Joan As Police Woman @ Corte degli Agostiniani [Rimini, 3/Luglio/2011]

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E’ strano. Alla fine di tutto, a luci bianche in platea, dopo l’ultimo bis e l’invito di Joan al banchetto del merchandising per saluti, foto, autografi  e far cassa coi dischi è forte la sensazione che il suo set abbia completo senso se abbinato a quello di apertura di Vasi e Meinier. E viceversa. Come se le stelle, indipendentemente dalle traiettorie di volo, avessero comunque bisogno, per non andarsene del tutto via, di un àncora ben piantata a mò di palloncino legato al polso, cavallo imbrigliato fuori dal saloon. Perchè quel che non riesco a darvi stasera, caro pubblico, potrebbero le mie dame di compagnia. E quello che per tempo, voglia, concessione oppure indole non possono loro, state pur tranquilli che lo dirò forte io, poi. Forse le cose non stanno esattamente così. Chissà. Ma secondo me Joan questa regolina la conosce benissimo. Perchè è nella sua interezza, nella sua organicità che la serata rotola nella direzione giusta.

In molti apprezzano l’apertura di Vincenzo Vasi e Malvina Meinier, soggetti lunari e stranieri in terra, del tutto affini e confidenti tra i pianeti. Non somprende la notizia che i due stanno per realizzare un album insieme prodotto proprio dal festival di musica e letteratura Assalti al Cuore. Vincenzo, meraviglioso e incestuoso musicista, pare davvero un uomo di scienze e altri tempi. Il bianco del camice travasato nei capelli elettrici. Lo sguardo scarlatto come la camicia. Stasera canta, suona il theremin, filtra e manipola. Malvina, appena nata, francese e preraffaellita, canta, suona il piano e gioca con campanelli e loop station. E’ docile nella voce e nel candore, ma sospetto spigolose scatole cinesi nascoste sotto il velo. Entrambi hanno gusto per misura e sottrazione. Si accompagnano, si ascoltano, si sorridono e ci introducono in un luogo dall’estetica perfetta, a cavallo dei secoli e lontano dalle loro carni, dalle loro tempeste, in perfetta simbiosi con le proiezioni oniriche e dolci di Bertrand Sallé. Poi arriva Joan. Con lei Parker Kindred alle percussioni e Rob Gentry a tastiere e Moog bass. La cantautrice statunitense- i cui legami sentimentali e professionali, presenti e passati, fanno morire d’invidia legioni di ragazzine e musicisti – prende possesso del palco con fare quasi virile, traghettandoci con sicurezza e confidenza attraverso un set fondato su groove 70’s black oriented e canzoni d’amore made of flesh and bone. E tutti e tre i ragazzi sul palco sembrano davvero a loro agio on the dance floor. Quando poi la signorina abbandona le tastiere per imbracciare la sua Telecaster nera la metamorfosi felina è completa, tanto che sul palco divenuto foresta non c’è spazio che per loro due. E come ogni fiera che si rispetti, sono proprio questi artigli più misurati a lasciare il segno più profondo. Assalti al Cuore, festival di musica e letteratura che da sette anni scommette – e vince – con le sue scelte chiude col botto l’edizione 2011. E Joan – curioso incrocio tra alcuni nervi di Elena Bucci e alcune frequenze di Diamanda Galàs – ruba un galeone della flotta Rogue’s Gallery e salpa per le sue Indie. Una musicista che ha capito come spesso l’energia delle onde può essere più importante e magnetica della terra ferma. Relese your inner animal! Scrive da qualche parte sul suo sito. E pare davvero essere così. Almeno per lei.

Giuseppe Righini

1 COMMENT

  1. Bellissime parole, un giusto elogio al talento e alla bellezza degli ultimi due dischi. Peccato che il concerto sia stato alquanto imbarazzante, ma troppo spesso questo rimane un dettaglio da nascondere. Lode all’artista.

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