Jessica Bailiff @ Traffic [Roma, 29/Novembre/2006]

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In un rigore e in una definizione di fiamminga marchiatura si disperde oro e porpora. Un trittico di Jan Van Eyck traslato in una suburbana realtà. Jessica Bailiff accompagnata da placidi e felpati sussurri corali di Annelies Monseré, dal suo violoncello e dai micro ornamenti aggiunti da Jesse Edwards riappacifica i sensi e dilata l’atmosfera all’interno di un piccolo locale che mai avrei detto potesse prestarsi bene ad un genere come questo. A una dispersione di vapore vocale come quello della Bailiff che apre le danze con “With You”. Segue poi “Swallowed” (brano, fra le altre cose, che mi ha introdotto alla produzione musicale della Bailiff) e mi sento più coinvolta e parte del turbinio slowcore opalescente e sì, giustamente, liqueforme, punteggiato e attraversato da soft folk breeze (l’ho inventato or ora). Si raggiunge una compostezza direi quasi liturgica, un’elegiaca e tenue intimità domestica. Continua la proposta dei brani dal suo ultimo lavoro “Feels Like Home” (Kranky Records).Tutto rimane composto ed elegante. Ogni cosa al suo piccolo, semplice posto. Molta gente invece ancora fatica a rimanere nel proprio di posto, in silenzio. Questo genererà un corale e punitivo “shhhhhh”. Elegante nei modi e nell’aspetto va avanti. Lievita l’impasto in cui rivedo, risento Movietone, Tara Jane O’Neal, Nina Nastasia, Espers. A tratti ho l’impressione che si tratti di un unico infinito brano contaminato o forse è solo Morfeo che è venuto fuori a prendermi. Il sonno è terminale e la Bailiff non mi aiuta, anzi. Nel senso che non mi tiene sveglia. Nel senso che è tardi, troppo per un genere come questo. Ma io sono curiosa di sentire ancora. E lì sto. La performance si concluderà di lì a poco con la proposta di una cover del brano “Fly High” della british folk singer Bridget Saint John (ho fatto le mie ricerche). Un raffinato, dolce, carezzevole concerto conciliante.

Mary Notarangelo

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