Jello Biafra And The Guantanamo School Of Medicine @ Forte Prenestino [Roma, 21/Giugno/2010]

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Questa sera il Forte Prenestino sarà lo scenario in cui Jello Biafra ci “coccolerà” con la sua voce impostata, ironica, americana, politicamente scorretta, acida, da cartone animato: le basi del punk insomma. Naturalmente si parla dell’hardcore punk dei Dead Kennedys, perché l’ex leader della storica band è ritornato con questo nuovo progetto del quale fanno parte i due chitarristi Ralph Spight (Victims Family, Freak Accident, Hellworms) e Kimo Ball (Freak Accident, Carneyball Johnson, Mol Triffid, Griddle), il batterista Jon Weiss (Sharkbait, Horsey) e il bassista dei Faith No More Billy Gould. Quest’ultimo sostituito, almeno per il momento, dal fratello del batterista Jon, ovvero Andrew Weiss, che per un breve periodo suonò il basso nei Butthole Surfers (come ci spiegherà lui stesso dopo il concerto).

Aprono la serata i Rancore, romani, direttamente collegati all’ambiente dell’Acrobax, ovvero il centro sociale del ex-cinodromo di Via della Vasca Navale. Infatti riconosco molti ragazzi del centro che si aggirano per il forte. Riconosco anche Stafano Tarquini, cantante dei Palkosceniko al Neon, appostato al banchetto per sostenere Radio Onda Rossa. Ad ogni modo i Rancore spaccano, li ho già visti varie volte e devo dire che questa è stata la loro migliore esibizione. Suonano il loro repertorio con tanto di brani in memoria di Carlo Giuliani e il loro amico Renato Biagetti. Il punk hardcore con deviazioni verso lo ska è gradevole e ben suonato.

Poco dopo, sul palco salgono i Gronge. Storici. Attivi dal 1985. Hanno ispirato svariati gruppi tra cui gli Zu con il loro “tecnopunkcabaret”. Gronge è una sorta di collettivo di artisti/musicisti che propongono performance oltre che suonare punk, affrontando tematiche quotidiane, di alienazione, trash urbano, con ironia, cinismo ma soprattutto follia. Impossibile non pensare ai primi CCCP, i quali si presentavano più o meno allo stesso modo, ovvero un’unione di avanguardie artistiche, teatrali, oltre che musicali, con l’intenzione di prendere per il culo e scioccare il pubblico. E il riferimento ai CCCP viene confermato quando il cantante Marco Bedini dedica un brano “al rinnegato Giovanni Lindo Ferretti, perché la sua via non è l’unica via”. Gli altri pezzi che propongono sono ‘Centocelle Uber Alles’, con la quale aprono, forse proprio in onore di Biafra, oppure ‘Pischelli’, ‘Lungotevere Dorme Ancora’ e ‘De Filippi’s Dead’ dedicata invece a Maria De Filippi. Usano molti campionamenti, come l’intro di basso di ‘Ace Of Spades’ dei Motorhead. Offrono uno spettacolo ai limiti dell’inquietante se si pensa anche al look dei quattro: Vincenzo Caruso al basso è vestito da marinaretto, Baldini indossa un lungo camice da dottore, gli altri due componenti (di cui uno dalla sconosciuta funzione) hanno invece delle vistose tute da meccanico. Con il passare del tempo il pubblico si lascia coinvolgere sempre di più e apprezza lo spettacolo.

Ma è quando Jello Biafra sale sul palco dopo che la sua band ha attaccato con il primo pezzo, che la zona palco si riempie sul serio e la carica esplosiva del sound del gruppo (che deve molto agli Stooges) fa partire il pogo e alzare la polvere come in un concerto punk che si rispetti. Propongono tanti brani del loro ultimo lavoro ‘The Audacity Of Hype’, ma anche, naturalmente, i pezzi più belli dei Dead Kennedys e quando inizia l’intro di basso di ‘California Uber Alles’ non so resistere e vado in mezzo. In pochissimo mi ritrovo sotto al palco con Jello che mi porge il microfono e almeno 5 persone sopra di me che salgono sul palco per ributtarsi di sotto. Il resto è delirio puro perché lui dedica canzoni a Silvio Berlusconi (indossa rigorosamente, e lo ringrazio per questo, la maglietta con la faccia di Berlusconi e con su scritto “Not My President”), al Papa, a chi sta tutto il giorno davanti al PC, e facendo un gioco di parole con il film “The Invasion of Body Snatchers”, introduce un brano dal titolo ‘The Invasion of Mind Snatchers’ riferendosi a coloro che quotidianamente cercano di farci un costante lavaggio del cervello. Su ‘Holyday In Cambodia’ verso la fine del concerto la situazione è così degenerata che decido di salire anch’io, più che altro per evitare di essere schiacciato da un energumeno dietro di me in piena “febbre da divismo” per Biafra. Dopo la strepitosa esibizione riusciamo a colloquiare un po’ con tutta la band che si mostra disponibile e tranquilla. Jello è attorniato da tutti e si lascia fotografare pazientemente indossando uno “zuccotto” nero con la scritta “Swat” in primo piano. Mentre il forte si svuota me ne torno a casa con la terra ovunque, nelle scarpe, sui capelli, nei vestiti, ma con la soddisfazione di aver “vissuto” uno dei tanti punti di riferimento del punk mondiale.

Marco Casciani

7 COMMENTS

  1. Marco il tuo é un atto di fede, come lo sarebbe stato il mio. Rispetto assoluto per certi Signori.

  2. rispetto x il tuo atto di fede .. e x tutto il resto…
    visto che il r ‘n’ r è passione.. e null’altro..
    solo un piccolo però..
    OK gli Stooges .. che è certo l’origine di tanto..
    ma chi c’era sul palco lo sai ?
    Ex componenti Victims Family, Ween, Rollins Band, Butthole Surfers…. ecc…
    Non per fare il saputo.. che non è proprio il mio concetto di apprezzare la musica….
    però.. come dire.. ti sei accorto della chimica che usciva dagli ampli ??
    A Roma cose così non si vedevano da tempo…
    Te lo chiedo solo perché dal tuo resoconto non esce…
    E quindi contento ti sia goduto questo e spero anche i prossimi….

    ROCK ON !!

  3. Stefano, hai ragione. Magari Marco si è soffermato sul catalizzatore, Jello. E’ pacifico. E’ fisiologico. Chi non l’avrebbe fatto? Grazie comunque della precisazione. Punk’n’Roll bless U.

  4. Si Stefano, hai ragione… anche se sapevo chi c’era sul palco (ma ammetto di aver appreso della presenza di Andrew Weiss pochi minuti prima dell’inizio del concerto)… Ora, a posteriori e leggendo il tuo commento, in effetti sento che manca la descrizione di quell’aspetto: “la chimica”, hai detto bene! e andava detto!
    Quindi ringrazio anch’io 🙂

  5. Bè… grazie dei.. ringraziamenti, ma non erano necessari.
    Quello che conta è che è stato un gran concerto !

    🙂

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