Joana Serrat @ Blackmarket [Roma, 16/Gennaio/2018]

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Non potevo mancare all’unica data italiana di Joana Serrat dopo che ‘Dripping Springs’ (quarto album per l’artista spagnola che si è avvalsa della collaborazione in terra texana di Israel Nash) è finito in cima al podio della personale Top 5 del 2017. Il mio disco dell’anno finalmente qui in carne e ossa, nella perfetta e per certi versi magica atmosfera degli appuntamenti firmati Unplugged in Monti garanzia di ricercata qualità e passione. L’ultima volta era stata per Jesca Hoop e non faccio fatica a trovare delle similitudini con le due cantautrici anche se proprio in un discorso di compendio musicale dell’anno appena passato, sono state la Serrat, Nicole Atkins e Juanita Stein ad avermi piacevolmente colpito, rapito e fatto sognare. Un filo rosso che deve ricercarsi nell’amore verso la tradizione americana, quella autentica e ancora fortemente radicata, quella che viaggia da costa a costa toccando paesaggi incantati e desolati, assolati e rurali, quella che la catalana Joana Serrat prova a riscrivere con estremo gusto e fascino. Da sola, accompagnata dalla chitarra e da una voce bellissima, un’ora di esibizione intima, calda, confidenziale, di estremo coinvolgimento. Camicia nera western style, jeans attillati e stivaletti, si presenta così, dispensando sorrisi e storie personali, che sono poi le storie delle sue canzoni. Versioni “accorciate” per l’occasione che non perdono forza ma anzi acquistano in  sentimento, un cuore grande quello di Joana, che non risparmia un bis-non-bis concedendosi altri quattro momenti da brividi. Promette che tornerà con la band, presenta il suo album adagiato comodamente sul divanetto alle proprie spalle, saluta in italiano con lo stesso grande sorriso con cui era entrata in scena. Una delizia.

Emanuele Tamagnini

Foto dell’autore