Jenny Hval – Blood Bitch

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L’avevamo vista (in pochi) cinque anni fa, all’epoca di ‘Viscera’, in una fredda serata d’ottobre nella romana Locanda Atlantide. Non ci stupiamo allora che (almeno) al momento l’ex-signorina Rockettothesky non torni quaggiù dalle nostre problematiche parti. 36 anni da poco compiuti, Jenny Hval non placa la sua vena prolifica di artista a cinque stelle, confezionando a distanza di un anno dal precedente ‘Apocalypse, girl’ (che segnava la nuova vita in casa Sacred Bones) un devastante nuovo album di una bellezza incorporea e spettrale, rifinito ancora una volta dalla lucida maestria del produttore Lasse Marhaug. “Blood Bitch is a fictitious story, fed by characters and images from horror and exploitation films of the ’70s. With that language, rather than smart, modern social commentary, I found I could tell a different story about myself and my own time: a poetic diary of modern transience and transcendence”. Autrice maiuscola, interprete assoluta, disco di profonda intensità emotiva. Da avere. (ET)

Sacred Bones

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