Johnny Marr @ Fabrique [Milano, 29/Novembre/2018]

511

È importante evolversi, documentarsi sulle nuove tendenze, andare a spasso per generi musicali diversi, cercare di capire cosa piace alla massa, valutare se ci sono gli estremi per apprezzarlo, anche se si tratta di quanto più lontano ci sia dalla propria nicchia. Tutto giusto e sacrosanto, poi, però, a un certo punto, è il caso di tornare all’ovile per riprovare le sensazioni più forti. Con Johnny Marr ci eravamo salutati nel 2013, anno in cui inaugurò la sua carriera da solista col primo album, ‘The Messenger’, al termine di un live concitato alla Mole Vanvitelliana di Ancona, città sede della Comcerto che ha avuto il grande merito di aver portato a suo tempo, e riportato stavolta, l’ex membro degli Smiths a suonare in Italia. L’artista mancuniano, ma di origine irlandese, in quest’occasione raddoppia la gioia dei fan che oltre ad assistere al suo concerto avranno anche la possibilità di incontrarlo nella mattina di giovedì. Essendo fresca di stampa, seppur non freschissima, la versione italiana della sua autobiografia, pubblicata dai tipi di Edizioni Sur, è stato organizzato un firmacopie in libreria, nello specifico la Feltrinelli Red di Viale Sabotino. Quindi si torna sul sito di Italo per modificare il biglietto del treno di andata, inizialmente preso con l’unico criterio che contasse veramente, quello di dormire in abbondanza la notte prima. Cambiate le priorità, cambiato l’orario di partenza, ci troviamo a Roma Tiburtina qualche minuto prima delle 7 am, per essere sicuri di arrivare all’appuntamento nonostante eventuali ritardi che ci saranno, ma non per questo complicheranno le cose. A causa del nostro tabagismo ci mettiamo in fila un po’ più tardi rispetto agli altri presenti, quindi pagheremo il vizio stando in piedi per circa un’ora, prima di avere udienza da Marr. Facendo anticamera, ci sarà modo di conoscere un operaio in tuta da lavoro, chiaramente fuggito ai suoi doveri (sono le 12 di giovedì) e con una borsa piena di dischi da farsi autografare; una ragazza che ha come segnalibro dell’autobiografia un biglietto di un live dei The The del 1989, già firmato dal chitarrista, ma che a distanza di anni necessita, a suo dire, una seconda vidimata; un’altra ragazza, romana come noi, che nel precedente incontro avuto con Marr in terra meneghina ha ottenuto un autografo sul ventre, trasformato in tatuaggio l’indomani alle prime luci dell’alba. Ognuno ha la sua storia, e l’artista, sfuggente nei post concerti e che vende prodotti già autografati al banchetto del merchandising, sfata tutto ciò che di negativo pensavamo su di lui, mostrando un’estrema disponibilità. Dà audizione a tutti i presenti, saranno circa duecento, stando in piedi ed accogliendo ogni richiesta, anche le più balzane. Un tizio che gli porge una quantità così elevata di vinili da perdere l’equilibrio e rischiare di cadere col malloppo, un altro che gli fa ascoltare dal cellulare una sua cover di ‘Some Girls Are Bigger Than Others’, qualcuno che lo abbraccia come fosse un amico appena tornato dalla guerra, noi, che ci parliamo più che altro di letteratura, complimentandoci per il suo stile di scrittura. Lui ci risponderà che gli è piaciuto molto scrivere questo libro, e sicuramente ci sarà un seguito, stuzzicando le corde del cronista d’assalto che è in noi gli chiederemo subito una data, ricevendo come risposta “Tra dieci anni”, pronunciato con una tale sicurezza da far sembrare che stia parlando di dopodomani. Ci saranno le foto di rito, sotto gli occhi della biondissima figlia, con la quale ha passato i tre giorni di soggiorno milanese, restando nella città dove sembra che tutto funzioni, se vista con gli occhi di un romano.

Dopo un meritato sonnellino pomeridiano e un doveroso aperitivo, ci dirigiamo al Fabrique di Via Gaudenzio Fantoli, arrivando un quarto d’ora prima delle 21, orario comunicato, e rispettato, per l’inizio del concerto. Johnny sale sul palco e si mette subito nella sua classica posa con la chitarra, mentre parte ‘The Tracers’, a nostro giudizio pezzo peggiore dell’intera scaletta che offrirà al suo interno brani tratti dai suoi tre album solisti, dal repertorio degli Electronic, duo formato nel 1989 con Bernard Sumner dei New Order e Neil Tennant dei Pet Shop Boys, ma anche e soprattutto quello degli Smiths. La carriera solista, intrapresa in età matura, ha dato alla luce dischi meritevoli, a nostro avviso il primo e il terzo, ‘The Messenger’ e ‘Call The Comet’, e uno un po’ meno, il mediano ‘Playland’. Tutti i suoi lavori hanno comunque al loro interno qualche grande singolo ed alcune perle che riascolteremo negli anni a venire. Sul palco è accompagnato da tre musicisti che si occupano di chitarra/tastiere, basso e batteria, aggiungendosi ovviamente a Johnny, con la sua tracolla, che fa da gran cerimoniere. Il live, della durata di cento minuti, conterà al termine venti brani e la prima ovazione sarà quella ricevuta per ‘Bigmouth Strikes Again’, peraltro il nostro primo approccio agli Smiths, quando avevamo un fratello maggiore che ascoltava (e registrava in cassetta) ottima musica e c’era uno speaker radiofonico che spiegava nel dettaglio cosa fosse quella Grande Bocca. I momenti più coinvolgenti con i pezzi della sua carriera solista si avranno con ‘Hi Hello’, ‘Day In Day Out’, entrambi dall’ultima fatica, nonché ‘Easy Money’, forse il più radiofonico di tutto il novero, datato 2014. Verso la fine della scaletta regolare ci sarà anche spazio per un momento, più scherzoso che altro, in cui Johnny chiederà ai fan di scegliere il brano successivo, che sarà a richiesta. Tutti ovviamente si agiteranno e urleranno titoli di brani della band condivisa con Morrissey, con prevalenza di ‘This Charming Man’, ma, dopo un primo accenno del pezzo che farà esultare tutti i presenti, compresi baristi e buttafuori, lo smilzo buontempone di Ardwick, iconica frangetta e ciuffo laterale bianco, dice che non lo suonerà, come una donna che ti si spoglia davanti guardandoti languida, dice che ti vuole, non può proprio fare a meno di te, ma poi non ti si concede. Una richiesta in realtà verrà esaudita, ma non una di quelle fatte al Fabrique bensì da due fan nella mattinata al book store. Si tratta di ‘New Town Velocity’, suonato molto di rado dal vivo e tratto dal primo album solista, dedicata da Johnny a chi va a scuola, chi ci è andato e a chi si sente come se ci andasse ancora, categoria nella quale rientrano gran parte dei presenti, a giudicare dal numero di teste che annuiscono nella parte finale del discorso. Il locale di Via Fantoli è stato contingentato con mestiere, raccogliendo gli spettatori, circa milleduecento, in modo da farli stare comodi ma compatti. Tra i brani degli Smiths, tutti arrangiati diversamente rispetto alle versioni originali, ci saranno ‘The Headmaster Ritual’, ‘Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me’, una versione ridotta ma splendida di ‘How Soon is Now?’, l’iconica ‘There is a Light That Never Goes Out’, cantata da tutti i presenti e gestita magistralmente da Marr, lasciando parte del proscenio al singalong, nonché la conclusiva, martellante, ‘You Just Haven’t Earned It Yet Baby’ che dopo averci accompagnato a fine concerto lo ha fatto anche, in cuffia, durante tutta la stesura di questo report, avvenuta sul treno di ritorno la mattina dopo del live. Il quartetto di musicisti è stato tecnicamente inappuntabile e davvero coinvolgente, da un fissato del suono come Johnny ce lo aspettavamo, sebbene non fino a tal punto, ma la cosa che ci ha sorpreso di più è stata la capacità del frontman di cambiare voce in base al pezzo (in un paio di episodi avremo la netta impressione di ascoltare quella di Morrissey) e anche la differenza tra la voce con cui parla e quella modulata per cantare. Non mancheranno i momenti Madchester, con i pezzi degli Electronic ‘Get The Message’ e ‘Getting Away With It’, all’interno di un live lungo, completo e pienamente soddisfacente. Ci siamo emozionati avendo attorno a noi persone nello stesso stato e con la medesima passione. Siamo di meno rispetto a qualche tempo fa. Saremo, con ogni probabilità, ancora di meno la prossima volta, ma torniamo da questo viaggio con l’insegnamento di una star che ci ha mostrato di avere una pazienza e stima per i suoi ascoltatori pressoché infinita, peraltro avendo in cambio davvero poco a livello materiale, ma con ogni probabilità molto, a livello umano.  D’altronde è un musicista che vive con passione il suo lavoro e per questo un suo live non potrà mai essere soltanto un’altra data del tour. Chissà che tra dieci anni, quando pubblicherà la seconda parte della sua autobiografia, non parlerà anche di questa splendida tappa.

Andrea Lucarini

Foto dell’autore