IOSONOUNCANE @ Init [Roma, 16/Aprile/2015]

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E’ bello sapere che nello scorso anno un’ingente quantità di artisti italiani abbia rispolverato e studiato con precisione certosina CD e vinili di Battisti, ed è ancora più bello sentir vibrare di nuova luce album del calibro di ‘Anima Latina’, ‘E Già’ e ‘La batteria, il contrabasso eccetera’. E cosa c’è di sbagliato nel lasciarsi ispirare in modo così profondo ed evidente, soprattutto se l’ispirazione proviene da questi capolavori? Se il ritorno alle radici può essere un espediente per creare sonorità rilette in chiave moderna per essere poi filtrate attraverso loop machine e campionatori come nell’ultimo lavoro di IOSONOUNCANE… bhè lasciamoci ispirare più spesso! ‘DIE’ è sicuramente una delle migliori uscite del 2015 presentato a Roma in un delle “inittate” più interessanti della stagione. L’apertura spetta alla band romana Nauti che inizia a suonare di fronte a una sala ancora semivuota. Il gruppo formatosi nel maggio 2013 ha recentemente pubblicato l’EP ‘Nautomatic’ che raccoglie i primi lavori, tra cui i brani ‘Nauti’ e ‘Samuel’. Il sound si trova a metà strada tra musica elettronica pop e rock, nell’insieme le sonorità sono ancora confuse e forse la pronuncia dell’inglese andrebbe un tantino migliorata. Interessanti le proiezioni dei videoclip della band come scenografia di fondo e il travestimento con i caschi d’astronauta nonché l’uso del sax che riesce a rendere ogni brano più colorato e sensuale. L’esibizione è nel complesso gradevole ma ancora acerba, vi sono sicuramente tratti positivi che lasciano ben sperare!

Sono quasi le 23 e 30, la sala dell’Init è ormai affollatissima ed è il turno di IOSONOUNCANE. Jacopo fa il suo ingresso sul palco, sigaretta in bocca, atteggiamento da vero duro, sfrontato e aggressivo quasi a sfidare il pubblico di fronte a se. Si prende il suo tempo, camminando avanti e indietro, fermandosi e fissandoci. E’ pronto. La prima parte dell’esibizione è interamente dedicata al nuovo album, i brani si susseguono uno dopo l’altro senza interruzioni, enfatizzati da lunghe code che si legano al brano successivo creando un continuo flusso che passa dalle sonorità più oscure di ‘Tanca’ e ‘Buio’ a quelle tipicamente “battistiane” e sognanti di ‘Stormi’ e ‘Carne’, irresistibili i cori femminili degni del miglior Lucio. Dopo una breve pausa continua incalzante verso il sesto ed ultimo brano di ‘Die’: ‘Mandria’. Il brano, cuore dell’intera esibizione, viene proposto in una versione decisamente più estesa rispetto a quella del disco, i suoni sono più cavernosi, il timbro vocale cupo e severo va a concludere la prima parte del concerto. Purtroppo l’impianto del locale, “devastante” a detta del nostro protagonista, regala non pochi problemi penalizzando soprattutto la linea vocale, ma poco importa. Il messaggio in ogni caso è arrivato forte e chiaro grazie anche alla semplicità pungente e a volte criptica di alcuni testi e alla presenza scenica del protagonista. La parte finale del set è invece dedicata al precedente album dal quale vengono eseguite la title track e il ‘Corpo del reato’, proposta in versione acustica e fedele all’incisione originale. ‘La macarena su Roma’, canzone che dà il nome all’album, è una descrizione aspra e lucida della contemporaneità, un’istantanea che ferma l’immagine del nostro tempo, non c’è spazio per filtri in questo flusso di coscienza. Il monologo eseguito a metà brano è apparentemente sconnesso dal resto della canzone, abbastanza lungo quasi da far perdere il filo del discorso ma, con disarmante precisione, riesce a rilegarsi ad essa e a catturare rinnovata attenzione da parte del pubblico. Finisce il brano, nessun bis. Ma va bene così, Jacopo ha detto la sua ed esce dal palco con la stessa carica con la quale vi era entrato.

Melania Bisegna

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