Is Tropical @ Micca Club [Roma, 10/Gennaio/2010]

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Già da qualche anno ormai, più o meno una volta al mese, la domenica sera al Micca Club è sinonimo di Fish and Chips Live Experience: un’occasione per scoprire le band emergenti della scena indie londinese e per ballare la wave proposta dai djs Lino e Nicola. Insomma per un appassionato del genere come il sottoscritto sarebbe praticamente un appuntamento abituale se solo non sopraggiungessero spesso altri impegni.

Stavolta ho deciso di non perdermi il concerto degli Is Tropical. Questo trio londinese proveniente dall’East End rappresenta una delle più curiose e bizzare novità offerte dalla capitale inglese in quest’ultimo periodo, per vari motivi. Primo fra tutti il loro stile di registrazione, un lo-fi volutamente prodotto in camera da letto, che costringe i produttori a fare servizio a domicilio ed accomodarsi in mezzo alla loro biancheria sporca. La creatività dello stile di registrazione riflette la creatività delle loro canzoni, nelle quali più strumenti, suoni, e differenti generi musicali si fondono per dar luogo ad un mix interessante. In realtà niente di nuovo sotto al sole, tutte cose già sentite, ma il risultato è gradevole. C’è da chiedersi poi perchè nell’unico loro video ufficiale questi tre ragazzi suonino con delle bandane di stoffa che coprono naso e bocca, in stile cowboys. Questo è il look che sfoggiano anche nei live, infatti la loro entrata sul piccolo palco del Micca sorprende un po’ tutti, anche perchè molti sono ancora impegnati nelle più disparate attività: qualcuno a finire l’aperitivo, qualcun’altro a curiosare presso il mercatino vintage, altri ancora a mangiare zucchero filato e pop corn. In meno di mezz’ora i tre eseguono tutto il loro repertorio, un numero di brani che sarebbe sufficiente per la produzione di un buon EP. Invece al momento è prevista, a breve, la sola uscita del singolo ‘When O When’, un brano che riesce a fondere il folk-rock dei Coral con un’elettronica ereditata direttamente dalla new rave dei Klaxons. Peccato che la versione live non sia all’altezza di quella registrata, causa l’assenza, nella prima parte del pezzo, della chitarra acustica e dell’armonica. Ad ogni modo i due giovanissimi frontman dimostrano molta disinvoltura nello scambiarsi spesso basso e chitarra, e la componente elettronica rimane sempre rumorosamente presente in quasi tutti i brani, dato lo smodato uso di drum machine e sintetizzatore.

Personalmente credo che i loro pezzi più riusciti siano proprio quelli in cui la parte elettronica si fa meno invadente, come le bellissime ‘I Think We’re Alone’ (che ricorda molto gli Strokes di ‘Room On Fire’) e ‘South Pacific’, una raffinata e sognante ballata synth pop. Ora “is tropical?” è la domanda che nasce spontanea ascoltando questa musica, visto anche il recente proliferare di gruppi d’oltremanica dai nomi esotici e tropicali: Is Tropical, Wild Palms, Egyptian Hip Hop, Bombay Bicycle Club. Se la voglia di tropici può sicuramente spiegare la scelta di nomi così stravaganti, riuscire a capire perchè alcuni di essi definiscano nel loro myspace il proprio genere “Tropicale” è sinceramente qualcosa di molto più difficile.

Matteo Ravenna