Joan As Police Woman @ Circolo degli Artisti [Roma, 22/Aprile/2007]

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A conti fatti la bella 36enne del Maine Joan Wasser è una gregaria di lusso. A rivelarlo è la sua storia musicale. Che parte dall’amore sconsiderato per Stooges e Minutemen quanto per la musica classica. Il primo gruppo (The Dambuilders), il secondo (Those Bastard Souls) -insieme a David Shouse dei Grifters (Dio onnipotente riscopriteli!) Steven Drozd dei Flaming Lips e Fred Armisen dei Trenchmouth -, il terzo (Black Beetle) accanto a Michael Tighe e Parker Kindred direttamente dalla band di Jeff Buckley. Proprio da quest’ultimo si genera la sua carriera solista e cantautorale.

Joan As Police Woman tornano a Roma a quattro mesi dall’esibizione all’Auditorium e colgono un nuovo successo di pubblico. Il trio è delineato dal corpulento batterista Ben Perowsky che vanta un curriculum vitae più lungo dell’elenco telefonico della sua New York (valgano per tutti nomi come Zorn e Cale) e dalla bassista “maschietto” Ray Orteca. Dopo un fresco aperitivo dal sapore misto domenicale scorgiamo beatamente a passeggio nel giardino del club romano la coppia che non t’aspetti: Joan e Alex Infascelli, regista e conduttore di MTV Brand New, suo nuovo compagno. Siparietto simpatico-chic che si ripeterà sul finale di concerto.

Joan Wasser ha avuto la fortuna di essere l’ultima metà sentimentale dell’angelo Buckley. Che oggi sembra aver rinnegato (si riprenda il suo monologo sull’amore e sull’essere innamorati che dispensa davanti al suo pianoforte) a favore proprio del miracolato di cui sopra. Entra in scena da sola. Abitino curioso, gambaletti, scarpe bianche con tacco vistoso e un pasteggio continuo e fastidioso di caramelle per la corretta respirazione. E’ leggermente alticcia. Allegra. Divertita. Il suo sorriso è contagioso. Parla e ride come una bimba davanti ai primi giochi risolti. L’inizio è confortante. L’atmosfera che cala all’interno delle mura del Circolo è di quelle da pelle d’oca. Sensazione che però durerà lo spazio di un paio di brani. Quando arrivano sul palco Ben e Ray prosegue infatti senza sussulti la riproposizione del debutto “Real Life”. Che manca di agilità. Se non in due-tre episodi (“The Ride”, “Eternal Flame” e “Christobel”, guarda caso tre dei cinque singoli estratti) che riescono a coinvolgere anche nella dimensione live. Lasciato il piano Joan si dedica alla chitarra. Ma l’ombra dell’angelo è troppo marcata. La musica dei Joan As Police Woman è datata. Ha il sapore di un decennio fa. Le crepe drammatiche e intime somigliano a delle outtakes di “Grace”. Sarà mica un caso che la nostra abbia condiviso parte della sua vita con Buckley figlio. L’impronta rimane. E se non nel suo cuore, nella sua testa d’artista.

Continua a parlare. Ride. Mastica e sputa caramelle. Sorseggia acqua. Poi torna al piano. Ecco sbucare dalle quinte l’Infascelli con una piccola videocamera. Lei fa la parte della lusingata. Quelle riprese, dice, serviranno per un prossimo clip. Saranno riprese mosse perchè le mani del regista (figlio d’arte!) non riescono a stare ferme. Quando termina il brano si scambiano un tenero bacio. Un quadretto da film. Da film con Scamarcio. Purtroppo il finale è calante. Scontato. Seppur chiuso nuovamente in maniera “elettrica” con un singulto punk. Rientrano velocemente per un bis. Nel quale viene omaggiato Elliott Smith. Ancora saluti. L’angelo ora può riposare in pace.

Emanuele Tamagnini

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