Jeff Mills & Tony Allen @ Auditorium [Roma, 1/Ottobre/2017]

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La sfida definitiva tra l’afrobeat del leggendario Tony Allen e la techno dell’elegante Jeff Mills, il dj producer di Detroit, l’incontro tra due mondi apparentemente lontani tra militanti della scena contemporanea, ognuno con le sue peculiarità presentati all’interno della rassegna Romaeuropa Festival ospitata nell’Auditorium Parco della Musica. Sarà stata veramente la sfida definitiva? Due punte di diamante nei loro generi, fautori di percorsi sperimentali, curiosi ed esploratori per natura, hanno collaborato e creato progetti paralleli di levatura unica. Ricordiamo la recente uscita discografica “The Source” del batterista settantasettenne in collaborazione con Damon Albarn. Le aspettative sono molto alte come si può ben immaginare per un concerto del genere. Bene, l’inizio del live è lentissimo: per almeno quindici minuti cerco con difficoltà di seguire i pochissimi tocchi di Allen sui piatti, le prime incursioni di synth e di drum machine senza trovare un senso. È evidente che buona parte dell’esibizione sia pura improvvisazione (come ha dichiarato Jeff Mills in alcune recenti interviste) gestita dai colpi leggiadri e imprevedibili di Allen, sebbene a tratti sia apparsa anche un po’ buttata in confusione a dire il vero. Un dialogo musicale tra due mondi non così distanti, due linguaggi che al primo ascolto sembrano agli antipodi ma che riescono ad incontrarsi non tanto nelle sonorità quanto nell’approccio allo strumento, ed è qui che forse è emerso il grande merito del dj di Detroit: suonare la drum machine come un percussionista cercando il dialogo con Allen. L’esibizione è articolata in una manciata di brani di durata consistente ben contrassegnati da un inizio tenue e una fine ben marcata, con almeno un minuto di pausa tra l’uno e l’altro per sessantacinque minuti di concerto. Per quasi tutta la durata del live si avverte che la figura di Tony Allen, minuscolo alle spalle di un set Cherubini blu glitterato, sia sempre in secondo piano rispetto alla silhouette statuaria di Mills, immobile e imperturbabile dietro le sue macchine, di una bellezza senza età e con uno stile che in pochi possono vantare. Il batterista, maestro di stile anch’egli, risulta per lo più affaticato nell’inserirsi in modo consistente all’interno dei brani risultando quasi come un semplice accompagnamento dei virtuosismi del più giovane dj. Va detto però che nei pochi momenti in cui il musicista nigeriano decide di prendersi la scena non ce ne è per nessuno, peccato che questi momenti siano stati davvero pochi e che il risultato finale sia apparso come una rincorsa ai ritmi reciproci. La parte centrale del live si rivela come la più interessante. Il brano si apre su una melodia semplice ma inespugnabile eseguita in loop dal tastierista, perché si c’era anche un fenomenale tastierista insieme ai due grandi protagonisti della serata, rivelatosi poi collante melodico all’interno del dialogo tra percussionisti. Il motivetto si stende come un tappeto comune su cui Tony Allen e Jeff Mills intavolano dialoghi più serrati e comprensibili, dove tutto comincia a prendere una forma, dove l’esperimento raccoglie il risultato migliore. In fin dei conti però l’incontro sperimentale tra lo storico batterista di Fela Kuti e il dj-producer di Detroit risulta essere un incastro incompatibile tra due punte di diamante, un esperimento riuscito per metà.

Melania Bisegna

Foto Piero Tauro

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