Iosonouncane @ Villa Ada [Roma, 6/Luglio/2016]

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Dopo tanta attesa e vari appuntamenti mancati posso finalmente godermi uno spettacolo di Iosonouncane, alla sua (credo) quarta apparizione romana dall’uscita di ‘DIE’, album fenomeno del 2015. Che poi “fenomeno” può avere diverse accezioni, è fraintendibile, infatti personalmente lo considero più qualcosa di simile ad un “miracolo”, ma questo è un altro discorso e per decantare le lodi di questo disco si è già scritto e detto tanto. Tra il sacrosanto merito ed il conseguente hype, l’attenzione sviluppatasi attorno al musicista di origine sarda è comprensibilmente decollata, ragion per cui mentre varcavo l’entrata dell’area concerti di Villa Ada pensavo malignamente all’eventualità di imbattermi nel classico schieramento di “eventisti” romani imboscato tra le file del pubblico, ovvero quelli a cui non interessa troppo del concerto, ma che devono necessariamente stare “in the place to be”. Certo è probabile che Iosonouncane se li sia scrollati di dosso dopo l’esibizione allo Spring Attitude (in apertura agli Air), ma alla fine devo dire di essere rimasto piacevolmente sorpreso dall’attenzione che il migliaio di presenti ha prestato alla performance. Fin dalle prime battute del concerto, il ritmo tribale e le sperimentazioni ipnotiche che caratterizzano le sonorità delle tracce di ‘DIE’ (Tanca, Buio, Carne, Stormi e Mandria) hanno catturato gli spettatori in un raccoglimento mantrico e surreale. Il clima mite sommato alla bellezza della location hanno inoltre formato un connubio magnifico con la proposta musicale, supportata da un’acustica di ottima qualità, particolare non da poco considerando il sound di Iosonouncane.
La formazione sul palco è composta da Simone Cavina (Junkfood, Ottone Pesante) alla batteria, Francesco Bolognini (Cut) alle percussioni, Andrea Rovacchi (Julie’s Haircut) ai synth, Serena Locci seconda voce e con Jacopo Incani, a.k.a. Iosonouncane, che si destreggia tra chitarra, loop station, voce ed un arsenale di effetti orchestrati con maestria e logorante abnegazione.

A detta del mio fidato amico Zman (musicista romano che tra l’altro vi consiglio) il quale in tempi non sospetti mi raccomandò caldamente l’ascolto di ‘DIE’ e che ha visto Iosonouncane più volte ed in tutte le salse (da solo, con band e in acustico), il lungo tour ha portato ad un ulteriore perfezionamento delle dinamiche da palco con il resto della band, con una resa live molto fedele a quella del disco, traguardo per niente scontato o facile da ottenere, considerata la complessità dei brani in questione. Tra le deviazioni da ‘DIE’ intraprese in scaletta ci sono ‘Summer On’ a ‘Spiaggia Affollata’ con il suo “snippet” a ‘Seven Nation Army’, ‘La Macarena su Roma’ con monologo annesso ed ‘Il Corpo del Reato’, eseguita in acustico. L’assenza di dialogo di Iosonouncane tra un pezzo e l’altro ed una platea particolarmente assorta lasciano spazio alla musica e nient’altro, quando Stormi parte senza essere seguita dalla fuoriuscita in massa di cellulari intenti a filmare o comunque senza particolari sussulti (quelli tipici di quando il pubblico di circostanza riconosce la canzone più famosa) avverto ancora più palpabile la sensazione di quel “miracolo” cui accennavo sopra. Guardare “avanti”, in tutti i sensi, un grande passo per la musica italiana.

Niccolò Matteucci

Foto Giulia Pucci

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