Joe Strummer: in loving memory

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Improvvisamente, fatalmente, tragicamente. Sono passati quasi quindici anni da quel 22 dicembre 2002 e Joe Strummer, uno di noi, sembra non essersi mai allontanato dalla sua casa di Broomfield nel Somerset, dove un’insospettabile malattia congenita al cuore riusciva malvagiamente a chiudere di fatto un’epoca. Quella di uno dei più grandi artisti di ogni tempo, è bene non dimenticarlo mai, influente, decisivo, generazionale, immortale dentro e fuori all’alchimia perfetta chiamata The Clash. Dopo la sua morte, nel 2003, il nome della band viene scolpito nella Rock and Roll Hall of Fame, nasce la Strummerville Foundation con l’obiettivo di stare al fianco delle nuove leve musicali, si susseguono tributi, omaggi, concerti dedicati, docufilm, trasmissioni radio lunghe un intero giorno lo ricordano annualmente nell’anniversario della sua scomparsa, escono dischi postumi come quelli preziosi che la Hellcat Records – l’etichetta dei Mescaleros – pubblica e ristampa durante il 2012, compreso il concerto finale di Strummer ‘Live At Acton Town Hall’ edito a fine novembre in occasione del Record Strore Day, a Granada (in Spagna) gli viene intestata “Placeta Joe Strummer”. Nel 2014 e nel 2015 compaiono due documentari – “Quiero tener una ferretería en Andalucía” e “I need a Dodge! Joe Strummer on the run” – che raccontano il rapporto dell’artista con la terra spagnola. Ma l’istantanea più bella, più commovente, più irrinunciabile, rimane l’opera di Julien Temple, il film, “Joe Strummer: The Future Is Unwritten” andrebbe proiettato nelle scuole tanto è esaustivo, tanto è meravigliosamente coinvolgente, tanto è totalmente John Graham Mellor. “Punk pioneer Joe Strummer, a musical and political inspiration for a generation, has died aged 50”. Era il 22 dicembre 2002. Sembra ieri. Il cuore di Joe Strummer, però, non ha mai smesso di battere. Perchè il nostro “rude boy” non morirà mai.

Emanuele Tamagnini

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