di “effetti speciali” non si provano neanche lontanamente. Poi certo c’è sempre la questione dei “gusti” ed è tutto relativo.

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