Is Tropical @ Blackout [Roma, 13/Luglio/2014]

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Questa è la cronaca del concerto più surreale a cui abbia mai partecipato. Partecipato, badate bene, non assistito. Quante volte avete immaginato di salire sul palco dove i musicisti che ammirate stanno suonando i vostri brani preferiti? E quante altre avete sognato di sentirvi dedicare una canzone? Gli Is Tropical hanno reso possibile tutto questo. Ma andiamo con ordine. La programmazione del Blackout di domenica 13 luglio è attenta alle esigenze di chi, come noi, ha la passione per il calcio che viaggia sullo stesso binario di quella per la musica. Prima la finale del mondiale Germania – Argentina, proiettata su un maxischermo posto nel giardino del locale, poi una serie di live, ultimo dei quali quello degli Is Tropical, trio londinese sotto contratto con l’etichetta francese Kitsunè e giunto al secondo album. In passato li avevamo già apprezzati live in un paio di occasioni, per poi perderli a settembre, nella loro più recente data romana, quando, mentre il pubblico ballava, noi pativamo le pene dell’inferno per i postumi del primo intervento chirurgico della nostra vita. Per una questione di principio avevamo deciso di assistere alla loro performance successiva, anche a costo di perderci la finale, ma l’organizzazione ha pensato bene di trasmettere la partita, basandosi sul fatto che si possa discutere se l’Italia sia tuttora un popolo di santi, poeti e navigatori, ma senza dubbio alcuno lo è di calciofili. Arriviamo così al Blackout qualche minuto dopo le 21, con la partita già iniziata e bloccata su uno 0-0 non scevro di emozioni. Restiamo lì, seduti nel giardino, per le due ore successive che sanciranno la vittoria dei teutonici, per la legge dei grandi numeri, dopo una serie di coppe sfiorate e lasciate puntualmente agli antagonisti. Al termine del match, mentre a Rio si svolge la premiazione, saliranno sul palco della sala principale del Blackout The Q’s, band romana già ascoltata in supporto ai The 1975, nella stessa location e senza particolare trasporto, come in questo caso. Il menu è ricco, e i gruppi spalla sono ben quattro. Seguiranno Le Mura, terzetto romano rock con velleità psichedeliche ed approccio anni ’70 nelle sonorità, nella voce del cantante e nel look. I testi sono in italiano e questa caratteristica riuscirà a tenere alta l’attenzione dei presenti. Dopo sarà il turno dei Moustache Prawn, band garage piuttosto scatenata che mostrerà un buon dinamismo sul palco, convincendoci ad approfondirne la conoscenza una volta tornati a casa. Infine toccherà agli Astral Week, quintetto al primo concerto in assoluto, ma non inesperto, anche grazie all’apporto di membri dei navigati Vanilla Sky. Buona tecnica ed energia, ma tutto sommato una proposta troppo pop per i nostri gusti. Nella setlist proporranno anche una cover, ‘Happy’ di Pharrell Williams, resa quasi irriconoscibile da un arrangiamento smaccatamente rock.

Alle 2:20 sarà finalmente il momento degli Is Tropical. Il panorama che si porrà davanti al terzetto risulterà numericamente desolante, ma i britannici non si scoraggeranno ed anzi ci regaleranno un’esibizione indimenticabile. Il cantante Simon Milner inizierà parlando, paragonandoci ai dodici apostoli e pregandoci di seguirlo come gli stessi facevano con Gesù, col quale peraltro è accomunato da una certa somiglianza fisica. Poi chiederà il nostro nome, sì, proprio il nostro, e chioserà con un “This song’s for Andrea” che ci riempirà il cuore d’orgoglio e ci farà esporre tutti e trentadue i nostri denti, neanche fosse un’ortopanoramica. Questo brano d’apertura, ‘Tan Man’, sarà un pezzo solo strumentale che porteremo a lungo nel cuore. Poi ci sarà spazio per tre brani tratti dal secondo e per ora ultimo lavoro in studio, ‘I’m Leaving’, datato maggio 2013. Nel frattempo potremo notare i look dei tre membri, tutti con lunghe chiome e abiti total black, tra i quali spiccano i pantaloni felpati del bassista, con una enorme scritta Juventus, combinati ad una giacca di pelle. Nonostante ad assistere alla loro performance ci sia un gruppo di persone minori o uguali a quelle che presumibilmente andranno a vederli in sala prove, gli Is Tropical saranno concentrati ed impegnati, cercando di diffondere un buon sound e far dimenare i presenti, grazie ai synth ed alle basi preregistrate, che si vanno a sommare ai tre strumenti classici: chitarra, basso e batteria. Arriveranno le prime hit, ‘Lies’ e ‘The Greeks’, prima che il cantante decida di invitare tutti i presenti sul palco a divertirsi con loro, eliminando la barriera pubblico-artisti che in realtà consisteva unicamente nella barriera di ferro comunemente chiamata transenna. Da vicino sarà ancora più impressionante la concentrazione del batterista Dominic Apa, in completa trance. Per il decimo e ultimo pezzo, ‘Dancing Anymore’, una bionda valchiria che risponde al nome di Kirstie Fleck, una delle ragazze più belle mai viste nei nostri trent’anni di vita, prenderà le redini del microfono e si posizionerà nella platea vuota, rivolta in direzione del palco e quindi verso il pubblico, subito seguita dal frontman, in questa occasione nella quasi esclusiva veste di chitarrista. Lo stesso, verso il termine del brano, tornerà sul palco, per far cantare i cori agli spettatori. L’intonazione vocale della Fleck risulterà l’esatta riproduzione di quella della versione studio del brano, rendendo evidente che madre natura ha voluto dotarla di altre qualità oltre a quelle riconoscibili con lo sguardo. Sulle note di questo brano si chiuderà il live, con abbracci e complimenti vicendevoli tra i fan e gli artisti, capaci di trasformare una serata difficile in un momento da ricordare e raccontare. Cercheremo di dimostrare il nostro affetto tentando, moralmente obbligati, di acquistare una delle loro brutte t-shirt, ma non ci riusciremo. Il cantante non accetterà denaro e deciderà di regalarcela. Abbracci, ringraziamenti, scuse da parte della città per la scarsa cornice di pubblico e un arrivederci, probabilmente in un’altra parte dello Stivale, visto che le altre date di questo loro tour estivo italiano (Torino, Arezzo, Napoli) hanno comunque ottenuto un buon successo e la loro intenzione è quella di tornare. Andando verso casa approfittiamo dell’unico posto libero in macchina per dare un passaggio ad un ragazzo conosciuto al concerto. Rievochiamo episodi del live e siamo tutti divertiti, tutti esaltati. Ma tutti gli altri, stasera, dov’erano?

Andrea Lucarini

@Lucarismi

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