Isobell Campbell & Mark Lanegan @ Tunnel [Milano, 28/Novembre/2010]

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Una domanda: è arrivato il freddo e i locali a Milano cominciano a riempirsi oppure il motivo per il quale gli ultimi due concerti ai quali ho assistito sono andati completamente sold-out risiede nel fatto che i milanesi hanno smesso finalmente di sentirsi la musica in cameretta? Non saprei comunque anche Mark Lanegan e l’ex Belle And Sebastian Isobel Campbell, dopo Peter Hook, hanno registrato un graditissimo tutto esaurito. Un dato su tutti: in entrambi i casi, specie ieri sera, l’età media era di trentacinque anni. Forse è questa la risposta.

Sono in tour per celebrare ‘Hawk’, altro ennesimo successo della bella e strana coppia dopo ‘Ballad Of The Broken Seas’ (2006) e ‘Sunday At Devil Dirt’ (2008). Un duo che pare creato a tavolino, talmente evidenti sono le differenze tra i due artisti, un po’ come nel caso dei Gutter Twins, dove l’alter-ego di Lanegan era Greg Dulli il quale, pur non essendo una donna, era comunque la “metà” melodica nei cantati, la linearità smussata che si contrapponeva alla spigolosa, ruvida espressione artistica e vocale di Lanegan. Questa dicotomia però diventa più evidente quando Mark condivide il palco con la biondissima Isobel, scozzese di nascita, ma americanizzata per scelte artistiche, come questa. Sembra di sentir grattare una fragola contro una lima d’acciaio. Beh, questo è ciò che mi è venuto in mente ieri sera mentre li ascoltavo. La loro musica, soprattutto in quest’album, pare tratta dal film mai girato da Sergio Leone o mai sceneggiato da Quentin Tarantino. Una sorta di road-movie nel quale i due scappano in fretta e furia per un motivo che non si capirà mai; attraversano il deserto americano con una Pontiac fiammante e si rifugiano a Milano, nel Tunnel, in zona Stazione Centrale.

A scaldare gli animi ci pensa Harper Simon, songwriter accompagnato solo dalla sua tanto amata chitarra acustica, che inizia il repertorio con (se la memoria non m’inganna) ‘I’ll Be Your Mirror’, cover dei Velvet Underground And Nico. Simon, si il figlio del più noto Paul, che è cresciuto a corde di nilon e di acciaio, e che è legato indissolubilmente ai cromosomi artistici del padre, dato il suo stile musicale. Wow! Però! Un elemento di congiunzione importante con un pezzo di storia del rock straordinaria. E neppure se la tira molto: pretende che le luci siano più soffuse e si altera leggermente con me e gli altri fotografi che nel loro muoversi da una parte all’altra disturbavano la visuale del pubblico posto nelle prime file.

Dopo circa una mezzora, ecco salire sul palco Mark, Isobel e il resto della band. Mi sento davvero emozionato, non perché sia la prima volta che assisto ad un concerto di Lanegan, quanto per il fatto che ho la possibilità di vedere assieme due delle voci, degli interpreti più interessanti ed innovativi del rock mondiale. Partono senza troppi fronzoli con la ballata folk ‘We Die And See Beauty Reign’ e, come nell’ultimo album proseguono con la hit, se così si può definire, ‘You Won’t Let Me Down Again’. Sale la partecipazione del pubblico con la cover ‘Snake Song’ di Townes Van Zandt. Nessuna sgomitata sul palco, nessuna scorrettezza, massima complementarietà: Isobel è, infatti, il complemento a uno di Mark. Sono semplicemente un tutt’uno che evidenzia come anche due grandi personaggi come loro possano coesistere sullo stesso palco, anche su quello del Tunnel, date le ridotte dimensioni per sei musicisti accompagnati da una fitta strumentazione (oltre alla batteria, circa cinque chitarre al seguito, un contrabbasso elettrico, un basso, un violoncello, un hammond). I due si sostengono a vicenda, specie quando Isobel avvinghia con le sue gambe il violoncello e lo fa vibrare sulle note baritonali di Mark. Il suono è sporco, sudato e sa di deserto; sa di tradimento e ricongiunzione, di incesto e desolazione, quella tanto cara a chi ha vissuto per anni in una roulotte come ha fatto Mark. Delle due canzoni composte e eseguite con l’ausilio del talentuoso Willy Mason, eseguono solo ‘Too Hell & Back Again’, durante la quale, Isobel è sola di fronte a noi. Così come è sola su ‘Saturday’s Gone’. Mark ricompare subito dopo per cantarci ‘Back Burner’. Il ruolo quindi si inverte. Lui possiede Lei, che vocalizza un sensuale groove su di un vecchio microfono. Il momento migliore è certamente quando nei bis eseguono ‘Ramblin Man’ e la mente riporta inevitabilmente a quello straordinario video semi-censurato dalla rete. Scudisciate e cintate che culminano con la stupenda ‘Wedding Dress’. Un ottimo album, un’indimenticabile concerto, un attento e selezionatissimo pubblico.

Andrea Rocca

Setlist
We Die And See Beauty Reign
You Won’t Let Me Down Again
Come Undone
Snake Song
Who Built The Road
Free To Walk
Ballad Of The Broken Seas
The Circus Is Leaving Town
To Hell And Back Again
Saturday’s Gone
Back Burner
Time Of The Season
Salvation
Come On Over (Turn Me On)
Get Behind Me

Encore
Revolver
(Do You Wanna) Come Walk
With ME?
Ramblin Man
Wedding Dress

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