Isobel Campbell @ Circolo degli Artisti [Roma, 26/Aprile/2006]

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Una piacevole serata di primavera al Circolo a vedere Isobel Campbell. Il mio deleterio stato mentale non avrebbe potuto chiedere di più per riappacificarsi con i sensi. La nostra Isobel (ah, per chi fosse vissuto su Saturno negli ultimi anni ex Belle and Sebastian) ha pubblicato da qualche mese un disco straordinario, assieme a Mark Lanegan, ex Screaming Trees, “Ballads Of The The Broken Seas”, che per gusto musicale rievoca il miglior Nick Cave/Nick Drake, assolutamente da avere per chi ama questo tipo di sonorità e diversissimo dal precedente “Amorino”, bello, ma ancora acerbo in alcune cose. Arrivo troppo tardi per ascoltare il gruppo spalla, chiedo venia. Isobel fisicamente si presenta leggermente più larga ai fianchi ma sempre dolce e bellissima (questo riferimento fisico era doveroso per tutti maschietti come me innamorati di lei). Il gruppo che l’accompagna in questo tour è formato da quattro elementi che si alternano tra basso, batteria chitarra, moog, e chitarra slide. L’atmosfera è pacata e rilassata e sono curioso di sapere chi farà la parte di Lanegan: la risposta è molto semplice visto che ad occuparsi delle parti vocali maschile è il suo chitarrista, un vero nerd dei bei tempi andati vestito come un mormone dell’Idaho. I nostri 25 lettori ci scuseranno (il mio pallottoliere dice 28!, ndr) ma il suo nome è stato solamente biascicato da Isobel. L’inizio del concerto è affidato a “Deus Ist Bibi”, seguita da “Black Mountain”, e “The False Husband”, cioè i pezzi iniziali del nuovo album. Le canzoni, candide, si stendono sul composto pubblico ammaliato dalla sua voce eterea e dalle gemme romantic-pop presentate. Nessun atteggiamento da rockstar, timida, semplice, anzi quasi imbarazzata, Isobel ha offerto una prestazione eccellente, facendo della semplicità il suo unico credo musicale, mostrando come si possano concepire capolavori come “Do You Wanna Come Walk With Me”, costruite su due esili note di chitarra acustica oppure solamente fischiettando un motivetto. A mezzanotte è stata anche festeggiata, a sua insaputa, dalla band per il suo compleanno cosicchè il pubblico si è gustato il curioso siparietto che vedeva da una parte lei, incredula e spiazzata, diventare rossa sia per la sorpresa, sia perchè non riusciva a stappare lo spumante e cercando in ogni modo di riprendere al più presto a suonare per togliersi da quella situazione troppo imbarazzante per lei, e dall’altra parte il resto della band divertita nel vedere la sua reazione. Ma da lì in poi l’atmosfera si è fatta davvero più gioviale e anche lei ha cominciato ad abbozzare sorrisi e risate e ballando su alcuni brani. Splendida la versione di “Dusty Wreath”, sulle cui semplicissime note del moog Isobel ha appoggiato timidamente al sua voce e si è lasciata dondolare fissando il vuoto, creando un irreale silenzio da brividi, cosi come il pezzo acustico per solo chitarra e violoncello (suonato da lei), “It’s Hard To Kill A Bad Thing” I bis sono poi stati una piacevole sorpresa con una allegra cover di Johnny Cash, anche qui titolo biascicato e non percepito, molto, molto country e gran finale con “Turnaround” dei Devo rifatta in versione punk country rifacendosi all’ottima versione dei Nirvana su “Incesticide”. Unica nota negativa un pubblico superficiale che anche nei momenti in cui la musica era limitata a semplici sussurri o arpeggi faceva una ignobile cagnara disturbando la stessa cantante. Completamente ignorato sia il suo passato con i Belle And Sebastian, e questo lo si sospettava, ma anche il precedente “Amorino”, di cui un paio di pezzi li avrei ascoltati volentieri, mentre un paio di brani sono stati presi da un suo vecchio EP, “Time Is Just The Same”. In molti avevano pensato che la separazione dalla band madre avrebbe influito negativamente sia su di lei sia sui B&S, ma a quanto pare entrambi ne hanno guadagnato, viste la qualità delle loro recenti uscite discografiche.

Dante Natale

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