Jazzcore Fest @ Init [Roma, 21/Novembre/2008]

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Il Jazzcore Fest è uno di quegli eventi di nicchia impedibili per appassionati del genere. Giunto alla sua quarta edizione ha accolto la presentazione dell’album ‘Uwaga!’ secondo lavoro del trio romano Squartet, i cui componenti, Fabiano Ventucci al basso, Manlio Maresca alla chitarra e Marco Di Gasbarro alla batteria, militano già negli Ardecore. La folla dei nerd (una doverosa “autocitazione”) ha gremito il locale fino a tarda notte. La prima esibizione è stata quella del duo Ron Anderson, chitarrista polistrumentista americano, eclettico e geniale, e Gerry Jaeger (batterista dei Brown Vs Brown), che, va detto, con le loro improvvisazioni che definiremo sinusoidali è risultata essere abbastanza ermetica e straniante, indiscutibilmente capaci quanto “estremi” in una session davvero ‘radicale’. Ma il jazzcore, o chi per lui, si sa, non ammette repliche, è definitivo per sua stessa natura e commistione di generi: dai controtempi jazzati alle impostazioni grindcore frammiste a rari accenni di melodie (che in questo caso non ci sono state) e stoppati.

A seguire la sperimentazione visionaria del chitarrista, compositore ed esploratore del suono Mike Cooper. Poi è la volta degli olandesi Brown Vs Brown, di zappiana memoria, sospesi fra jazz-core e avant rock, screziature freak-funk e math rock, ma ancora più cervellotici, se è possibile. Temi articolati, lunghi, a tratti atonali, a tratti da perdersi nei fraseggi del sassofonista Dirk Bruinsma, già storico componente dei Blast. Verso la mezzanotte e mezza, dopo un profluvio di sonorità matematiche, improvvisazioni urbane, lievemente alienanti e non, salgono sul palco gli Squartet accompagnati per l’occasione da Ron Anderson e Mike Cooper. Capeggiati dall’ironico e talentuoso chitarrista Manlio Maresca, trascinano per abilità, ma anche per la loro comunicatività. Bravi e fruibili lo sono di sicuro, attitudine punk su competenze jazzistiche, creatività compositiva su dinamismi matematici ed  inseguimenti ritmici. In volo verso una rara scomposta bellezza alterante. La differenza con le precedenti esibizioni, seppur variegate ed eccezionalmente virtuose, a nostro avviso, risiede proprio in questo: la capacità di essere “accessibili”, e quando il ‘genere’  travalica la sua stessa definizione, arriva anche a chi di jazzcore mastica poco. Sullo sfondo le composite proiezioni del collettivo Canecane, di cui fa parte “il già”  Nohaybandatrio Fabio Recchia, hanno reso la cornice atta all’evento. Mai come in questo caso, le parole rischiano di essere riduttive e limitanti. Certe sonorità vanno vissute a pieni sensi.

Mariagloria Fontana

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