Jont @ Classico Village/RCA/Fonclea [Roma, 17-18-19/Novembre/2006]

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Questo è un diario. Il diario di una tre giorni che ha visto protagonista Jont. Cantautore inglese ma con il cuore a Los Angeles. Il gigante scalzo. L’artista degli Unlit. Filosofia a metà strada tra l’happening casalingo e le infinite possibilità delle moderna multimedialità informatica. Grazie allo staff di Extra! Music Magazine (una delle più allegre, preparate e divertenti combriccole del mondo web musicale), che festeggiava i quattro anni di attività sul campo, è stato possibile conoscere da vicino – nonostante la sua altezza – una possibile new big thing. Quello che segue è dunque un riassunto di tre giorni vissuti pericolosamente. Tra incontri riconciliatori, pacche sulle spalle, astio poppettaro, cronache empolesi, risse, tranci di torta e tanta umanità chirurgica. Follow me!

[First Day] @ Classico Village
La curiosità è femmina. Per questo al primo appuntamento con Jont abbiamo pensato bene di essere presenti con due ragazze. Che alla fine rimarranno ammirate dalla dolcezza dell’artista anglossassone che torna a Roma dopo circa tre anni. Ma oggi è diverso. C’è da festeggiare. C’è da conoscere. C’è da capire perchè prima dell’esibizione del lungagnone scalzo sullo stesso palco suonino i Surgery. Accoppiata tra le più originali mai viste nella città romana. Quando i ragazzi masked terminano il set (accolto con partecipazione dal loro seguito danzante) la sala lentamente si depaupera di molte unità. Jont sale sul palco mentre la serata sta tentando di trasformarsi in una umida nottata dannosa per ossa e corde vocali. Da solo con la sua chitarra. Ovviamente senza scarpe. E con un largo sorriso con il quale invita le persone presenti in sala a respirare profondamente. Non numerose ma altresì attente e ben disposte a lasciarsi rapire. Lo hanno paragonato a John Lennon che incontra Bruce Springsteen. Lo hanno fatto per colpire l’attenzione. Perchè, se è vero che le influenze dei suddetti calibri si sentono, è anche vero che Jont è un perfetto campionario ambulante di derivazioni, citazioni e adolescenziale background. Che lui non nasconde. Lo fa proprio riversandolo in una miscela di pop folk acustico dalle trame melodiche accattivanti. Già sentito, si. Ma con una spiccata personalità ed una grande voce armonica. Il suo set, di circa un’ora, è in crescendo. Invita i presenti a farsi ancora avanti. Invita al raccoglimento. Come se si fosse dentro un Unlit nel salotto di casa sua. Il fido regista Dave riprende ogni passo. Ogni attimo di vita di Jont per continuare ad aggiungere materiale ad un film che è possibile gustare sul suo spazio My Space. Un work in progress in giro per il mondo nel quale anch’io cercherò di lasciare la mia impronta.

[Second Day] @ Radio Città Aperta
Alle 18.20 ora di anticipo di campionato (siamo ancora a reti bianche) Jont bussa alla porta della radio. Accompagnato da Dave e da Francesco Donadio (sia lodato). Il collega di Extra! Music Magazine fungerà da intervistatore/interprete. Ricambierò con aggiornamenti in tempo reale provenienti dalla Toscana. Jont ha portato con sè una scaletta di brani che potrei mettere tra una chiacchiera e l’altra. Sono pezzi di artisti che lui ama particolarmente. Bob Dylan, Primal Scream, David Bowie, Clap Your Hands Say Yeah, Kings Of Leon… ma io, stravolto dalla stanchezza, non capisco e annuncio quella scaletta come se fosse stata preparata per essere eseguita dal vivo. L’equivoco verrà chiarito a fine trasmissione. Con grasse risate ed un’ammissione da parte di Jont: “you’re crazy man!”. Grazie a tutti. Un’ora di set acustico (che colpisce per intensità) e qualche chiacchiera in simpatia a ripercorrere il suo cammino artistico. Scopriamo quali sono stati i suoi primi dischi acquistati. Un 45 dei Queen, uno di Bowie e uno di Adam Ant. Ci svela che la sua amica Polly Paulusma è diventata mamma. Che Los Angeles gli è rimasta nel cuore. Che la sera prima si è divertito. Ringrazia e saluta i Surgery. Imbraccia la sua chitarra. “Feel Your God” colpisce. Forte quanto l’undicesimo palo in altrettante giornate bigie. Mentre Dave immortala tutto. Finalmente sono nel film. Un paio di volte saluto con la manina. Lo stato di demenza ha raggiunto ormai l’apice. Saluto Jont mentre il suo grande cuore lascia gadget e ricordi autografati. A domani caro.

[Third Day] @ Fonclea
La festa per i quattro anni di Extra! Music Magazine si conclude in maniera “privata” nel locale di Prati. C’è il pienone. C’è ressa curiosa. Ci sono molti stranieri che evidentemente dopo il Papa e Totti hanno pensato bene di chiudere il cerchio con Jont. Ci sono volti noti. Aria di faida. Ben presto svanita a tarallucci e cappuccino. C’è uno stand ricolmo di magliette (“avido” è la parola che sentirò nominare spesso), ci sono tanti sorrisi e finalmente tanta sana allegria. Ci sono, però, anche alcune esibizioni domestiche che intrattengono e scaldano l’ambiente. Posizionati lateralmente al palco non sentiamo benissimo. O non vogliamo sentire benissimo. Scorrono via cover degli Alice In Chains in stile Zero Assoluto, arriva l’anima di Steve Miller, quella mai bruciata dei Lynyryd Skynyrd. C’è tutto l’Alabama che balla e canta in coro. Non ho più voce. Meglio per tutti. Il Fonclea si presta alla dimensione autorale di Jont. E’ questa la sua casa ideale. Sale on stage quando ormai io ed Enrico siamo buoni amici. Durante lo show diventeremo grandi amici. Alla fine saremo dei vecchi amici. Una storia nella storia. Il cappuccino a 37 gradi farenheit ridona colore alla mia prestazione vocale. Quella del nostro Jont è ottima. E’ un set didascalico. Divertente. Scanzonato. Con partecipazione quasi totale. Il locale è sold out. Sono colpito da una paresi alla gamba sinistra. Da seduto riesco a muovere solo il collo. Dopo circa un’ora (alla mezzanotte) il gigante sudato si licenzia dai convenuti. Una serata perfetta. Il merito della quale va esclusivamente addebitato ai colleghi di Extra!. Che ringrazio a conclusione di questo mio piccolo, scanzonato e febbrile diario di viaggio.

Emanuele Tamagnini

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