Isis + Transitional @ Tunnel [Milano, 23/Novembre/2009]

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Uscire dal portone di casa e trovarsi davanti al Tunnel in cinque minuti netti è una sensazione davvero fantastica, nessuno sbattimento con i mezzi e nessun attraversamento della metropoli. Goduria apocalittica.  E quanti ricordi, quanti concerti fantastici, quante scoperte all’interno di quella galleria sotto la ferrovia in una zona di Milano che pare ancor più grigia delle altre. Avrebbero dovuto suonare altrove gli Isis, ma vare magagne hanno portato la band nello storico locale di via Sammartini. Io spero fortemente che non sia un fuoco di paglia, che il Tunnel possa tornare ad essere un punto di riferimento per i live milanesi. Il locale é perfetto: capienza ottimale, buona acustica, buona visuale e zero barriere che dividono la band dal pubblico. Vincessi al superenalotto  mi presenterei ai proprietari con una proposta a cui non si può dire no… ma io al superenalotto non ci gioco. Quindi sogno e parlo a vanvera.

Dentro al locale il telone spiegazzato dietro al palco fa uno strano effetto che mi ricorda istantaneamente la copertina di ‘Unknown Pleasures’. Mi guardo un attimo in giro e di gente ce n’è già tanta. E soprattutto i Transitional, dall’Inghilterra, sono pronti a suonare.  Sono in due, basso e chitarra con batteria preregistrata. Dalle facce si vede subito che non sono dei pischelli ed infatti basta fare una piccola ricerca e saltano fuori i nomi di Jesu, Grey Machine e Novatron. Musicalmente tra drone. ambient e noise. Lentissimi e pesantissimi, ovviamente in senso buono. Come da prassi d’altronde. L’impianto si fa sentire per bene ed il mio corpo viene investito da un’onda durto che mi scombussola le viscere. A conti fatti mi sembrano una versione più meccanica ed industriale dei Jesu. Promossi a pieni voti.

Il locale è sempre più pieno e suppongo pressochèsold out.  Il caldo si fa decisamente sentire e sudo come un maiale,  anche perchè influenzato. Aaron Turner, in versione boccoli d’oro e barbone ascetico, e soci attaccano i jack e partono a testa bassa con ‘Hail Of The Dead’, pezzo iniziale di ‘Wavering Radiant’ ed ormai consueto apripista di questo tour. Il bello degli Isis è che te li puoi gustare lasciandoti trasportare dalla musica ad occhi chiusi, evitando di incazzarti con ragazzini armati di digitale o peggio ancora cellulare, per poi riaprirli e vedere che tutti muovono il testone più o meno a tempo. A modo loro sono un gruppo semplice visto che va sempre a finire così. Prima della lunga e trasognante ‘Hand Of The Host’ Aaron ha il tempo di incazzarsi un pochetto con il tecnico delle luci chiedendo “no more flashing lights”, frase che dovrà ripetere verso la fine del concerto. Dall’ultimo album pescano anche ‘Ghost Key, 20 Minutes/40 Years’ e la violentissima ‘Treshold Of Transformation’. Purtroppo se si ha assistito a più di un concerto degli Isis si sa che suonano sempre 75/80 minuti, spaccano al secondo come un orologio svizzero, e quindi giocoforza rimane poco spazio per gli altri album. Praticamente una canzone a disco e solo la rarefatta ‘Carry’ per quel gran capolavoro che è ‘Oceanic’. Poi però si chiude con quel mostro ossessivo che è ‘Celestial’, mi viene voglia di lanciare la digitale del ragazzo davanti a me, a cui per altro non è uscita una solo foto decente, e di grattugiargli la faccia contro le pareti scure del Tunnel. Questa sarebbe la giusta punizione per avermi rotto le palle ogni volta che avevo gli occhi aperti ed invece mi godo il pezzo che mi ha fatto scoprire gli Isis quasi una decina di anni fa. Non li amo più come ai tempi di ‘Oceanic’ ma sono sempre in grandissima forma e le orecchie mi fischiano alla grande. E per me questo é sinonimo di garanzia di qualità

Chris Bamert