Jello Biafra And The Guantanamo School Of Medicine @ Leoncavallo [Milano, 22/Giugno/2011]

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Messaggio ai naviganti ma soprattutto a Tamagnini: dopo questo live report, dopo aver rivisto Jello Biafra a distanza di una decina di anni (CSOA Forte Prenestino, 2001), non so se sarò ancora in grado di elogiare, acclamare, decantare qualche altro gruppo punk, specie se attuale. Se ne vedono tanti, troppi in giro che meriterebbero meno elogi e più ortaggi in faccia. In questo modo forse si sveglierebbero e capirebbero che il punk è un’attitudine come diceva qualcuno, una continua denuncia sociale, economica, politica e quindi ha spesso poco a che fare con l’estetica o con qualche eccesso strombazzato tramite i media che sa più di marketing stucchevole che di vera e sentita partecipazione con quello che il pubblico desidera come feedback da una punk-band.

Non vi parlerò di chi sia stato Jello trant’anni fa, del Jello produttore con l’Alternative Tentacles, del Jello candidato come sindaco di S. Francisco (ottiene 7000 preferenze con un programma che prevedeva che i poliziotti andassero vestiti da clown e i politici diventassero bersagli per il lancio di uova marce), del Jello che si scaglia violentemente contro l’allora governatore della California Jerry Brown (in ‘California Uber Alle’),  oppure del Jello condannato per aver pubblicato un album (‘Frankenchrist’) contenente un poster sul quale veniva rappresentata un’immagine di sodomia come a dire “il potere ti fotte”. Vi parlerò invece del Jello che ho visto stasera ovvero lo stesso di allora. Che poi Jello sia stato sempre alquanto esplicito e alquanto colorito nelle sue esternazioni e nelle sue liriche, è ormai noto a tutti. Ma è pur vero che il suo linguaggio, che all’epoca faceva scattare la censura in mezz’America (il primo album, ‘Fresh Fruit For Rotting Vegetables’ fu prodotto e distribuito dall’inglese Cherry Records), è ormai quello usato anche attualmente da riviste “politically correct” come l’Economist (pensate all’ultima copertina dell’Economist che titola “Berlusconi: l’uomo che si è fottuto un intero Paese”). Se è stato un precursore del linguaggio acuto, critico e spesso cinico, dell’accusa gridata mediaticamente e culturalmente grazie anche al supporto del geniale Winston Smith, lo è stato anche riguardo ai messaggi che provenivano dal vecchio e nuovo continente lacerato dalle discriminazioni sociali ed economiche.

Già a fine anni ‘70, Biafra denunciava gli stessi soprusi (‘Kill The Poor’), le medesime logiche affaristiche e lobbiste (‘Let’s Lynch The Landlord’), l’identico potere clericale (‘Moral Majority’), la solita scarsa attenzione verso l’ambiente (‘Chemical Walfare’) che, ancora oggi, viene gridata e  combattuta da tutti noi, o almeno dalla maggioranza di coloro che compongono la cosiddetta società civile. Non che sia stato l’unico all’epoca, ma certo, specie per il popolo punk, lo è diventato assieme a pochissimi altri gruppi specie di matrice anarco-hippy (C.R.A.S.S. e Conflict prima di tutti). Jello è stato ed è l’antidoto all’atteggiamento viciousiano che ha avvelenato intere generazioni col germe nichilista della self-destruct; è e sarà il lato ironico, istrionico, dissacrante e per certi versi positivista del punk-rock mondiale. Un caso unico nel suo genere, un aspetto che ancora oggi fa del cinquantatreenne Signor Biafra un leader, un attivista (membro del Green Party), un trascinatore, un fecondo utero da cui vengono partorite continuamente invettive contro il sistema capitalistico che non risultano mai banali, populiste o provinciali ovvero legate solo alla sua tanto amata, quanto odiata America. Lo dimostra stasera quando con la sua nuova band (l’unica seria da quando ha lasciato i Dead Kennedys) si presenta a noi, sulle note di ‘The Terror Of The Tinytown’ vestito con un lungo camice insanguinato, guanti in lattice grondanti anch’essi sangue fresco ed una maschera col volto del nostro premier Silvio Berlusconi. Un scena delirante, che infiamma tutti. Il Leoncavallo è stracolmo come non lo si vedeva da tempo. Vecchi e nuovi punk meneghini sono di nuovo tutti assieme. Qualcuno passeggia per la mostra allestita sulle locandine d’epoca del Virus oltre che del centro sociale, quand’era ancora nella via da cui ebbe il nome.

Non c’è security ai margini del palco se non due tizi ignari di ciò a cui stanno per assistere. Con uno di loro scambio due chiacchiere e lo metto in guardia sul fatto che avrà molto da sudare. In maniera supponente e spavalda mi dice “Pfs! tranquillo, ho bisogno di sfogarmi!”. E’ bastato il quinto pezzo, ‘California Uber Alles’, per fargli cambiare idea e vederlo sprofondare nello sgomento. Panico e tormento. Gli schemi saltano, e altrettanto fanno tutti, chi dal palco, chi da dietro. La stessa scena si ripete quando la band esegue le celebri e stupende ‘Too Fuck, Too Drunk’, ‘Let’s Lynch The Landlords’ e ‘Holiday In Cambodia’ selle cui note Biafra si getta letteralmente in mezzo a noi come ai vecchi tempi. Per il resto, il quartetto suona quasi tutti i pezzi dell’unico album all’attivo, ‘The Audacity of Hype’ (‘Electronic Plantation’, ‘New Feudalism’, ‘Clean as a Thistle’ etc.), ma anche del nuovo EP, appena uscito, ‘Enhanced Method Of Questioning’ (’Dot Com Monte Carlo’, ‘The Cells That Will Not Die’). Nulla da dire sulla band, in fondo conta volti noti come l’ex Faith No More, Billy Gould, al basso e Ralph Spight (Victims Family) alla chitarra. Una band compatta il cui suono è a meta tra quello dei Lard, dei primissimi NomeasNo, ma anche degli ultimi Kennedy morti, specie quelli di ‘Frankenchrist’. Il Punk, con Jello, è in parte nato e con lui in parte morirà.

Andrea Rocca

7 COMMENTS

  1. Ottima rece! Purtroppo non sono potuto rimanere a lungo per mancanza di mezzi per tornare a casa, ma quei pochi pezzi a cui ho potuto assistere sono stati fulminanti. Grande Jello!

    P.S.: “Too Drunk To Fuck”… 😉 (che tra l’altro mi sono perso…sigh…)

  2. non voglio far polemica però solo 6 righe dedicate al concerto
    le altre sono notizie(tralatro sentite 100 volte),aneddoti e considerazioni personali
    insomma sto concerto non ce lo hai raccontato

  3. Ai concerti noi dedichiamo massimo sempre 6 righe. Ce ne sono di tanti altri splendidi e completi che di media ne dedicano più di 150 (minimo) ogni volta. Basta un click… che ci vuole.

  4. Beh, uomo incappucciato, per dirla tutta sono almeno il triplo e se usassi almeno il pallottoliere te ne renderesti conto. Il resto, sono per metà cose che certamente sai e per l’altra metà opinioni personali. Ma al di la di questo, e andando oltre, se provassi a cercare sul web un live report del concerto, ti accorgeresti che non esiste una sola parola al riguardo… a parte queste ‘6 righe’. bye.

  5. Bel report Andrea!! Mi sono proprio immaginato la faccia del tizio sotto al palco… 😀 Jello Biafra è il Delirio!!

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