John Cooper Clarke – ‘Anthologia’

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Il marcato accento mancuniano come firma riconoscibile. Classe ’49 John Cooper Clarke viene (era ora) rispolverato, omaggiato, celebrato e dato in pasto alla grande massa. Quella che per almeno 40 anni l’ha lasciato nel dimenticatoio preferendo nomi più celebri e celeri nel farsi apprezzare. La grande massa. Quanti danni provoca. Dall’EP di debutto datato 1977 all’esordio via Epic ‘Disguise in Love’ pubblicato un anno dopo che contiene anche ‘I Don’t Want To Be Nice’, autentico manifesto del “punk poet” mai entrato nelle grazie della critica che conta che lo ha sempre considerato come una semplice continuazione dell’emergente (allora) alternative comedy scene. Il declino arriva dopo il terzo album di studio ‘Zip Style Method’ (1982, anno in cui esce anche il docufilm “Ten Years in an Open Necked Shirt” assolutamente da recuperare) e ritroviamo Clarke cadere dritto dritto nel tunnel dell’eroina (sofferenze e tormenti che condivide con Nico in una storica “domestic partnership”). Gli anni ’90 lo vedono ritornare soprattutto live e il nuovo millennio è una discesa percorsa a grandi falcate. Il giusto recupero di un artista senza compromessi. La tripla antologia (46 brani) è allora un documento imperdibile che racchiude versioni di studio con la backing band Invisible Girls (Martin Hannett, Steve Hopkins, Pete Shelley…), sessioni da sua maestà John Peel, spoken word, 1 DVD e performance live. Diamo a John Cooper ciò che è di John Cooper. La gloria. (ET)

Sony Music

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