Is Tropical @ Teatro Quirinetta [Roma, 25/Marzo/2015]

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Gli Is Tropical li avevamo lasciati, a luglio dello scorso anno, con la convinzione di non vederli mai più, almeno nella nostra città. Colpa di un live davanti a pochi intimi che, seppure con mille attenuanti (metà luglio, domenica, giorno della finale dei mondiali) aveva lasciato il segno in maniera negativa sulla band. Dopo alcuni mesi, a corollario di una giornata che ha fatto dire a molti, sin dal mattino, “è (un clima) tropicale”, rieccoli qua, in una diversa location, quel Teatro Quirinetta che sta approfittando del vuoto di potere lasciato dal Circolo degli Artisti per mettere insieme una programmazione di buon livello. Varcata la soglia d’ingresso del teatro, ci sarà subito modo di salutare il cantante e chitarrista Simon Milner, stravaccato su una sedia dietro al banchetto del merch che propone ogni ben di Dio degli IST e della band di spalla, i Many Things. Non eravamo a conoscenza del fatto che ci fosse un gruppo in apertura, a causa della carente comunicazione da parte degli organizzatori, ma ne resteremo ben presto affascinati. Così come, ogni volta che entriamo al Quirinetta, restiamo affascinati dal fatto che la sala per i concerti è in discesa, caratteristica unica che permette di fruire il concerto, anche sotto l’aspetto dell’esperienza visiva, nel migliore dei modi. Curioso il fatto che l’unico locale romano ad avere questa particolare impostazione sia un teatro, mentre nei club nati per la musica dal vivo, sia sufficiente avere davanti qualcuno più alto per perdere ogni punto di riferimento sul palco. Dopo qualche entra ed esci, per prendere alcune boccate di nicotina, ci troveremo dinanzi ai Many Things, trio londinese incaricato di riscaldare l’ambiente agli Is Tropical in molte tappe di questo tour. La partenza è lenta, ma andando avanti con i pezzi il sound si fa più incalzante e il britannici, con soltanto un EP all’attivo, conquistano sempre un maggior numero di applausi dai presenti, circa 150 persone. Il trio è composto da Michael Tomlinson (voce e chitarra), Macks Faulkron (batteria) e la quota rosa Gabi Woo (tastiere). Il genere musicale proposto strizza l’occhio a quello degli headliner di serata e la voce del cantante è buona, la musica gradevole e l’acustica del Quirinetta non ci fa rimpiangere quella delle altre sale concerti romane. Dopo il live torneremo fuori, e percorrendo la ripida scalinata che porta all’esterno, penseremo che è straniante quanto piacevole trovarsi in pieno centro, per il concerto di due band alla periferia della musica che conta.

Ben dopo le 23 saliranno sul palco gli Is Tropical, originariamente un duo, recentemente un trio, ma ora un quartetto, grazie all’innesto di Kirstie Fleck, voce, cori e balli, la donna più bella mai vista su un palco, nonché compagna di vecchia data di Gary Barber, bassista/tastierista della band, l’uomo più invidiato tra quelli visti su un palco. Lo storico dei live degli IST è legato a doppio filo all’Italia, e nello specifico a Roma. La lungimiranza di Lino e Nic del Fish ’N’ Chips, nel 2010, li aveva portati al Micca Club, per una Live Experience, facendoli uscire per la prima volta, strumenti in spalla, dall’East End londinese. All’epoca erano ancora un duo, formato da Simon e Gary, si alternavano a basso e chitarra e non avevano ancora pubblicato alcun disco. Cinque anni dopo, Simon Milner, il frontman, è defilato sulla sinistra per lasciare il centro del proscenio alla splendida Kirstie, e non mancherà di ricordare quell’episodio, in un momento amarcord che sarà anche uno dei pochi in cui ci sarà comunicazione con il pubblico. Le luci, sin dal momento della loro apparizione sul palco, saranno quasi sempre scure, come ogni loro abito (dal total black non si prescinde), ma la musica non smetterà mai di essere radiosa. Sin dal primo brano, ‘The Greeks’ (Le Confraternite), sembrerà di essere ad un party di universitari sgangherati. I quattro membri sul palco quasi non si vedranno in volto fino a ‘Lover’s Cave’, pezzo da noi molto amato, in cui le luci bianche si impossesseranno della scena. Nella scaletta la parte da leone la faranno i primi due dischi, ‘Native To’ e ‘I’m Leaving’, ma ci sarà anche l’occasione di presentare alcuni brani del nuovo album, titolato ’Black Anything’, tanto per dimostrare, se mai ce ne fosse bisogno, che il nero gli è proprio indifferente. Quest’ultima fatica è rilasciata dalla neonata etichetta newyorchese Axis Mundi, ed è in corso di pubblicazione, dal dicembre scorso, in cinque tappe, due brani alla volta, disponibili in 10” e digitale. Ogni sezione che va a comporre l’album è stata registrata in una diversa parte del mondo, nel corso del recente tour che ha toccato i cinque continenti, ed ogni artwork prende spunto dalle icone delle zone in cui è stato realizzato. Un progetto ambizioso per una band che sembra sempre avere molto più da dire rispetto a quello che riesce a trasmettere, che comunque sono battiti sufficientemente veloci e suoni abbastanza coinvolgenti per far muovere i corpi di chi li ascolta. Dopo alcuni problemi tecnici alla batteria di Dominic Apa e la coinvolgente hit ‘Lies’, la scaletta regolare si chiuderà con ‘Dancing Anymore’, cantata come sempre da Kirstie Fleck, in questo ruolo già da prima di entrare in pianta stabile nel gruppo. Senza scarpe, ma con un paio di calze parigine, scenderà tra il pubblico, portandosi elegantemente dietro il filo del microfono e sfilando per qualche metro, prima di tornare al suo posto, quando le mandibole dei presenti saranno ormai slogate. Il sound è come al solito scalcinato, ma si sente che il lo-fi non è più quello da cameretta dei primi tempi, bensì qualcosa di molto più consapevole. Ci sarà spazio per l’encore, tre brani, tra i quali l’allegra ’Sun Sun’. Dei londinesi che portano il sole in un piovoso mercoledì romano: è proprio vero che la vita, a volte, sa essere strana.

Andrea Lucarini
@Lucarismi