John Grant @ Circolo degli Artisti [Roma, 20/Aprile/2011]

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Sulla locandina del concerto si trova scritto: “John Grant live al Circolo degli Artisti, posti a sedere 15 euro, posti in piedi 10 euro. Apertura cancelli alle 20,30. Inizio concerto alle 21,30”. Probabilmente di posti a sedere al Circolo non se ne sono mai visti, certamente ci troviamo di fronte ad un evento rarissimo per lo storico club romano. Non starò a raccontarvi la storia (peraltro interessantissima) di come il recensore ha sfidato il tempo per arrivare in orario al concerto; fatto sta che ogni sforzo compiuto dal nostro eroe è stato vanificato dal puntuale ritardo d’inizio rispetto all’orario previsto.

John Grant probabilmente è una delle più belle voci in circolazione quest’anno: la dimensione live amplifica a dismisura il tratto virile e sanguigno del suo cantato (mentre dalle registrazioni di ‘Queen Of Denmark’ si percepisce una sorta di distacco, di ineffabilità che al contempo affascina ma non colpisce al primo ascolto). Se devo essere sincero preferisco mille volte la voce calda e profonda che ha accompagnato la serata di qualche centinaio di persone mercoledì sera al Circolo rispetto a quella del disco.

Voce, piano, sintetizzatori, nient’altro. Tanta buona musica, tanta bella voce, tante belle storie tristi narrate dal nostro Grant il quale ammette durante la fine del concerto “scrivo canzoni tristi perché è più facile che scriverne di allegre” (e come dargli torto!). Certo di storie tristi ne ha molte da raccontare: la sua omosessualità non sempre accettata (‘Silver Platter Club’), i problemi con l’alcool e con la droga (‘Drugs’), il forte contrasto con la famiglia e con la religione (‘JC Hates Faggots’). Il pubblico, tutto, è totalmente d’accordo con il cantante da pianobar, rispondendo alla sua performance con volti inebetiti, completamente risucchiati dalla sua voce e dal suo immenso carisma on stage. E poi ci sono stati gli applausi: lunghi, sentiti, sinceri. Un applauso è durato forse più di quanto nessuno si aspettasse, e Grant ha dovuto nascondere in qualche modo quell’umida patina che cominciava a velare i suoi occhi.

Tutto il successo che questo artista sta riscuotendo dall’anno scorso è stato ribadito, riconfermato e riconsacrato mercoledì sera al Circolo degli Artisti, e sfido chiunque abbia partecipato a quel magnifico evento a dire che tutto ciò che sta raccogliendo il buon Grant, dopo aver seminato a lungo, non sia meritato.

Stefano Ribeca

11 COMMENTS

  1. Una curiosita, quanta gente c’era? a New York ha suonato in un posto molto piccolo ed eravamo non piu di 50 pochi mesi fa, negli stati uniti non sembra essere molto conosciuto … chissa … forse perche pitchfork si e colpevolmente dimenticata di recensire il suo album.

  2. l’applauso più lungo è stato quello su tc & honeybear, forse la canzone che mi piace meno tra tutte quelle dell’immenso disco di grant eppure io ero tra quelli che non riuscivano a fermare le proprie mani.
    questo per dare la cifra della performance e della serata e per rafforzare la tesi del ‘recensore’ sul valore che l’esecuzione a due da alla voce di john grant. un gran concerto.

    x dante: trenitalia informa che l’evento è stato di quelli da non perdere e vi ringrazia per aver viaggiato con noi ahahahahahahah

  3. pieno da rischio contatto con capoccia davanti che, casualità, combacia perfettamente con la tua tanto da procurare il caratteristico “fastidio da capoccia congruente”.
    l’album mi è moderatamente piaciuto. il live assai più sostanzioso. tc & honeybear è invece il brano che preferisco, un piacere dal vivo.
    bell’omone orsacchione john.

  4. Sono in accordo con l’esimio Ribeca, Q.of D. è stata una delle performance live più emozionanti della mia vita. Gran classe, fact!

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