Is Tropical @ Atlantico Live [Roma, 21/Settembre/2013]

612

‘Native To’ degli Is Tropical era stato uno dei debutti più interessanti del 2011 in ambito synth-pop. ‘I’m Leaving’, secondo album della band, si appresta a diventare uno degli album più brutti del 2013. Potremmo tranquillamente finire qui il report e lasciare a voi le deduzioni in merito a che cosa hanno visto gli avventori dell’Atlantico. È doveroso, però, scendere nei dettagli. Sebbene la scelta dell’Atlantico come location fissa per le serate organizzata da Euphoric (per la quale gli Is Tropical hanno rappresentato il debutto) mi avesse inizialmente lasciato titubante, avendo ancora negli occhi i sold-out di Kasabian, Slayer, Mumford & Sons, Litfiba ed altri artisti di portata ben maggiore rispetto agli inglesi, per fortuna gli organizzatori (tra i quali Ausgang, New Life Promo, Rock’n’Yolk e altre realtà romane) hanno allestito il locale in modo più conforme alle esigenze di una rassegna che si ispira al clubbing europeo, riducendo gli spazi all’interno e creando alcune piccole zone con posti a sedere, tavolini e piante ornamentali. La sensazione di vuoto che si era registrata al concerto dei Glasvegas di due estati fa (del quale ricordo con gioia esclusivamente la presenza di Carolina Crescentini) rimane solo un lontanissimo ricordo rispetto a quanto approntato dai tipi di Euphoric. C’è però ancora qualcosa da migliorare, in termini di allestimento, per i prossimi eventi della rassegna. Ciò detto, la serata ha inizio con un lungo dj-set, accompagnato da visuals in stile “Touch The Wood” che non abbandoneranno il palco nemmeno durante l’esibizione della band inglese. Buona musica e gradevoli chiacchiere ci accompagnano dalle 22.30, quando si aprono le porte dell’Atlantico, a mezzanotte e mezza, orario di inizio dell’esibizione, comunicatoci solamente quando giunti in sede. Cominciare un po’ prima non avrebbe guastato, ma tant’è.

Prendiamo posto centralmente, nei paraggi di un dolcissimo bambino accompagnato dai suoi genitori. Piccoli hipster crescono? I tre ragazzi inglesi, dopo un’intro incolore, salgono sul palco e prendono possesso degli strumenti. L’accoglienza del pubblico, ad onor del vero, non è delle più calorose, per usare un eufemismo. Colpisce subito l’occhio il look improbabile di Gary Barber: giacca di pelle e pantaloni della tuta (quando si dice lo stile). Quello che invece appare subito evidente alle orecchie, a partire dalle note dell’iniziale ‘Lover’s Cave’, è la bassa qualità dei suoni, impastati, fin troppo confusi e che smorzano qualsivoglia energia dei brani. Col tempo, però, si chiarisce che la colpa non è da attribuire tanto al fonico o a un’insonorizzazione precaria dell’Atlantico, quanto alla band stessa. Un pezzo come ‘The Greeks’, l’estratto più noto del debutto degli inglesi, viene eseguito senza alcun tiro e scivola via scialbo, così come la seguente ‘What???’. I musicisti suonano poco e male, lasciando fin troppo spazio a basi pre-registrate che per nulla sanno di un live. Passaggi fuori tempo, chitarre stuprate in più punti, voci inconsistenti (soprattutto quella di Simon Milner). Ben poco da salvare, purtroppo. Si alternano nuovi brani e pezzi del debutto ma, nonostante l’evidente differenza di qualità tra i due platter, l’esecuzione è in ogni caso monocorde a livelli patologici e sa di tarocco da lontano un miglio. I ragazzi, dalla loro, provano a coinvolgere il pubblico e ad interagire ma, eccezion fatta per il bambino di cui sopra, le reazioni si fanno sentire poco e nulla. Il tempo scorre con inesorabile lentezza, la speranza che il gruppo riesca con un colpo di coda a rialzare il tenore dell’esibizione si spegne con il susseguirsi dei pezzi. La noia è palesemente dietro l’angolo ma, per onor di cronaca, si resta fino alla fine. La chiusura, prima dei bis di rito, è ad appannaggio del singolo ‘Dancing Anymore’, primo estratto di ‘I’m Leaving’. La parte vocale femminile è affidata ad una ragazza romana, a quanto pare selezionata sul web. Parafrasando l’elettore di Renzi del video sulle primarie realizzato dai tipi del Terzo Segreto di Satira: “musicalmente inconsistente, però…”. La band torna quindi sul palco ed esegue ‘Yellow Teeth’, l’altro ottimo singolo del debutto ‘South Pacific’ e chiude con lo strumentale ‘Seasick Mutiny’. Soprattutto con quest’ultimo brano, che su disco sembrerebbe prefigurare sfracelli live, si evidenzia la pochezza dell’esibizione degli inglesi, quantomeno oggi. Qualcuno di voi ricorda Pedro Kamata? Da tifoso del Bari, io sì. Per chi non lo sapesse, il giocatore congolese ha militato nella formazione pugliese nelle due annate migliori che la storia recente del club ricordi: quella della promozione in Serie A e quella successiva in massima serie chiusa con uno storico decimo posto. Tanta corsa, tanto sacrificio, infortuni che ne hanno minato le prestazioni ma, di base, piedi per nulla buoni. Diventato beniamino della curva più per simpatia che per altro, adesso milita in quarta categoria francese e di lui si ricordano un unico gol al Piacenza e qualche sprazzo di bel gioco nei minuti finali di alcune partite. Ecco, gli Is Tropical sono un po’ come Kamata: qualche buon singolo, un album che sembrava prefigurare una carriera più che dignitosa, l’affetto dei fans. Peccato che il secondo disco, nonostante la produzione di Luke Smith (Foals), sia del tutto prescindibile, gli spunti interessanti si possano contare sulle dita di una mano, il live sia quanto di più scialbo abbia avuto modo di vedere negli ultimi tempi e l’accoglienza del pubblico romano sia davvero poca cosa. Riusciranno a restare in massima serie? Salvo sorprendenti smentite, ne dubito.

Livio Ghilardi

1 COMMENT

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here