Iron & Wine @ Alcatraz [Milano, 5/Febbraio/2018]

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A poco meno di un anno dalla sua ultima fatica discografica, Samuel Ervin Beam, più noto come Iron & Wine, è passato da Milano per la data italiana del tour a supporto di “Beast Epic”. Dopo l’annuncio del concerto al Santeria Social Club, la risposta di pubblico parecchio superiore alle aspettative ha costretto gli organizzatori a optare per un cambio di venue. Il concerto si è quindi tenuto all’Alcatraz, una delle principali sale concerto meneghine, per la circostanza ridotta a poco meno di metà della sua capienza massima, ma comunque esaurita già nel pomeriggio. Essenziale ma parecchio suggestiva la scenografia, con il cielo sullo sfondo e qualche nuvoletta più in alto, a illuminare l’Alcatraz con colori caldi. Il folksinger americano si è presentato sul palco puntuale, accompagnato dalla sua band: chitarra, tastiera elettrica, contrabbasso e violoncello per disegnare atmosfere mai troppo simili a se stesse, capaci di rendere il live un’esperienza molto godibile. Corposissima la scaletta: i pezzi proposti sono stati addirittura venti, due dei quali realizzati in solitaria, con voce e chitarra (“Bitter Truth”, “God Made The Automobile”), per novanta minuti abbondanti di concerto. Molto rappresentato, prevedibilmente, l’ultimo “Beast Epic”, ma non è mancata qualche sorpresa come “Lion’s Mane”, estratta dal disco di debutto e parecchio apprezzata dai presenti, che hanno potuto perdonare la mancata esecuzione dell’attesa “Naked As We Come”. Le note melliflue e avvolgenti di “The Trapeze Swinger” hanno inaugurato un live proseguito sulle trame più ruvide di “Monkeys Uptown”. Il concerto ha poi conosciuto un lento e lungo climax, partito dalla tensione superficiale di “Grace For Saints and Ramblers” e chiuso con le classiche “Boy With A Coin” e una “Woman King” dominata dal violoncello e più distorta rispetto alla versione studio. “Bird Stealing Bread” e “Fade Into You” dei Mazzy Star, in reprise, hanno suggellato un live trascorso su livelli alti senza soluzione di continuità e salutato calorosamente da tutti i presenti. In perenne tensione fra umore cantautorale e sonorità folk, Sam Beam è parso in grado di esercitare un’attrazione magnetica sugli spettatori. Chi si aspettava di incontrare un cantautore dal fascino un po’ dimesso, quello tipico dei maestri del genere, si sbagliava: l’artista originario della Carolina del Sud ha saputo ridere e scherzare con il pubblico, raccontando qualcosa del proprio tour e non lesinando complimenti a un pubblico partecipe ma totalmente assorto nell’ascolto del concerto, cosa che, purtroppo, non accade poi così frequentemente. Iron & Wine ha superato la prova del live, confermando di essere uno degli artisti più in salute sulla scena folk americana.

Piergiuseppe Lippolis