Iosonouncane + Paolo Angeli @ Auditorium [Roma, 14/Marzo/2018]

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Entrambi isolani, navigatori dalle rotte divergenti, riuniti stavolta per un concerto inedito sul palco dell’Auditorium di Roma, dichiarato sold out già da qualche giorno, in occasione del mini tour che in questi giorni sta toccando alcune città italiane. Un fortunato incontro nato dalla stima reciproca dei due protagonisti che ha colto i primi frutti già durante le registrazioni del brano “Buio”, ormai quasi tre anni fa, contenuto nel secondo acclamato album in studio “DIE” (2015, Trovarobato). Due approcci alla musica diametralmente opposti. Da un lato il controllo maniacale, il dettaglio ossessivo di Iosonouncane, al secolo Jacopo Incani (Buggerru, Sardegna), dall’altra l’improvvisazione, la libertà del rischio, il maestro della chitarra sarda preparata Paolo Angeli (Palau, Sardegna). Alle 21,30 inizia il sodalizio musicale tra i due musicisti, il pubblico silenzioso e attento dalle poltrone dell’accogliente Sala Petrassi. I brani, nuovamente arrangiati, frammentati, rallentati, presi e lasciati, sembrano voler comunicare qualcosa di nuovo rimanendo fedeli alla materia che li ha forgiati. Le parole suonano più pesanti e ferme, scandite con consolidata calma e consapevolezza. Pezzi come “Tanca” o “Carne” acquisiscono una rinnovata solennità sviluppandosi in un lento climax, in principio più grezzi e materici, infine melodici. Durante la prima parte dell’esibizione, colpisce su tutti la svolta interpretativa dei più datati come “Summer on a spiaggia affollata” e “Torino pausa pranzo” contenuti nel primo ottimo album “La macarena su Roma”. Scrollatosi di dosso l’interpretazione satirica dei brani, a tratti nevrotica e fastidiosa, Incani, ne recupera l’essenza elevandola a una forma canzone ancora più intensa, forte anche della sperimentazione sonora condivisa sul palco con la “chitarra preparata” di Paolo Angeli. E’ doveroso spendere qualche parola su questo strumento articolato il quale a prima vista somiglia più a un animale mitologico sorretto da esili zampe ma che di fatto è uno strumento orchestra composto da diciotto corde, un ibrido tra chitarra baritono, violoncello e batteria. Di certo uno strumento non utilizzabile da chiunque, ma che nelle mani di Angeli riesce ad emettere un campionario di suoni molto variegato. Un flusso di note prima dolci, poi stridule poi ritmate, orchestrate tutte da due sapienti mani e da uno strumento così complesso che sa sposarsi perfettamente con la solennità dei canti pastorali sardi e addirittura con l’elettronica macchinosa di Iosonouncane. I paesaggi dell’isola emergono in tutte le sfaccettate note di questo inedito duo. Gli intermezzi improvvisati di stampo jazzistico con le lunghe code dei brani (a volte lunghissime tanto da far perdere il filo del dialogo sonoro, unica nota negativa dell’esibizione se proprio vogliamo trovarne una) si compongono in una continua ibridazione tra sonorità elettroniche contemporanee e ancestrali note di matrice popolare. Un concerto decisamente godibile, un artista che ci ha convinto sotto ogni angolazione risolvendo ogni prospettiva magistralmente. Non ci resta che attendere pazientemente, e speriamo il prima possibile, il prossimo album.

Melania Bisegna

Foto Elisa Scapicchio