JJ + Iori's Eyes @ Dimmi [Roma, 12/Maggio/2010]

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Secondo e conclusivo appuntamento con l’Exploit Fest. Squarcio di luce pseudo-primaverile irradiato (coraggiosamente) ad inizio settimana. Dopo la Londra dei Chap ecco la Svezia e il pop dolce dei JJ. Un acquazzone novembrino aumenta il tasso letale di umidità che attanaglia la città. Sui muri di S. Lorenzo allegri vermiciattoli e lumache decapottate vanno beatamente a zonzo su muri ricoperti di velato muschio natalizio. L’apertura del club è spostata di una mezz’ora almeno. Gli annunciati The Tough Alliance non saranno della partita finale. Solo dopo le 23:30 abbondanti sullo scarno palco fa la sua comparsa il duo milanese Iori’s Eyes. Clod e Sofia. Chitarra acustica lui, basso e tastiera lei. Una deliziosa balena gialla come marchio della loro produzione, un EP (quasi due) all’attivo (‘And Everything Fits In The Yellow Whale’) prodotto da Dragogna dei Ministri. Pop scarnificato all’osso. Immaginario twee. Partiture dreamy. L’essenzialità che alla radice riporta sempre (almeno idealmente) agli Young Marble Giants, seppur senza aloni wave. I brani sono soffusi, acusticamente ricamati, ma la voce falsettata di Clod non riesce a imprimere le giuste sensazioni. Si fa largo, nel complesso, una linearità autorale che solo nel brano finale (con inserti elettronici) riesce a sorprendere. Da segnalare la non riuscitissima cover di uno dei classici di Elliott Smith ‘Needle In The Hay’.

Avevamo già notato l’assidua presenza al bancone del bar di una paffutissima ragazza bionda. Lei è Elin Kastlander, metà del duo di Goteborg JJ, che divide con Joakim Benon. Dalla Sincerely Yours (etichetta fondata proprio dai due Tough Alliance) alla Secretly Canadian. La prima peculiarità riscontrabile è la numerazione dei loro lavori. Siamo arrivati al ‘N°3’, dopo il primo singolo e il primo album. Elin con tanto di vestiti scandinavi-palandrana, è una sorta di Miss Piggy dai capelli mossi, lui (alticcio) ha lo sguardo e il ghigno del protagonista di ‘Elephant’. Basi registrate, immagini sullo sfondo ad accompagnare ogni brano (scorre anche un omaggio a Zlatan Ibrahimovic), apparente approssimazione di fondo. Il ragazzone è praticamente scenografico. Si nasconde dietro la sagoma della compagna, dopo due brani la bacia e l’abbraccia, poi parla e urla in svedese, prende la chitarra e si siede alle spalle di Elin. Ma non suona. Mima gesti e sorride. Mentre la sua metà prende via via il sopravvento. Dotata di una bellissima voce, quasi timida, sorseggia un cocktail, occhi truccati di nero. E’ un duo assolutamente naïf. Autore di un pop ovattato, spaesato, cristallino, melodioso. Casalingo si direbbe. Che assorbe tutte le influenze possibili in un’accezione ampia del termine “world”. Non dura molto il set. Tanto basta per amarli alla follia o detestarli alla morte. Comunque uno sprazzo di pop bislacco, singolare, stravagante, eccentrico e forse per questo autentico.

Emanuele Tamagnini

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